Che cos’è il giornalismo culturale? Cosa sta cambiando, e in che modo si sta evolvendo?

Com’è noto, il giornalismo culturale è quella branca del giornalismo specializzata nella produzione di articoli, interviste e reportage nell’ambito della cultura e delle arti. Oggi, complice lo spostamento dei lettori su altri canali informativi – anche attraverso i nuovi media – il giornalismo di tipo culturale si sta adeguando ai tempi. E insegue nuove tendenze, che non necessariamente passano attraverso i giornali o le redazioni. Fare informazione è un’attività quotidiana, costante, che si amplia e si espande anche attraverso i canali non tradizionali.

Giornalismo culturale

Non solo carta stampata o articoli per il web. Spesso, l’informazione si sposta sui social, proprio là dove nascono le fake news, o i meme dedicati alle notizie del momento. E dove bisogna contrastare la cattiva informazione con un modello di trasmissione della cultura più obiettivo e ancorato ai fatti. Perché il giornalismo culturale non perde la sua connotazione di fonte primaria di riferimento per addetti ai lavori e appassionati del mondo della cultura, dell’arte, del teatro, della musica. Anzi trova nuovi spazi, nuove forme espressive e idee sempre più originali.

Da giornalista a influencer culturale

Spesso si parte dal personal branding e dall’influencer marketing per costruire un pubblico di lettori in grado di avvicinarsi all’informazione con una rinnovata spontaneità, dimenticando gli stereotipi che rischiano di allontanare dal mondo della comunicazione. Adeguarsi ai tempi significa parlare il linguaggio dei lettori. È questo il caso di “Argonauta” (@viaggidellargonauta su Instagram), l’account della giornalista di SkyTG24 Mariangela Pira, in cui parla di libri, arte e storia in modo fresco e coinvolgente.

Viaggi dell'Argonauta

Mariangela Pira

E c’è anche la divulgazione scientifica di Emilio Mola, giornalista brindisino che si dedica al contrasto alle fake news. Tuttavia, non sono gli unici esempi che possiamo trovare sui social, ricchi di clickbait ma fortunatamente anche di alcuni “presidi” dell’informazione simili a questi.

Ad esempio, il presidente della Fondazione Cinema per Roma Laura delli Colli, uno dei principali baluardi dell’informazione cinematografica, o Roberto Saviano, che porta nei suoi libri il racconto del mondo di oggi.

Giornalismo culturale

Come sta cambiando il giornalismo culturale

Rispetto al passato, il giornalismo culturale si fa più attento ai linguaggi della contemporaneità. Una scelta di riscatto rispetto alla sua svalutazione in anni recenti, e di “sopravvivenza”, laddove creare una distanza con il lettore, o l’utente, significa perdere ciò che si è costruito.

Anche in favore di chi, l’informazione, non la tratta direttamente ma come “osservazione della realtà”. Pensiamo a fumettisti socialmente impegnati come Zerocalcare – un esempio da imitare – o al lavoro del compianto Philippe Daverio e all’infotainment di Checco Zalone. Inarrivabili esempi di come l’informazione viaggia, a prescindere dal giornalismo in senso stretto, anche attraverso il linguaggio visivo. E così il giornalismo inizia a rincorrere i trend, pur senza perdere il suo significato più profondo. Ovvero: restituire una fotografia, il più possibile oggettiva, sullo stato della cultura in Italia e nel mondo.

Giornalismo culturale

Come si sta evolvendo

Questa corsa non è priva di ostacoli, salite e discese. Pensiamo alla chiusura di testate nazionali come l’Unità, o alle preoccupazioni per i ricavi persi (2,4 miliardi, secondo Il Fatto Quotidiano) dall’editoria nell’ultimo decennio. Il panorama più ampio del giornalismo, quindi, può concedere poco spazio ad alcune branche dell’informazione considerate un “lusso”.

Quando, però, la cultura si divincola da giornali e telegiornali, passando sul web (come “Il Leggilibri della Tgr Campania“, con un nutrito gruppo Facebook), allora la community e il pubblico dei lettori si amplia. Anzi, si consolida. Il linguaggio dell’informazione culturale diventa più spontaneo e meno choosy. È lo stesso meccanismo di piattaforme che rendono possibile il crowdfunding per giornalisti, come Patreon e The Correspondent. Ovvero: se ti conosco, e apprezzo il tuo lavoro, ti pago. Oppure: ti assumo in un grande network.

Prima di arrivare, però, a creare rubriche come “Billy, il vizio di leggere” (oltre 133.700 fan su Facebook), la strada è lunga. E non sempre avere like corrisponde a essere un ottimo giornalista culturale.

Quindi, che fare? Il giornalismo ha sempre trovato nuove forme e linguaggi per sopravvivere, dal 1660 ad oggi. E c’è da scommettere che, con l’impegno dei singoli esteso all’intera categoria, anche stavolta non smetterà di ricercare il linguaggio più adeguato per resistere.

Un passaggio necessario, imprescindibile, che tuttora fa sentire l’urgenza e la necessità di mantenere vivo il mondo della cultura. E di alimentare la competenza propria degli esperti di questo mestiere, bello e impegnativo, che è quello del giornalista culturale.

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Maria Cristina Folino
Laureata in Pubblicistica e Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione d'interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, dal 2008 collabora con stampa locale e giornali online. Già docente di scrittura creativa ed esperta di comunicazione digitale, lavora come giornalista, social media manager e copywriter. Impegnata con associazioni e no-profit, ha vinto numerose competizioni artistico-letterarie a livello nazionale. In passato ha pubblicato una raccolta di poesie con Aletti Editore ("Ali di Gabbiano", Roma 2008) e due ebook, una fiaba e un saggio, con Edizioni Il Pavone ("Liberami da questo libro!", 2010 - "Tim Burton e il Catalogo delle Meraviglie", 2013). Su Instagram ha un account dedicato a libri e moda: seguila su @fashionreaders_litclub

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