Chi ama il cinema sa che nei film, come nella vita, tutto può accadere e che i colpi di scena sono angolari se decidi di prendere parte ai giochi.

I Care a Lot, Rosamund Pike è l’impetuosa e spietata Marla Grayson

Un frame del film con Rosamund Pike

Già nella sequenza iniziale di “I Care a Lot” che vede Rosamund Pike nel ruolo della truffatrice Marla Grayson che si guadagna da vivere convincendo un giudice a nominare la sua tutela sugli anziani soli,  si comprende perché l’attrice abbia trionfato ai Golden Globe 2021 in un film in cui, senza lesinare provocazioni, il regista racconta la via degli States alla cura degli anziani soli e quel confine attualissimo fra il legale e il criminale attraverso una pellicola che sa intrattenere, ma che ha anche significato, ed è spiazzante.

Rosamund Pike è una leonessa accanto a Peter Dinklage

Chi ha già apprezzato la Pike di “Gone Girl” (2014) la troverà sovrumana in questo nuovo ruolo. Nel film, scritto e diretto dal giovane e talentuoso J Blakeson, l’attrice inglese mostra una lucidità che non vacilla, quella appunto dei truffatori seriali ed approfondisce la sua versatilità. E’ una “cazzo di leonessa”, proprio come si descrive in “A Care a Lot” . Rosamund dà a chi guarda la sua versione di Marla: una donna intelligente, divertente e scaltra, con una determinazione pari solo alla sua cattiveria,   in un ruolo che le è stato confezionato su misura. Perfetto, come la presenza scenica. La mise è fashion e chic. Per gran parte del film indossa un trench beige sopra un abito rosso. Poi la si vede sfoggiare un completo classico, in giallo, blazer e pantalone con top bianco. I suoi capelli carré contribuiscono a renderla iconica.

I Care a Lot, un film che mescola thriller, giallo e commedia

Se all’inizio lo spettatore sa cosa aspettarsi resta poi sorpreso alla vista del villain numero due: l’indovinato Peter Dinklage nel ruolo di Roman Lunyov, l’ex boss della mafia russa e figlio di Jennifer Peterson (la cattiva numero tre Dianne Wiest). La sceneggiatura prende i toni della commedia nera e i protagonisti sono solo cattivi. Colpisce una sequenza di marcata matrice tarantiniana. Marla, sopravvissuta al tentato omicidio organizzato da Roman, entra in un negozio con un aspetto scomposto e si spoglia davanti al cassiere degli abiti fradici d’acqua per indossare un caldo maglione. Interessanti alcuni lampi di script.  “Come ci fidiamo l’uno dell’altra?” chiede Marla a Roman. E la risposta di lui è :”Se ci rendiamo ricchi a vicenda la fiducia verrà”. Marla e Roman dopo essere stati avversari, e aver tentato di uccidersi reciprocamente, decidono di allearsi per costruire un business globale basato sullo stratagemma di tutela messo a punto dalla donna.  Nel finale in stile discontinuo il regista porta a conoscenza lo spettatore dei grandi risultati raggiunti dai due soci a spese dei più deboli,  e attraverso le truffe.Marla viene intervistata in tv e ad attenderla fuori c’è la donna della sua vita Fran (Eiza González). All’uscita dagli studi di registrazione viene ferita con una pistola  dal figlio disperato di una sua assistita che non è mai riuscito ad incontrare sua madre, nemmeno prima della sua morte. 

I Care a Lot, quel sorriso di Marla che vale tutto il film e che realizza il finale

Ciò che resta di “I Care a Lot” è la performance attoriale di Rosamund Pike, e il suo sorriso di cui lo spettatore ha avuto già un assaggio, ma che realizza il finale. Il sorriso fiero di chi sa di aver fregato, ancora una volta. Il regista e Marla “giocano a risiko” nel finale in cui anche il pubblico si sdoppia, fra chi crede che Marla sia morta e chi immagina che la donna sopravviverà. In televisione la protagonista afferma di essere solo all’inizio della sua impresa, con il sorriso sfibrante e sfrontato come a voler dire: “Fra me e te c’è un abisso, e non è certo a tuo favore!”. Sì, il sorriso di Rosamund Pike è “l’arma più potente” di I Care a Lot, e vale tutta la visione del film.

valeriagennaro@alpifashionmagazine.com/val.gennaro@virgilio.it

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Valeria Gennaro
Giornalista, insegnante, fashionista e cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche. Neuro Linguistic Programming Master Practitioner. Collabora con "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed è caporedattore del giornale "Alpi Fashion Magazine"

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