l team IDstile è un pool dinamico di creativi di un’età ancora considerata giovane: dai 23 ai 42 anni, la squadra ha le idee chiare e parla con franchezza di come, questa piccola azienda di design industriale tutto italiano, nata sulle rive del Lago Maggiore, cresca piano piano, supportata dalla fiducia che i clienti dimostrano giorno dopo giorno.
Risponde Elena Palieri, Marketing Manager IDstile
Ci piace crescere insieme al cliente” – “scegliamo di mantenere un approccio semplice, la qualità e l’accuratezza dei nostri lavori parlano da sé e raccontano la passione e la cura che mettiamo in ogni progetto, piccolo o grande che sia“.
Elena Palieri,IDstile,Marketing Manager IDstile
Nell’ultimo anno avete profondamente rinnovato l’azienda*. Com’è la IDstile oggi? 
Siamo passati da un modello di gestione e sviluppo low profile, gestito solamente attraverso internet, a un vero turnaround che ha cambiato profondamente sia la qualità che i costi dei nostri progetti. Abbiamo scelto di seguire di persona il cliente, interfacciandoci con lui attraverso team manager specializzati e di fornire tutte le attività necessarie che permettano di ottenere un servizio completo dall’inizio alla fine. Abbiamo potenziato il team operativo, di oltre 400 collaboratori (designer, grafici, architetti, ingegneri e progettisti), investito sulla comunicazione e sul piano commerciale per essere pronti a seguire il progetto lungo tutto il percorso: dal concept al design, al modello 3D, al prototipo fino al supporto alla comunicazione, al marketing e al posizionamento sul mercato.
*IDstile è un ramo della Drawpon Lab, fondata da Matteo Cibelli nel 2012 – ndr 
Nel rinnovamento avete anche suddiviso i comparti operativi sul design industriale. Perchè?
Abbiamo deciso di seguire una linea molto precisa, che renda facile la gestione del lavoro, ne riduca i tempi e soprattutto i costi, chiave dolente per l’industria oggi. Abbiamo un reparto grafico, un reparto marketing e comunicazione, una divisione commerciale, un laboratorio operativo per la realizzazione dei prototipi, oltre ai settori verticali: design, render, architettura, modellazione 3D e ingegnerizzazione dei prodotti. Con questo sistema siamo riusciti a soddisfare tutti i nostri clienti e questo per noi è il valore fondamentale.

L’ultima novità è la delocalizzazione dei servizi, per ottenere un design industriale di prestigio a costi ottimizzati. Cosa significa? 

Abbiamo oltre 400 collaboratori sulla parte operativa di design e progettazione. Non tutti lavorano direttamente dalla nostra sede centrale, molti scelgono di mantenere il loro studio o l’abitazione come luogo di lavoro. Manteniamo sempre il controllo sul loro lavoro con incontri fisici e un tutor specializzato coordina e approva ogni passaggio, in modo da garantire un progetto perfetto.
La delocalizzazione ci permette di ridurre notevolmente i costi incidendo così anche sul preventivo finale, che risulta molto meno costoso rispetto alle design house tradizionali, ma con una qualità eccellente, grazie al fatto che selezioniamo accuratamente tutti nostri collaboratori. Realizziamo sia i progetti su richiesta del cliente, sia scendiamo in campo con nuove proposte, ma quello a cui teniamo di più è presentare sempre un prodotto che faccia dire: “lo voglio“. Perché è italiano, è esteticamente e funzionalmente perfetto. Il nostro design è pensato per soddisfare ogni budget: partiamo dal target price stabilito dal cliente per scegliere la squadra di lavoro e la progettazione migliore. Dedichiamo la stessa cura e attenzione ai progetti più piccoli come a quelli più grandi, ottimizzando sempre il costo senza perdere in prestigio e qualità. Insomma: affordable luxury, lusso accessibile, se vogliamo.
Lusso accessibile? Non è un ossimoro?
No, perché c’è un lusso, anche nel design e nella progettazione industriale, che non è accessibile, è solo esclusività, si paga più per il nome che per la qualità effettiva del progetto.
I nostri progetti sono di prestigio perché tengono conto della qualità, dell’accuratezza e della perfezione di ogni prodotto ma il prezzo che viene pagato è il costo effettivo del lavoro. In sostanza si paga per il lavoro che si richiede. Nulla di più. Il nostro lusso è accessibile proprio perché, grazie all’ottimizzazione dei costi possiamo offrire la qualità alle grandi aziende come alle industrie più piccole.
Ci vuole coraggio per investire nell’innovazione attraverso il design industriale in un momento di instabilità economica come questo? 
E’ chiaro che la stabilità economica è l’ideale per un industria ma è proprio adesso che bisogna operare in un sistema di crisi, innovando le proprie linee di prodotti e la propria immagine per emergere sul mercato concorrenziale e aumentare i propri fatturati.
See now buy now: vedi ora e compra ora, cosa ne pensa? 
Interessante, ma nel disegno industriale è meglio usare i giusti tempi. Ci vuole qualche giorno per raggiungere un accordo sulle idee del progetto, una produzione industriale è l’immagine dell’azienda, meglio seguire ogni fase del progetto senza fretta e con i giusti tempi, presentare al pubblico l’innovazione quando si è pronti e pienamente soddisfatti.
Voi fate design industriale e parlate anche di innovazione, un termine spesso difficile per l’industria tradizionale italiana, che progetti ci sono su questo? 
Facciamo design industriale, un settore non facile da innovare. Puntiamo molto sulle contaminazioni. Un’azienda che resta rinchiusa dentro al proprio guscio difficilmente riuscirà a restare a galla offrendo l’innovazione di cui il pubblico ha bisogno. Crediamo che unire le forze, anche di aziende non concorrenti, possa essere la strada giusta per permettere il giusto grado di innovazione, quella ventata di aria fresca di cui l’industria italiana ha bisogno. Inoltre facendo operazione di co-marketing e co-branding contaminando i settori si ottengono anche molti più contatti. Insomma: contaminazione e networking per risollevare il mercato. Vogliamo offrire tutti i vantaggi creativi, progettuali e tradizionali di cui le industria hanno bisogno.
Lei però non ha iniziato subito nel settore del disegno industriale …
Le mie prime esperienze marketing sono state nella GDO, la grande distribuzione è una scuola ottima perché offre la possibilità di misurarsi con molti settori contemporaneamente, dal food al tessile all’high tech e molto altro. Gli anni successivi ho dedicato molto tempo al marketing per la moda e questo mi ha dato modo di intraprendere percorsi finalizzati a rendere interessanti i prodotti per un pubblico eterogeneo. Il design è stata una naturale conseguenza, probabilmente oggi più allineata al mio bisogno di sostenere l’industria italiana in modo concreto facendo leva sulla qualità, al praticità tecnica e l’emozione, in egual misura.
 
Cosa di dice in giro oggi della IDstile?
La stampa ne parla sempre più spesso e questo ci inorgoglisce: le testate importanti, come La Stampa o Il Sole 24 Ore hanno diffuso la nostra filosofia mentre le riviste di settore comunicano al mercato la nostra realtà. Iniziamo ad esistere sul mercato e questo è un bel passo avanti. tuttavia le opinioni che più ci interessano sono quelle dei nostri clienti, e fino ad oggi sono tornati tutti, non possiamo che ringraziarli per averci dato fiducia e garantiamo un servizio sempre migliore.

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