Luca Espa

Luca Espa, intervista al cantante sardo che sta rivouzionando il modo di fare musica

34.100 follower su Instagram, 803.400 “mi piace” su TikTok, 28 anni. Quello di Luca Espa è un fenomeno da capire, osservare, studiare. Perché non si tratta solo di un cantante giovane e talentuoso. È un artista che è stato capace d’intercettare una tendenza, quella della creazione di contenuti musicali che esplorano le varianti regionali delle lingue ufficiali.

In questo caso, ad ispirarlo è stato il barese di Serena Brancale, contrapposto all’italiano, per poi dirigersi a vele spiegate verso il sardo, dialetto del territorio d’origine di Espa. Non è una novità: da tempo immemore si canta in napoletano, in romano, in veneto (pensiamo a “La curiera” di Davide Van De Sfroos) e altri dialetti del Belpaese, ma questa musicalità sarda ha qualcosa in più.

Luca Espa

Il profilo di Luca Espa su Instagram

Luca Espa, quella marcia in più

Profondamente contemporaneo, Luca Espa l’accosta ai più noti brani Disney e di boyband internazionali come i Backstreet Boys, e la chiave di volta è proprio questa. Vale a dire che, traducendo canzoni famose dall’italiano al sardo e viceversa, non pretende di essere compreso linguisticamente dai fan in vena di ricerche più approfondite, ma vuole rendersi comprensibile a chi ignora il dialetto della sua terra.

Svolge, cioè, un’operazione di “mediazione culturale” vera e propria, volta a valorizzare il contesto regionale di riferimento e i tesori linguistici racchiusi al suo interno. Un colpo da maestro, potremmo dire, perché la musica, da questo punto di vista, non l’avevamo mai considerata… anzi, sentita.

Il nuovo singolo

E con Luca Espa, le sette note possono fare davvero da ponte tra generazioni e tramandare perle nascoste, come la bellissima canzone “No potho reposare“. Proprio questa, riproposta con il singolo “I cannot fall asleep” dopo oltre cent’anni dalla sua composizione (“A Diosa“, il testo originale, fu scritto nel 1920), in chiave dance anni Duemila ritrova il fascino di un brano di altissimo livello. Con buona pace di chi, finora, conosceva solo la versione dei Tazenda.

Luca Espa

A tu per tu con Luca Espa

Quale volto emblematico di questa rivoluzione linguistico-musicale sempre più diffusa, abbiamo chiesto a Luca Espa di raccontarci il suo nuovo singolo e i prossimi progetti in cantiere.

Luca Espa

Partiamo dal tuo lavoro più recente: quando e come nasce l’idea di “I cannot fall asleep”, il tuo singolo rilasciato il 2 gennaio scorso?

Questa canzone nasce dall’esigenza concreta di rendere il dialetto sardo internazionale, senza ricalcare canzoni già conosciute come avevo fatto in precedenza. Per questo ho deciso di scriverla in lingua inglese e di accostarla a una sonorità moderna in stile dance anni Duemila. Da premettere che io non conoscevo affatto la storia di A Diosa, e come migliaia di altre persone pensavo fosse un’opera dei Tazenda. Poi, insieme a Vittorio Amendola [producer del singolo, n.d.r.], è scoccata la scintilla. Infatti si trattava di una sorta di poesia di oltre cent’anni fa, la cui melodia è stata composta da Giuseppe Rachel e resa celebre dai Tazenda e Andrea Parodi. Addirittura, a Quartu c’è una scuola civica di musica intitolata al nipote di Giuseppe, il compositore Luigi Rachel, ma io ignoravo chi fosse. Per recuperare le informazioni che mi servivano per questo lavoro, ho consultato anche lo Sportello Lingua Sarda del Comune di Quartucciu, in provincia di Cagliari. È grazie a Nicola Ledda, dello sportello linguistico, che ho scoperto la storia di quella canzone.

Da dove è iniziato il tuo percorso artistico?

Non ho mai vissuto in una famiglia che accettasse quello che volevo fare. Mio padre ha trent’anni di carriera come Vigile del Fuoco, e desiderava un posto fisso anche per me. Da piccolissimo andava bene anche a me quest’idea, ma ho sempre creduto in questo mio lato artistico. Per questo ho sempre svolto solo lavori part-time prima di fare il cantante a tempo pieno: volevo evitare d’incastrarmi. Così, un anno è capitato che, dopo aver cantato per un’intera estate a Villasimius e a Cagliari, finita la stagione estiva ho deciso di spostarmi a Napoli. Dopo tre giorni sono tornato in Sardegna e, con la mia prima auto, dopo qualche mese sono partito insieme a un amico per andare a cantare nelle strade in giro per l’Italia. Siamo stati a Roma, Pisa, Bologna, e poi in Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e Sardegna, toccando città come Caserta. Restavamo per due giorni in un posto e poi ripartivamo verso la tappa successiva, e in quel periodo mi sono imbattuto nella musica barese di Serena Brancale.

Hai detto più volte di esserti ispirato a lei per iniziare il tuo lavoro focalizzato sul dialetto sardo: in che modo ti ha influenzato e come è arrivata l’intuizione?

La conoscevo già da prima di ascoltare “Baccalà” [canzone diventata virale su TikTok, n.d.r.], sapevo che avesse già partecipato a Sanremo, poi ha fatto uscire un brano completamente diverso da quello che era il suo “personaggio”. Questo mi ha fatto capire che davvero tutti possiamo fare tutto quello che vogliamo, basta metterci un po’ di creatività. Poi c’è chi, come nel mio caso, talora mi critica dicendo che sono un disonore per la Sardegna, mentre tanti altri mi dicono che quello che faccio è molto figo. Per cui, vado avanti per la mia strada.

Luca Espa

Luca Espa in “Inequivocabilmente sardo”

Oltre alla cover dei Backstreet Boys e a quella della musica di Frozen, che hanno ottenuto maggiori visualizzazioni, qual è stato il brano che ti è piaciuto di più ricantare in sardo?

Cantare, tra i vari brani, uno tratto dal film “Hercules” della Disney mi è piaciuto veramente tanto. Era il mio cartone animato preferito. Una collaborazione con la Disney? Non aspetto altro! [Ride, n.d.r.].

Il tuo singolo precedente, “Inequivocabilmente sardo”, è arrivato perfino nello stadio del Cagliari Calcio, il 9 novembre scorso, nel corso della partita Cagliari-Milan. Che cos’hai provato nell’ascoltarla seduto tra la folla?

L’emozione è stata tanta. So che è un brano che non potrà accontentare tutti. Io canto in sardo campidanese, ma del resto il dialetto della mia regione è molto frammentato. Insieme al campidanese che è il più parlato e al logudorese, che è considerata la variante più “pura”, ci sono anche il tabarchino, il gallurese, l’algherese. “Inequivocabilmente sardo“, però, lancia proprio questo messaggio: tutti quelli che si sentono sardi sono effettivamente sardi, a prescindere dalla variante regionale che parlano e contro tutti gli stereotipi. Devo fare in ogni caso un ringraziamento speciale a Riccardo Caredda, il chitarrista che mi aiuta a comporre le sonorità dei brani. Infatti è tutto autoprodotto e autofinanziato e non ho un “team” alle spalle, solo grandi amici che mi aiutano e mi supportano in questa grande avventura.

Hai altri progetti in programma, al momento?

Innanzitutto voglio continuare a promuovere “I cannot fall asleep”, perché vorrei rendere il sardo più internazionale e fare in modo che possa essere conosciuto da un maggior numero di persone. Poi vorrei puntare sul merchandising: le felpe che sto vendendo sono piaciute molto e vorrei portarle nei negozi fisici. Magari quelli a vocazione turistica, in modo da lasciare un ricordo della terra sarda a chi viene a visitare la nostra bellissima regione. Nel breve tempo, poi, vorrei portare il mio progetto sui palchi, come ho già fatto il 30 dicembre scorso, quando ho messo in scena lo show “Alla ricerca del mondo dei grandi” nella Sala Teatro di Vallermosa.

In precedenza avevi avuto già altre esperienze in contesti teatrali?

In questo caso, non si è trattato solo di un concerto ma di una storia suddivisa in capitoli, quella della mia infanzia. Prima non mi ero mai esibito in qualcosa di simile. Ho raccontato cosa significava per me il “mondo dei grandi” quando ero piccolo, accompagnando il racconto con canzoni e momenti d’intrattenimento. Prima di questo concerto tutto mio pensavo di non essere pronto, di non avere un “prodotto” abbastanza convincente. In questo caso, poi, ho capito che potevo partire proprio da me stesso, perché ogni periodo della mia vita è rappresentato da canzoni. Questo format è piaciuto e vorrei portarlo in tutta la Sardegna e, perché no, anche fuori.

In conclusione, quale messaggio vorresti lanciare a chi sta leggendo questa intervista?

Tempo fa ho scritto una canzone che non è ancora uscita, in cui c’è una frase che recita: “Non si può arrivare a 100 se chi per te non può contare“. Penso che non occorra affidarsi troppo agli altri per realizzare i propri sogni, ma bisogna rimboccarsi le maniche e costruirseli da soli. Anche se hai paura, non delegare agli altri i tuoi sogni, perché potrebbe diventare un’occasione in più data agli altri e non a te stesso. Un saluto a tutti i lettori di Alpi Fashion Magazine!

Dove ascoltarlo

Per maggiori informazioni, è possibile ascoltare il nuovo singolo “I cannot fall asleep” di Luca Espa su Spotify o seguire il suo account Instagram ufficiale (@__lucaespa).

Photo/image credits: Luca Espa

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Maria Cristina Folino
Laureata in Pubblicistica e Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione d'interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, dal 2008 collabora con stampa locale e giornali online. Già docente di scrittura creativa ed esperta di comunicazione digitale, lavora come giornalista, social media manager e copywriter. In precedenza ha vinto numerose competizioni artistico-letterarie a livello nazionale. Dopo la raccolta di poesie "Ali di Gabbiano" (Aletti Editore, Roma 2008) e due ebook con Edizioni Il Pavone, nel 2022 ha pubblicato "Tim Burton e il catalogo delle Meraviglie" con Edizioni Dialoghi. Su Instagram ha un account dedicato a libri e moda: seguila su @fashionreadersit

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