Gabriella Marin è un brand di alta sartoria Made in Italy che nasce nel 2008. Ogni pezzo è unico e creato totalmente a mano. Gli abiti realizzati uniscono design innovativo e tradizione sartoriale, etica ed estetica. Una particolare attenzione è rivolta alle tematiche della sostenibilità e, pertanto, vengono utilizzati materiali naturali o di riciclo. I capi, realizzati totalmente a mano, con materiali selezionati per qualità e per rispetto del pianeta, sono versatili. L’obiettivo è quello di creare una moda sostenibile per tutti i giorni. Nel 2018 ha realizzato, insieme al team di Wrad, l’abito con fibra di menta vincitore dei Green Carpet Talent Competition di Parigi e classificato secondo al Green Carpet Fashion alla Scala di Milano dello stesso anno. 

Ho avuto il piacere di fare un’intervista a Gabriella Marin, come case study della mia tesi di laurea, ma si è rivelata un’occasione imperdibile per poter risaltare il suo duro lavoro e la sua creatività su tutti i fronti. Insomma, non potevo non farvela conoscere.

Come è nato il suo progetto? Che idea l’ha spinta verso la sostenibilità?

Sono ovviamente una modellista prima che stilista, il “bello” è sempre stato parte della mia vita. Quindi, nasce dalla voglia di fare qualcosa di bello per gli altri. Se si pensa solo in chiave egoistica non si tiene conto degli altri, ed io caratterialmente non sono così. C’è la voglia di creare qualcosa di sano, una bellezza sana.

La parte più difficile dell’avere un brand ecosostenibile?

Sicuramente l’iter burocratico per le certificazioni che riguarda non solo i costi ma anche e soprattutto le tempistiche. 

Come decide come produrre, con quali materie prime e con l’aiuto di chi? (scelte dei fornitori, di materie prime, di eventuali standard)

Sicuramente la voglia di fare qualcosa per le generazioni future, per i miei figli. Quando si fa un capo su misura anche per una persona sola, ci vuole tempo e quindi vale la pena metterci qualcosa in più – valore aggiunto su cui ci si guadagna tutti. Due anni fa, per esempio, ho fatto un vestito in fibra di menta per Wrad e ho vinto! (ride felice, ndr). Durante il lockdown ho sviluppato un progetto mio. Non tutti si possono permettere capi su misura, quindi ho deciso di realizzare magliette sostenibili in fibra di menta e carbonio di bamboo (fibra che stimola la circolazione, usata per lo sport). Si può pensare che non siano durevoli, invece li utilizzo tutti i giorni questi capi ed in lavatrice non si rovinano come fanno le magliette di H&M. Scelgo tessuti italiani e mi rifornisco a Milano, in Toscana cerco le fibre ecologiche con certificazione e poi anche qualche fornitore a Thiene che produce nel Comasco.

Fondamentale, in questi anni, è avere la giusta comunicazione aziendale esterna. A che tipologia di comunicazione punta? (Social, stampa, etc) Come comunica la sostenibilità del brand? Su quali caratteristiche spinge?

Perché piaccio? Sono vera, propongo idee belle e mie. Per piccole realtà è difficile investire nella comunicazione, perché appena lo fai, qualcun’altro investe di più. Nel cassetto c’è il progetto di aprire un e-commerce, ma un passo alla volta. Per ora ha sempre funzionato bene il passa parola o le collaborazioni con Confartigianato, anche Instagram aiuta molto. Lo gestisco io con pubblicazione quotidiana. 

Come crede il suo brand possa crescere?

Sto cercando un partner per una società ed investire nel progetto. Trovare la persona giusta non è semplice. 

Lusso e sostenibilità, sono già una realtà o c’è ancora molto su cui lavorare a suo avviso?

È già una realtà, però si può ancora lavorare. Chi è intelligente investe al di là del brand (dello specchio per le allodole). A livello governativo c’è molto, dovrebbero aiutarci, facilitarci, valorizzarci, non ci sono leggi che tutelano noi artigiani.

Crede qualcosa possa cambiare più velocemente visto il periodo di incertezza dovuto al Covid19? Cosa si aspetta dal futuro?

Mi sento piccola nel cercare di rispondere a questa domanda, me lo sto chiedendo anche io. La mia speranza personale è che abbia fatto capire alle persone qualcosa. Non è stato facile. La voglia di reagire c’è e c’è stata. Dobbiamo tornare alle cose più pulite, a sfruttare meno, a rallentare, a guardare in faccia le persone, tornare ai valori veri, apprezzare l’artigianalità, la cura, il poco ma buono. Si accetta di pagare tanto o poco per capi fatti male e da persone sfruttate. Dobbiamo trasmettere la vera ricchezza italiana ai giovani, solo così si può migliorare.

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