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Harry Potter, la metafora della maledizione e il conflitto padre-figlio

Harry PotterPrima di acquistare l’ultimo capitolo della saga di Harry Potter, ideata da J. K. (Johanne) Rowling, mi sono documentata per non correre il rischio di tradire, in primis, le mie stesse aspettative. Ho amato la storia del “piccolo” Harry fin dalle origini, perché dopo un iniziale scetticismo aveva saputo conquistarmi, prendermi, emozionarmi. Ebbene, qualora poco informato, chiunque si ritrovi a leggere l’ultimo libro – dove vediamo il protagonista ormai “adulto” – pubblicato in Italia il 24 settembre 2016, corre ora il rischio di rimanere quantomeno stupito dalla nuova impostazione della narrazione, che non è più in forma di romanzo, bensì in forma di testo teatrale.

Tanto da aver spinto alcuni fan della stessa Rowling a dire: “Ci devi un romanzo!”. Qui, infatti, non si tratta di un libro simile ai 7 precedenti, ma dello script ufficiale dello spettacolo imbastito da Jack Thorne nel West End e prodotto per la prima volta da Sonia Friedman Productions, Colin Callender e Harry Potter Theatrical Productions (il tutto, però, basato su una storia originale della Rowling). Pertanto, questo libro non porta soltanto la firma dell’ideatrice della saga, ma anche del regista teatrale John Tiffany e dello stesso Jack Thorne, noto autore di opere teatrali che scrive anche per il cinema, la televisione  e la radio.

Ma tutto ciò non placa, in ogni caso, la curiosità di vedere Harry nella nuova veste di padre e funzionario del Ministero della Magia, e trovo che in questo nuovo episodio della saga siano presenti né più, né meno, gli stessi pregi e difetti che si sarebbero potuti riscontrare in tutti i libri precedenti, perlomeno quelli dal quinto al settimo.

In questa recensione vi parlerò della mia esperienza di lettura, riflettendo sul nuovo ruolo assunto dai personaggi della “vecchia generazione” in “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, e cercherò di abbozzare anche un’interpretazione di alcune metafore che potrebbero celarsi nella storia. Occhio agli spoiler!

Il testo è suddiviso in due parti e quattro atti, e, proprio come avviene in teatro, nel leggere la prima scena sembra spalancarsi un tendaggio rosso che ci proietta immediatamente nella stazione di King’s Cross. La famiglia di Harry conta ormai ben tre eredi, ovvero James, Albus Severus e Lily, ma solo uno sarà il vero protagonista di questa storia. Ron e Hermione (i migliori amici di Harry) hanno dato alla luce l’ambiziosa Rose, perfettina proprio come la madre (che ora è Ministro della Magia). Harry, invece, è il Direttore dell’Ufficio Applicazione Legge sulla Magia. Schiacciato da cotanto genitore e dai prestigiosi amici di famiglia, il piccolo Albus Severus fatica a trovare la sua dimensione: teme di non essere all’altezza del padre, mentre al primogenito James (che ricorda un po’ Percy, un po’ Fred e George Weasley) viene tutto facile, e la piccola Lily è fuori discussione grazie alla troppo tenera età.

In breve, Albus scopre di essere un pessimo studente, anche se il suo sesto senso l’ha indirizzato verso il giovane Scorpius, figlio di Draco Malfoy e orfano di madre, che costituisce il migliore amico che si possa desiderare ed è un vero nerd. Tuttavia, si vocifera che la madre scomparsa sia tornata indietro nel tempo pur di darlo alla luce, e che lui in realtà non sia figlio di Draco, bensì dello stesso Voldemort. La calunnia è infondata, ma intanto Harry ed Hermione non possono fare nulla per smentirla, e il ritrovamento di una GiraTempo perfettamente funzionante complica le cose (si credeva fossero andate tutte distrutte).

Harry Potter

Un accenno della maledizione che riguarderà, in particolare, Albus Severus appare già dalle prime righe del libro, quando James scherza sul fatto che suo fratello sarà un Serpeverde: e, tradendo le sue stesse aspettative, è proprio sotto l’insegna dei Serpeverde che Albus potrà coltivare la sua amicizia con Scorpius, mentre Rose e James hanno la soddisfazione di condividere gli studi con i Grifondoro.

I rapporti padre-figlio si complicano, Albus scopre una macchia – già nota – nel passato di Harry e prova a cancellarla viaggiando nel tempo con Scorpius e un’infida alleata, Delphi. In questo modo, intende dimostrare a se stesso che c’è qualcosa che gli riesce bene come il padre, cioè catapultarsi in mirabolanti avventure e, pur combinando pasticci, uscirne indenne.

Tuttavia, non ha il cuore tenero di suo padre (sembra anzi credere che la bontà di suo padre sia una finzione messa in atto per avere maggiore credibilità), ma alla fine scoprirà che l’Harry più “maturo”, preoccupato per il futuro dei sui figli, è diventato il mago che è oggi suo malgrado, senza consapelvolmente scegliere di essere un “Prescelto”. E nonostante una nuova profezia parli della “maledizione” da attuarsi tramite l’Erede di Potter, sarà lo stesso Albus a sventarla e a riportare la pace. Pur essendo un Serpeverde.

La narrazione sembra terminare anche troppo presto, alla fine della lettura, ma è capace di suscitare emozioni e riflessioni quasi quanto il primo libro (“Harry Potter e la Pietra Filosofale”). Il piccolo Albus si chiede quale ruolo possa avere nel mondo, vuole evitare la condizione di emarginato, e questo lo accomuna ad un padre che, però, non ha mai avuto dei genitori. Portare il cognome dei Potter nel mondo dei maghi è una responsabilità, o diciamo anche una maledizione, se sei uno studente scarso e fragile.

Tuttavia, Albus riesce a distinguere perfettamente il bene dal male e, come Harry affronterà l’ennesima sfida nelle ultime scene aiutato dagli inseparabili amici, così lo stesso Albus – una volta sovvertito l’ordine temporale, e dopo aver rischiato di non essere mai nato – riceverà un grandissimo “assist” dal fidato Scorpius. È proprio quando Harry esplode in un

Non ho mai combattuto da solo, capisci. E non lo farò mai.

che dal suo personaggio emerge il lato più umano, meno eroico (e forse un po’ “babbano”), ossia il vero Harry, quel padre che è maledizione ed alter ego di Albus Severus.

Ma il bello è che in questa storia tutti sembrano avere un lato oscuro e un lato buono; tutti appaiono un po’ Serpeverde e un po’ Grifondoro – Draco è una persona decisa ma onesta, Scorpius e Albus sono Serpeverde fuori dal coro, Rose sembra avere scarsa empatia con le persone fragili pur essendo una Grifondoro, ed Hermione diventa, in una dimensione parallela, psicopatica o ribelle pronta a tutto.

E se c’è una morale, in tutto questo, una semplice parola-chiave più volte ripetuta – “amicizia” – suggerisce che, accanto alla forza che ha salvato e reso potente Harry – l’amore – ne esista un’altra altrettanto capace di salvarci da noi stessi e dalle nostre maledizioni interne: l’affetto degli amici. Una magia che può umanizzare e rendere un po’ babbano, ma molto più forte, qualsiasi mago.

Il mio consiglio? Correte a leggere “Harry Potter e la maledizione dell’Erede”, perché insieme ad Albus tornerete anche voi indietro nel tempo rivivendo i momenti più belli della saga.

Maria Cristina Folino

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