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Hamza Zirem,Hamza Ziremscrittore,intervista Hamza Zirem

La rosa d’Oro 2017: una menzione speciale per lo scrittore Hamza Zirem

Hamza Zirem è uno scrittore sensibile e colto, particolarmente dedito al racconto della solidarietà filtrato attraverso i valori dell’unione e della fratellanza tra i popoli, di un’umanità che si ritrova compatta a trainare le redini dell’amore e della pace universale in una società dominata dall’odio e dalla diffidenza del pregiudizio.  I suoi testi letterari, come La Forza delle Parole (Aracne 2010), Uno sguardo giramondo (LucaniArt ,2012), Visioni variopinte (Sacco Editore, 2013) e Inno alla libertà di espressione, raccolti in diverse antologie, sono una celebrazione di lode alla vita, alla gioia di poter affermare con impeto ed intelletto il rispetto dei diritti umani. Hamza ha conseguito nel corso della sua carriera numerosi riconoscimenti. Insignito come “Ambasciatore di Pace” dall’Università della Pace della Svizzera italiana, beneficiario di una borsa di studio internazionale presso la rete ICORN, ha sempre cercato di mediare, attraverso il potere espressivo della parola, come strumento di mediazione in favore del dialogo tra i popoli. Ha ottenuto negli ultimi anni diversi premi letterari di rilievo in Basilicata, come Il Premio Nuova Scrittura attiva (Potenza). Ed ora gli è stato consegnato un prestigioso  riconoscimento “La Rosa d’Oro 2017“, uno Concorso Letterario Internazionale, realizzato con il patrocinio del Comune di Acquapendente, in provincia di Viterbo. Alpi Fashion Magazine lo ha intervistato per capire quali sono gli ideali che ispirano la sua vocazione letteraria, con particolare attenzione agli spunti del’attualità e come ci si possa ispirare alla Pace universale in un periodo in cui persiste e si acuisce sempre più uno scontro tra civiltà. 

Hamza Zirem,inno alla libertà di espressione

Lei è uno scrittore italo-algerino che si è sempre battuto in difesa della libera manifestazione del pensiero e della parola, e più generale dei diritti umani universali. Ci parli della sua attività letteraria. Quando è iniziata. A quali ideali e valori si ispira?

Appassionato di lettura, sono giunto alla scrittura grazie agli stimoli degli amici letterati che ho frequentato durante gli studi universitari. Ho avuto la fortuna di conoscere poeti e scrittori di grande talento. All’inizio degli anni Novanta ho intrapreso una corrispondenza letteraria scambiando le idee con scrittori francofoni (Michel Tournier, Paul Jolas, Michel Poissenot, Jeannie Varnier, Jean-Pierre Andrevon…) che mi hanno incoraggiato a pubblicare i miei testi. La letteratura risveglia i sensi e scuote i sentimenti. Scrivo soprattutto poesie, prose, racconti e saggi. La mia scrittura è una riflessione sulle questioni fondamentali. Ho collaborato con giornali e riviste, aprivo il mio cuore e le mie idee ai miei interlocutori per esprimere la mia visione delle cose, i miei timori e le mie aspirazioni. Scrivere è stato, in un certo senso, un atto rischioso che supponeva coraggio e sacrificio di sé nella situazione in cui ho vissuto. La scrittura giornalistica mi ha fatto viaggiare parecchio. Avendo convinzioni molto profonde, consideravo la mia causa giusta e la mia lotta indispensabile. Ho tanto assaporato quel tempo in cui mi sforzavo di sensibilizzare i lettori su questioni morali, sull’importanza della cittadinanza sovrana.

Nel 2010 lei ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “La Forza delle Parole”. Ci sono parole che però possono far male, molto più delle lame o del filo spinato. Come l’arte letteraria può contribuire ad abbattere il muro dei pregiudizi?

La prima parte del mio libro “La forza delle parole” è una riflessione poetica, una critica alla nostra società, sempre pronta a imbracciare le armi. La seconda parte raccoglie i testi di otto conferenze, nelle quali sono ritratti autori come Albert Camus, Terenzio, Jean Amrouche, Tahar Djaout e Jeannie Varnier. Le altre sezioni esaminano vari temi: la Cabilia, preludio all’esilio; letteratura e distanza; il dialogo tra le principali religioni monoteistiche. L’ultima parte comprende tre interviste.

A volte le parole hanno la capacità di distruggere, fanno molto più male di un’arma, affondano nell’anima lasciando un immenso dolore; ma quando le parole sono sincere, fanno del bene e qualche volta possono cambiare il mondo. Le parole ci aiutano a crescere e a stare con gli altri ed hanno la capacità di lanciare un seme in noi e in coloro che ci ascoltano. Le parole hanno un peso e una forza, e la letteratura è il luogo in cui questa forza si intensifica al massimo. Abbiamo infinitamente bisogno delle magie delle produzioni letterarie per vivere meglio.

Hamza Zirem,Ambasciatore di Pace,università della pace,università svizzera

Lei ha avuto ultimamente un prezioso riconoscimento che va ad ampliare il suo lungo percorso ricco di encomi. Ci parla del “Premio La Rosa D’Oro 2017”?

È un premio nazionale organizzato dall’Associazione culturale La Rosa d’Oro di Torre Alfina (una frazione di Acquapendente, provincia di Viterbo). Il Premio si articola  in tre sezioni che raggruppano poesia, prosa, narrativa, saggistica, racconto breve, favola e fotografia. Una menzione speciale Narrativa è stata assegnata al mio racconto intitolato “Prosa epistolare”. Sono molto soddisfatto di ricevere questo premio importante che mi incoraggia a proseguire l’avventura della scrittura.

C’è un particolare premio, riconoscimento o encomio a cui tiene particolarmente?

Uno degli apprezzamenti che mi è andato dritto al cuore è stato  durante il Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo tenuto a Nusco il 24 ottobre 2009. Gli studenti di 5 scuole superiori dell’Irpinia guidati dai loro professori hanno studiato e tradotto le mie poesie dal francese in italiano e addirittura anche dal francese in latino. Hanno letto bellissime critiche sulle mie poesie che sono state poi pubblicate sul numero 4 della rivista “Il Monte”. Hanno scritto fra l’altro: “Nella poesia di Hamza Zirem si può notare un’analogia con Giuseppe Ungaretti. In effetti il poeta cabilo non vuole imprigionare il suo pensiero in una forma metrica, ma esprime “di getto” le sue emozioni, le sue sensazioni e i suoi sentimenti (…) Come Arthur Rimbaud anche Hamza Zirem sembra un poeta veggente, che esplora l’ignoto; si fa tale mediante un lungo e immenso disordine di tutti i sensi”.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell’ambito della scrittura digitale

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