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Il giusto valore della qualità

Molto spesso ci sarà capitato di riprendere tra le mani o per il pensiero cose o questioni di cui a lungo ne abbiamo usufruito, discusso, riflettuto, e ogni volta è come se fosse la prima volta, perché un nuovo particolare è sempre pronto a sbucare fuori, come nulla fosse, come se in una qualche maniera ci debba dare la spinta di perfezionare, di affinare l’oggetto in questione.

Questo di solito accade quando i nostri discorsi vogliamo che scorrano lisci, purificati da ogni mezzo che produce solo crepe e niente di buono, che non produce la qualità che vorremmo rappresentata.

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La qualità è un concetto troppo male abusato di questi tempi, e chiunque sembra non accorgersi di fronte ad un prodotto realizzato dalle mani dell’uomo, davanti ad un paesaggio, un dipinto, una rappresentazione al teatro, della reale bellezza e del giusto valore che meriterebbero di ottenere.

Viviamo in un’epoca nella quale chiunque è spinto da una necessità spasmodica di acquistare ciò che la televisione e i mass media in generale ci propongono come qualità garantita, rendendoci ciechi quindi di fronte a qualsiasi altro prodotto e distruggendo filiere di mercato più piccole, ma che a livello di storie da raccontare, progetti e unicità, il paragone non esiste.

Ecco perché le persone quando acquistano lo fanno pensando che tale prodotto è di qualità rispetto a prezzo ed il marchio subito garantisce tutte le osservazioni sul caso e placa tutte le pene.

Non si riesce più a dare un valore al nostro lavoro, e non siamo nemmeno più in grado di percepire quell’essenza meravigliosa di nuovo e di bello quando al completamento siamo pronti ad indossare un abito, od un vestito sartoriale.

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Un abito sartoriale come qualsiasi altro prodotto di un artigiano esperto e qualificato non è semplicemente un manufatto conseguente ad un lavoro certosino, ma è senza ombra di dubbio il risultato di tutta una serie di accorgimenti, di accordi, e che quindi raccontando storie di questo tipo il giusto valore che ne deriva dalla qualità non può essere calpestato.

Il periodo che stiamo vivendo non è di certo dei migliori, ma lo è per tutti; dobbiamo semplicemente essere in grado di vedere, sentire, percepire, comprendere le cose da vari punti di vista, ma soprattutto riuscendo a dare alle cose che ci circondano, che vengono trasformate e che vengono plasmate come fossero dei tesori, il giusto valore, anche se risulta complicato farlo, ma è come se non vivessimo abbastanza.

Foto: Sartoria e Camiceria di Gianfranco Orrù
Via Dante 71 Cagliari,
Tel. 070/488068
www.gianfrancoorru.com

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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