Fashion Revolution è un movimento che nasce nel 2014 e si batte contro un mondo – quello della moda – che troppo spesso ignora i diritti dei lavoratori e il suo impatto sul nostro pianeta. Movimento globale che crede in una diversa industria della moda, capace di rispettare i diritti umani e l’ambiente in tutte le fasi del ciclo produttivo, Fashion Revolution ha come missione quella di trasformare radicalmente l’industria della moda da un punto di vista etico con l’impegno di chi ama questo mondo.

Come nasce

É il 24 aprile del 2013 sono circa le 9 del mattino quando a Dacca, capitale del Bangladesh, quando un edificio commerciale di otto piani, il Rana Plaza, crolla su se stesso seppellendo oltre 3.000 operai che si trovavano al lavoro. Una delle più grandi tragedie della storia moderna, che costa la vita a 1.134 persone.

Una strage che si poteva evitare, poiché il giorno precedente i lavoratori avevano manifestato i propri dubbi circa la solidità dell’edificio. Eppure, per timore di perdere il proprio impiego gli operai si recarono a lavoro anche quel giorno, costretti dai proprietari delle fabbriche, impegnate nella realizzazione di abiti per numerosi marchi occidentali tra cui il Gruppo Indetex (Zara, Bershka, Stradivarius).

Ecco allora che, ad un anno di distanza, le designer di moda Orsola de Castro e Carry Somers proclamano il Fashion Revolution Day dando vita al movimento.

“Comprendere come nascono i vestiti, da dove arrivano e qual è la catena di produzione, serve ristabilire il valore degli abiti che acquistiamo, domandandoci se tutto questo calpesta i diritti dei lavoratori, che spesso si trovano nelle aree più povere del mondo.” È così che Marina Spadafora, coordinatrice del Fashion Revolution Day in Italia, definisce l’obiettivo del movimento che negli ultimi anni ha visto l’adesione di migliaia di persone tra cui Elio Fiorucci, Bernardo Bertolucci, Noah Stewart, Saturnino Celani, Domiziana Giordano, Giampiero Judica e Jordan Stone.

#whomademyclothes

Il rispetto per i diritti di chi lavora nell’industria della moda non può essere messo in secondo piano in nome del profitto a tutti i costi. È con questo intento di sensibilizzazione che nasce la campagna di comunicazione #whomademyclothes, volta a spingere le persone a chiedersi da dove vengono i vestiti che comprano e a quali condizioni economiche sono stati realizzati.

Il Manifesto

Siamo designer, produttori, artigiani, lavoratori e consumatori. Siamo accademici, scrittori, business leaders, brands, commercianti, sindacati e politici. Siamo l’industria e il pubblico. Siamo cittadini del mondo. Siamo un movimento e una comunità. Siamo te. Amiamo la moda, ma non vogliamo che i nostri vestiti sfruttino le persone o distruggano il pianeta. Questo è il nostro sogno…

La moda rispetta cultura e tradizione. Incoraggia, celebra e ricompensa il talento e la maestria. Riconosce la creatività come il suo bene più forte. La moda non si appropria mai senza prima dare credito o ruba senza permesso. La moda onora l’artigiano. La moda sta per solidarietà, disponibilità e democrazia, indipendentemente da razza, classe sociale, genere, età, forma, identità o abilità. Sostiene che la diversità sia fondamentale per il successo.

La moda conserva e preserva l’ambiente. Non esaurisce risorse preziose, degrada il nostro terreno, inquina la nostra aria e la nostra acqua o mette in pericolo la nostra salute. La moda protegge il benessere di tutte le cose viventi e salvaguardia i diversi ecosistemi.

La moda non distrugge o getta senza motivo ma ridisegna e recupera consapevolmente in modo circolare. La moda è riparata, riusata, riciclata e creata da scarti. I nostri guardaroba e le discariche non straboccano di abiti che abbiamo desiderato ma non amato, comprato ma non tenuto.

La moda è trasparente e responsabile. La moda adotta chiarezza e non si nasconde dietro la complessità ne si affida a segreti commerciali per ricavarne valore. Chiunque, ovunque può scoprire come, dove, da chi e sotto quali circostanze vengono fatti i propri vestiti.

La moda misura il successo da più che vendite e profitti. La moda mette a pari livello crescita finanziaria, benessere umano e sostenibilità dell’ambiente. La moda vive per esprimere, deliziare, riflettere, protestare, confortare, dispiacersi e condividere. La moda non soggioga, denigra, marginalizza o compromette. La moda celebra la vita.

Per sostenere la causa del movimento #FashionRevolution firmate il manifesto. Il mondo può cambiare, aspetta solo te!

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