Nascere e vivere in un paese come l’Italia é un privilegio sotto tanti punti di vista.

Uno in particolare riguarda la familiarità con i capolavori che hanno reso e rendono unico al mondo il nostro Paese.

La  propensione al bello è tipica degli italiani e Voltaire stigmatjzzava questa caratteristica dicendo che nonostante guerre, più o meno continue, devastanti e fratricide, tragedie umanamente  insopportabili,  l’Italia è  sempre stata in grado di esprimere infinita bellezza.

I sommi vertici a cui dobbiamo straordinari capolavori, li conosciamo tutti, Leonardo, MichelangeloBrunelleschi, Raffaello, che misero in ombra un’infinità di  artisti eccelsi, tra i tanti Giotto, Mantegna, da Pinturicchio a Ghirlandaio. Committenti poi, quali Papi e imperatori,  hanno permesso la realizzazione  di sublimi capolavori universalmente riconosciuti,  dal David alla Cappella Sistina, dalla  cupola ineguagliata a tutt’oggi del Duomo di Firenze, dai Bronzi  di Riace alle mura di Piombino, che  pare si debbano a Leonardo. La propensione all’armonia  e alla bellezza era così diffusa che anche il mondo rurale  ha lasciato segni di grande maestria, equilibrio ed eleganza.

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Chris Bangle designer e guru di BMW,  ci raccontava, invitato a Palazzo Vecchio,  quanto ha imparato dai capomastri  che sembrava  quasi avessero  i  saperi nel loro DNA. Magari … ma non è cosi. La scienza non è infusa, i saperi vengono dalla conoscenza, alimentata dalla curiosità, dalla voglia di imparare, da una sana ambizione,  occorrono costanza, tenacia,  un grande spirito di sacrificio, che forse nemmeno si sente tanto è travolto dalla passione che si innesca. Il grande errore del’ 68, a cui sarò  sempre comunque  grata di aver chiuso di fatto l’ottocento, è che ha livellato verso il basso qualunque spinta.

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La scuola è un’istituzione ancora giovane, una volta il sapere era custodito nei monasteri, ma erano le botteghe dove  i giovani imparavano il mestiere. La nascita delle Università, Padova Bologna, l’avvento delle Accademie iniziarono a prendere le distanze dalle botteghe, dagli studenti, dai conventi. L’Accademia di San Luca a Roma per esempio, nacque per distingure l’Artista dall’artigiano, via via fino ad oggi dove questi straordinari risultati, che sono convinta che anche oggi possano essere raggiunti, corrono invece il serio rischio di andare perduti, per sempre.

La cultura classica ed umanistica, nostro humus per millenni, sta scomparendo travolta da una parte da una  malintesa eredità del ’68,  e oggi dall’innovazione tecnologica, che invece che essere uno strumento, a mio avviso  formidabile per diffondere i saperi , vive di  autoreferenzialità e sta  fagocitando e umiliando la cultura tradizionale. La scuola deve insegnare un  metodo per far funzionare il cervello, non sostituirsi alle migliaia di manualetti di istruzioni.

Le scuole medie che le generazioni del dopoguerra, come quella a cui appartengo io, hanno avuto la fortuna di frequentare, erano in grado di fornire un’istruzione di base che, col senno di poi, era assolutamente formidabile.

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Salvaguardava l’identità del popolo  grazie al latino che unificava tutto il paese, e non solo, e che metteva in moto il cervello, e dava al professore all’operaio all’artigiano, la percezione di appartenere ad una civiltà straordinaria. Ora assistiamo impotenti  al quotidiano sfascio della nostra colta identità.

Il discorso si farebe lungo, ma voglio dire che i giovani, i  bambini sono assetati di sapere. Nessun privato, nesuna associazione potrà mai sostituirsi alla scuola, ma tantissimi si stanno dando da fare per supplire al vuoto che lascia.

Associazioni dai più svariati contenuti ma sempre legate ad una cultura  specifica, le fondazioni, i singoli che in prima persona, si danno da fare. Ecco mi piacerebbe che da qui, dalla Sardegna, proprio perchè morfologicamente isolata, vedesse nel mare che la circonda lo strumento per “navigare” veramente e on-line e da qui partisse la rete del sapere, la sensibilizzazione al bello come sistema di vita e di impresa.

Tiziana Leopizzi
www.ellequadro.com

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