China’s Greatest Treasures”: la Cina che tutti dovremmo conoscere, a metà tra storia e modernità, arte e spiritualità, pragmatismo e magia.

Ho avuto il piacere e l’onore di poter visionare in anteprima i sei episodi del documentario “China’s Greatest Treasures – i più grandi tesori della nazione” è prodotta dalla CCTV Documentary International Media Co., Ltd.(CDIMC) nel 2019.

I sei episodi, ognuno suddiviso in due parti, raccontano con la voce dell’antropologo britannico Alastair Sooke, un viaggio in altrettante tappe, in cui il racconto dei musei più significativi della Cina è quasi un pretesto per scoprire aspetti meravigliosi della cultura, della storia e della società di questo paese.

Mi sono trovata a visionare la serie da poco tornata dal mio primo viaggio in Cina e il mio pensiero è stato “questo sarà il mio prossimo viaggio”: ho trovato infatti meravigliosamente equilibrato il racconto di questa Cina attraverso i suoi musei, le sue città, i suoi scorci di natura meravigliosa, il tutto montato in modo al contempo tranquillo e appassionante, con uno stile sobrio e decisamente british che fa passare lo spettatore dalle strade di un mercatino alle stanze asettiche di un laboratorio di restauro, con il massimo della naturalezza.

Tradizione e modernità, insieme, in ogni ambito della vita.

Questa è la sensazione più forte che mi è rimasta dopo la visione dei sei episodi della serie: a prescindere dai temi specifici che vengono trattati in ogni episodio, ciò che emerge è questa presenza costante, solida, tangibile di tutto ciò che è legato alla storia millenaria di un paese che è praticamente un continente – con il suo crogiolo di razze, di territori, di climi, di ambienti – anche laddove lo sguardo è sempre, costantemente rivolto alla tecnologia e al futuro.

In ogni tradizione raccontata, in ogni vaso spiegato, in ogni simbolo tracciato dall’abile mano del Maestro, vi è un collegamento con qualcosa di moderno, di tecnologico, di contemporaneo. Gli avi si siedono a tavola insieme ai parenti viventi in metafisiche cene di famiglia propiziatorie, in una religiosità a volte naif ma sempre piena di significato che riempie la vita e le tradizioni di un popolo che racchiude mille popoli.

Conoscere, per superare il pregiudizio.

E cosa c’è di più efficace della conoscenza per superare il pregiudizio? Far scoprire un paese attraverso la sua storia e la sua arte, facendo parlare le persone – e non solo gli esperti che dirigono i meravigliosi musei citati – ma anche persone della strada è la via giusta per dare uno strumento in più, un’idea, un’emozione, che racconti “ciò che sta dietro”.

La nostra guida inglese, Alastair Sooke, in questo viaggio a un certo punto cita un antico motto cinese che dice “giudicare un quadro dall’accuratezza con cui riproduce la realtà è come dimostrare di avere la capacità di giudizio di un bambino”: credo che questo detto andrebbe applicato in generale quando si osserva o ci si avvicina alla conoscenza di un paese, ma in particolar modo a quest’opera di intrattenimento culturale, finalizzata senza dubbio a far innamorare della Cina ma soprattutto a darne un’immagine lontana dai grigi stereotipi da cui il nostro giudizio è inquinato.

E il pregiudizio è solido è profondo, me ne sono accorta anche su me stessa nello stupore con cui ho vissuto il mio primo viaggio (reale) in questo paese: nonostante il mio entusiasmo e la mia abitudine a viaggiare in luoghi lontani, ogni volta che mi trovavo ad essere colpita dagli aspetti più sorprendenti e profondi con cui entravo a conoscenza, mi rendevo conto di come la mia idea fosse in ogni caso “confusa” da quello che a noi europei arriva come messaggio comune sul paese.

Promuovere attraverso la cultura

Non posso quindi che trovare parole d’elogio verso una produzione decisamente impegnativa, realizzata con un altissima qualità nelle riprese e nei montaggi – oltre che nei contenuti – che ha evidentemente lo scopo di promuovere il prodotto “Cina” non soltanto come meta turistica ma come paese che si è guadagnato un posto tra i protagonisti della scena economica, politica e culturale globale e che ora inizia a muovere i primi passi anche nella comunicazione verso l’esterno, consapevole che soltanto uscendo dall’isolamento che storicamente ha caratterizzato questo paese, può ottenere il pieno riconoscimento del proprio ruolo.

Gli episodi sono organizzati secondo temi, che rappresentano i tesori più importanti della nazione, per l’appunto:

  • La famiglia e gli antenati
  • L’arte della calligrafia
  • La Cina Cosmopolita
  • La produzione cinese
  • La tecnologia
  • Il cibo

Sei aree di conoscenza che vengono vissute al presente, nella testimonianza delle persone, al passato, nei musei, e al futuro, nell’evoluzione tecnologica di questa esperienza.

Per secoli noi Europei ci siamo sentiti “padroni” di qualsiasi espressione che fosse legata alla storia o all’arte, è giunto il momento che impariamo a comprendere come il resto del mondo e, in particolar modo l’Oriente, abbia da raccontarci la propria versione, in un’ottica di arricchimento comune, ovviamente, e non di competizione.

Un esempio da seguire

Per una volta vorrei che fossimo noi, italiani in particolar modo, a imparare la lezione di “China’s Greatest Treasures”: dovrebbe essere questa la chiave con cui raccontare la nostra terra e la nostra storia, in un collegamento tra presente e passato che invogli le persone a venire, a scoprire, che stimoli la curiosità non solo di conoscere ma anche di far parte di un’emozione più grande.

Creare momenti di racconto che, come questo, creino una visione di insieme, diano una sensazione di “sistema”, di “percorso”, in cui ambiti e luoghi diversi sono collegati da un unico spirito e un unico obiettivo. Invogliare al viaggio con il viaggio: riscoprire quell’istinto di scoperta di nuove terre e nuovi mondi che ha reso umani gli uomini e che ci ha consentito di diventare ciò che siamo.

Invogliare le persone a scoprire che viaggiare è un’azione dinamica alla ricerca di stimoli e concetti che possono prima di tutto farci scoprire qualcosa di più di noi stessi e del nostro mondo.

Da ultimo, trovo interessantissimo l’approccio di far raccontare il proprio paese a uno straniero: un modo che con umiltà e intelligenza crea automaticamente un collegamento tra due mondi, consente allo spettatore di immedesimarsi e di vedere tradotti concetti ed esperienze in un linguaggio e in uno schema di pensiero immediatamente comprensibile.

Alessandra Salimbene, esperta di marketing e comunicazione digitale, titolare dell’agenzia di comunicazione Charismatica, da oltre 20 anni studia e sperimenta i linguaggi della comunicazione on line con particolare attenzione all’integrazione tra testo, fotografia e video. Come Presidente dell’Associazione Culturale ExpoPhoto ha coordinato varie attività in collaborazione con la China Photographer Association ed è stata invitata nel 2019 a partecipare alla tavola rotonda sul futuro della fotografia nella comunicazione al Festival Internazionale della Fotografia di Lishui.

www.alessandrasalimbene.it

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