La Sardegna è una terra fertile, dotata di una grande sensibilità artistica e con lo sguardo rivolto verso temi delicati e di grande responsabilità sociale. Lo dimostra Silvia Maxia, giovane e talentuosa artista, che sta valicando i confini del borgo nativo, Ardauli, per essere selezionata  alla II edizione del concorso artistico “Oltre il Riflesso” che si svolge a Firenze e sarà aperta al pubblico fino al prossimo 4 aprile.

Il suo primo video-artI’m a Princess”, realizzato mentre la stessa artista esegue un disegno su carta, ha colpito la commissione formata dai membri delle Associazioni culturali “La Zaffera” ed “Effetto Domino”, presiedute rispettivamente da Virginia e Giorgia Balistreri per la categoria arte e Livia Bergamaschi per la Fotografia.

Nel video il volto raffigurato è quello di una ragazza, colpita dal “male del secolo”, sul cui volto affiora la bellezza nel fiore dei suoi anni; una bellezza che, nonostante tutto, vuole vivere ed affermarsi nella sua vivacità; nella matita che dà man forte a colore e corposità, con un tratto che da leggero diventa sempre più marcato. Così il capo è addolcito da una ghirlanda di fiori colorati; il volto assume sempre più spessore senza che traspaiano i segni della stanchezza; le labbra hanno un colorito naturale.

I’m a Princess

Alpi Fashion Magazine ha intervistato Silvia Maxia per capire quali sono i sogni nel cassetto, le attese e le aspettative di un’artista che ha iniziato a dipingere per passione ed oggi la slancio verso l’arte è diventata la sua principale ragione di vita. Attualmente è anche la responsabile dell’iniziativa “Mostra collettiva d’arte di Ardauli”, realizzata con il contributo di Regione Sardegna, Provincia di Oristano e Comune di Ardauli. Una novità delle ultime ore: Silvia è stata anche selezionata dall’Associazione culturale e d’arte di Sanremo  “I colori della Gioia”  per partecipare alla mostra collettiva che sarà inaugurata il prossimo 17 marzo presso la galleria Bombonniere della città ligure e sarà aperta fino al 17 aprile. Le opere che porterà all’esposizione sanremese saranno “I’m a Princess” e “No al bullismo”, confermando la sua attenzione verso l’attualità e il mondo del sociale.

No al bullismo

Silvia, quando è iniziata la passione per l’arte e per il disegno?

All’età di cinque anni, ricevetti in regalo un libro sui pittori Impressionisti, da parte di un amico di mio padre, poiché lui parlava molto a tutti coloro lo conoscessero della mia continua passione verso questa disciplina. All’età di 6 anni avevo fatto una richiesta particolare: una tela con dei colori. Poco dopo, avevo già realizzato una natura morta, forse ispirandomi a Van Gogh. I miei genitori rimasero colpiti e mi hanno spronato a continuare. All’inizio come autodidatta. Poi mi sono iscritta all’Istituto d’Arte Carlo Conti di Oristano, dove si sono diplomati molti pittori sardi che hanno poi conquistato un ruolo nell’arte contemporanea, come Antonio Corriga e Alessio Fadda.

Come mai la Sardegna è una terra così ricca di fermenti artistici e creativi. Secondo te, da dove ha origine la vocazione?

In realtà c’è sempre stata, ma penso che negli ultimi anni ci sia stato un risveglio delle coscienze. Gli artisti stanno finalmente capendo che anche noi isolani possiamo affermarci nelle migliori vetrine nazionali ed internazionali.

E così anche tu stai intraprendendo questa strada, partecipando a diversi concorsi artistici, prima in Sardegna, e poi a livello nazionale. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mio sogno nel cassetto era proprio quello di riuscire ad esprimermi fuori da casa mia. Ma non è l’unico. Da grande mi piacerebbe essere un’artista, ma anche insegnare storia dell’arte. Sono iscritta all’indirizzo storico dei Beni culturali all’Università di Cagliari e e ormai sono giunta quasi alla conclusione di questo percorso di laurea. In realtà, tempo fa ho già provato l’esperienza dell’insegnamento delle varie tecniche pittoriche e plastiche, collaborando con progetti a stretto contatto in veste di Maestra D’arte per conto della Cooperativa Sociale ONOAI del mio paese, sia coinvolgendo bambini e ragazzi, che gli ospiti di un centro diurno in interessanti attività artistiche e laboratori volti alla loro valorizzazione e apprendimento artistico.

È probabile quindi che la vena artistica che ti ha ispirato nel video art “I’m a Princess” derivi proprio dal tuo background culturale che presta attenzione anche al mondo del sociale…

Nel video mi sono ispirata un po’ al lavoro del mio ragazzo, che è medico e sta facendo la scuola di specializzazione in anestesia, rianimazione e terapia del dolore, e un po’ a quanto accaduto nella mia famiglia dove molte persone sono state colpite da questa terribile malattia. Nel video non ho voluto essere invasiva, perché è soltanto un’occasione di riflessione. L’ispirazione è involontaria, del tutto spontanea. Nasce dal bisogno di dare voce a ciò verso cui non ho spiegazione.

Parlaci di “I’m a Princess”. Perché hai scelto questo titolo?

I’m a Princess è il ritratto di una bambina che avevo visto su Internet e che, ho saputo, è venuta a mancare da poco. È una principessa che, nonostante la sua battaglia per vincere la malattia, vuole realizzare i suoi sogni, quelli che ha ogni bambina, e cioè di poter diventare una principessa, come quelle che si trovano nelle fiabe.

Nel ritratto non spiccano i segni della sofferenza. La malattia non le ha tolto la vitalità. E questo emerge anche dai colori, il cui utilizzo produce un effetto estremamente reale. Questo è ciò che colpisce di più…

Sì, infatti ho utilizzato una tecnica nota a tutti: il riverbero. Si pensa che il rosa pastello sia il colore più adatto per un incarnato. In realtà non è così. Per dare un effetto  di luci, ombre e corposità si possono utilizzare colori terra, come il marrone, il giallo, il senape. E’ quello che ho fatto. Non volevo che la bambina sembrasse cupa, ma sorridente e sollevata. Pur essendo malata, ha una bellezza interiore che ho voluto esteriorizzare.

Parliamo della II edizione del concorso artistico “Oltre il Riflesso”. Quali sono le tue aspettative?

Non sono una persona che l’aspettativa di vincere. Quello che a me interessa è trasmettere con la mia arte un messaggio che faccia riflettere le persone, lasciando un segno.

A quali altri concorsi o manifestazioni hai partecipato e che ti hanno permesso di uscire anche oltre i confini della Sardegna?

Nel febbraio 2016 ho esposto nel palazzo Comunale di Bologna nella mostra collettiva d’arte “Starting Point, Punti di Partenza” evento incluso nel calendario di “Arte in Fiera”: dove portai due miei lavori: il primo dal titolo “Stop The War” ispirato al conflitto ebraico-palestinese, il secondo “8 marzo in Medioriente”, in cui si denuncia il maltrattamento delle donne, da parte dell’ISIS. Il rischio essendo due temi molto forti e diretti era quello di non essere compresa, ma per fortuna non è stato così.

Marianna Gianna Ferrenti

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