90 giorni chiusi tra le mura domestiche, circondati per 24 ore da persone che normalmente non vediamo così di frequente. Sembrerà strano ma abbiamo a nostra insaputa cambiato la routine quotidiana. Da tutto questo che cosa è cambiato? Abbiamo reimparato ad amare? Abbiamo imparato ad ascoltare? In che modo siamo riusciti a scindere il mondo dei social dalla vita reale? Visto che in questo frangente si sono rivelati l’unico modo per uscire dalle mura domestiche.

Sicuramente questo è un aspetto cardine che il più delle volte si è rivelato il nostro lato oscuro. Ovvero, quel mondo in cui vorremmo viverci ma non accettiamo o forse non abbiamo quella consapevolezza nel capire che la felicità, non solo interiore, potrebbe essere semplicemente la nostra quotidianità.

Ecco perché per alcuni, capita di rimanere bloccati in se stessi rendendo infelici chi dovrebbero, come il riflesso della loro inquietudine. Cosa li rende così? In che modo dovrebbero interrogarsi? Chandani è una specialista del risveglio interiore, se così può essere definita. La sua è una disciplina molto diffusa in Italia e non solo. Ecco perché anche da molti altri paesi, viene chiamata a soccorso di un malore figlio dei nostri tempi.

Chandani ripartendo dalla premessa, quanto di buono ci ha portato questa chiusura?

Per me moltissimo. Ci ha insegnato a cercarci e trovarci dentro, a mettere in pausa il fare per l’esserci, qui ed ora. Ci ha insegnato ad assaggiare il silenzio e a coglierne le sfumature, ad assaporare la mancanza e a riconoscere il nutrimento nel con-tatto, la bellezza nell’essenziale, la forza nella presenza, il sacro nel quotidiano. Ci ha restituito un tempo naturale e il coraggio di ballare attraverso la tempesta. Ci ha risvegliato al corpo, alla bellezza, al sentire, nutrendoci di un nuovo inizio, mettendo nuove radici per l’amore.

Esistono delle domande che ci saremmo dovuti fare. O un mindset volto a vederci con più coerenza?

Perché non riusciamo a fermarci? Perché abbiamo tanto paura di rallentare e stare? Da cosa stiamo scappando e cosa rischiamo di perdere? Questa continua corsa e rincorsa alla quale siamo abituati è innaturale e ha l’effetto di strapparci di dosso l’intensità e la profondità della vita. Le cose più belle e che più restano dentro sono quelle che richiedono tempo. Fare l’amore richiede tempo, imparare ad amare ed amarsi richiede tempo, godersi pienamente il momento e lasciarsi avvolgere e rapire dalla bellezza di quello che senti richiede tempo, cogliere l’insegnamento in quello che ti accade richiede tempo e quel tempo è essenziale per assecondare la tua natura e scegliere consapevolmente quello è vero e autentico per te.

Chi si rivolge a te e perché lo fa?

Sono persone che sentono il bisogno di tornare a sentirsi pienamente nel corpo, che vogliono esplorarne il sacro potenziale e l’innata saggezza ed espandersi nella propria natura estatica. Sono persone che vogliono lavorare su di sé per alchemizzare le proprie paure, per lasciare andare i blocchi, le ferite e i condizionamenti che non permettono loro di esprimersi e viversi in tutto ciò che sono, senza filtri e senza riserve, unendo spiritualità e sessualità, amore e consapevolezza. Sono persone che vogliono reclamare il proprio diritto al piacere di essere, sentire, amarsi e manifestarsi nella propria essenza.

Quando fai dei seminari mi hai parlato della tecnica dei cerchi. Ce ne vuoi parlare?

Mi piace iniziare e concludere i miei seminari raccogliendo le persone in un cerchio perché in questo modo si crea uno spazio sacro, di intimità e condivisione, dove l’energia fluisce in modo circolare, dove non c’è un inizio o una fine, ciascuno ha il suo posto e il suo tempo e non esiste distinzione o separazione. E’ come creare insieme una sorta di mandala vivente dove tutto confluisce verso il centro e ci porta ad essere uno.

Quali sono le problematiche più diffuse che devi affrontare?

Sono proprio una forte disconnessione dal corpo e dal sentire, una spiritualità che taglia fuori la parte carnale e corporea e quella sensazione di vivere come spezzati a metà e di dover addestrare il cuore ad amare di noi solo quello che potrebbero accettare gli altri. Le persone che mi cercano, desiderano tornare a vivere ed esplorare la propria sessualità in modo più consapevole e sacro.

Vogliono imparare ad amare il proprio corpo come un tempio, a liberarne la creatività, scovarne i tesori e guarirne i blocchi e le memorie emotive. Sono persone che sentono il bisogno di lavorare sul permettersi di essere pienamente se stesse e di aprirsi ad una dimensione più vitale, nutriente ed estatica del piacere e dell’amore.

E’ appurato il fatto che sei una professionista di fama internazionale. Esistono delle differenze non solo culturali tra noi e tutti gli altri. O in qualche modo siamo tutti figli della stessa madre?

All’estero di certo c’è molta più apertura e libertà. In Italia spesso è necessario ricominciare dall’inizio, è necessario ri-educare, ri-significare e ri-sacralizzare molto di quello che appartiene alla sfera della sessualità, molto di quello che è legato al corpo e alla vera essenza del piacere. Richiede quindi più tempo perché le persone comprendano l’importanza di intraprendere un simile percorso, più tempo per togliere strati su strati di condizionamenti e preconcetti.

Qual è il tuo concetto di Felicità?

Sentirmi viva, piena e completa in me stessa. È fluire insieme alle mie passioni creative, lasciandomi guidare dal piacere, condividendo quello che più amo: le vie del risveglio. E, aggiungo, vorrei viaggiare in ogni parte del mondo, per contagiarlo di amore ed estasi.

Quali sono le ragioni per le quali hai scelto di essere votata alla felicità altrui?

Ho scelto di dedicarmi a questo perché ho fame di libertà e autenticità. Lo faccio perché per me è importare restituire la sua naturale dimensione di sacralità alla sessualità, essendo la radice stessa della vita e la sorgente della nostra creatività. Lo faccio per guidare le persone a liberare cosa custodiscono dentro e a ricongiungersi alla propria essenza, riscoprendo nel corpo un alleato e una mappa, riscoprendo nel sentire una forma preziosa di ascolto e di consapevolezza. Lo faccio per creare movimento, per accendere in te la passione, il desiderio di vivere e viverti, perché tu possa fare spazio a quello che davvero ti nutre, a quello che ti dà piacere e che vuoi per te. Lo faccio perché tu possa dire Si, a tutto ciò che sei.

Chi sei tu?

Me lo chiedo anche io, perché sono sempre in evoluzione, sempre in trasformazione. Ad oggi quello che posso dirti è che sono una gitana sulla via del sacro, un’esploratrice dell’arte dell’amare. Sono una cacciatrice di estasi, di tutto quello che ti permette di espandere ed espanderti, di scoprire ed incarnare la tua vera essenza attraverso il tempio del tuo corpo.

Intervista di: Gabriele Vinciguerra

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