In una Roma sospesa tra storia e contemporaneità, la proroga della mostra Caravaggio 2025 a Palazzo Barberini, visitabile fino al 20 luglio, si trasforma in un’occasione per riscrivere l’intero percorso espositivo. A firmare questo rinnovamento sensoriale è Francesco Murano, uno dei più autorevoli light-designer italiani, che con il suo intervento trasforma la luce in racconto, in sussurro, in gesto drammaturgico.
Un riallestimento che ascolta le opere
Non una semplice illuminazione, ma una “scrittura di luce”, come la definisce lo stesso Murano. Un disegno calibrato che non invade, ma accompagna. I capolavori di Caravaggio — Flagellazione di Cristo, Giuditta decapita Oloferne, Davide con la testa di Golia, Ecce Homo — emergono dall’ombra come visioni interiori, sospese tra dolore e bellezza.
“Caravaggio non va illuminato, va compreso”, afferma Murano. La direzione della luce, la temperatura colore, il ritmo degli ambienti: ogni elemento è pensato in funzione della struttura emotiva e formale dei dipinti. E l’effetto è quello di uno spazio intimo, meditativo, in cui il visitatore è invitato non solo a guardare, ma a entrare in dialogo con l’opera.
La luce come atto poetico
In questa narrazione luminosa, ogni stanza del palazzo diventa una “camera della visione”, in cui la luce scolpisce lo spazio e valorizza la monumentalità delle opere e degli ambienti. Un progetto site-specific, che non impone ma interpreta, lasciando che le ombre raccontino, che il buio suggerisca, che il chiaroscuro si faccia linguaggio universale.
Particolarmente toccante l’intervento sulla Flagellazione di Cristo. “Basta una sola luce per far risplendere il corpo di Cristo”, spiega Murano, che già nel 2011 aveva illuminato lo stesso dipinto nella mostra “Gli occhi di Caravaggio”. Un’illuminazione che diventa quasi alchimia, evocando la figura del cardinale Del Monte, mecenate del pittore, e il mistero dei pigmenti che sembrano accendersi da soli.
Un’esperienza immersiva e narrativa
Questo nuovo allestimento rappresenta una riflessione profonda sul ruolo della luce nell’arte contemporanea. Non più semplice supporto tecnico, ma voce silenziosa che racconta, che interroga, che emoziona. L’arte diventa esperienza sensoriale e spirituale, e il pubblico ne esce trasformato, come attraversato da un’intima rivelazione.
Con Francesco Murano, la luce diventa scrittura e Caravaggio si svela in tutta la sua potenza emotiva. A Palazzo Barberini, l’ombra è parte della visione.












