Cori Amenta

Intervista di: Gabriele Vinciguerra

Tutti la vogliono, tutti la cercano, tutti la celebrano. Solare, provocatrice artistica, spazia dalla moda all’arte. Veste le celebrity più importanti ed ha l’umiltà della ragazza della porta accanto.

Questa è Cori Amenta, designer e fashion stylist, che per Dolce & Gabbana ne è stata la celebrities stylist.

Sei una Stylist amata e richiesta da celebrità internazionali. Il tuo segreto?

Credo di essere una persona che ama moltissimo quello che fa, mi giungono voci che viene appezzato e ne sono felice, anche sé fondamentalmente cerco di soddisfare la mia bramosa e onnivora ricerca di stile…

Le tue più che delle scarpe, sono delle vere opere d’arte. Quanto è importante l’arte mediterranea come Stylist? Quanto ha influenzato la tua visione artistica?

Ho sempre adorato gli accessori e collezionarli in modo maniacale, disegnare scarpe per me è stato come regalare a una bambina la casa di Barbie… si è realizzato un sogno. Normalmente mi ispiro a tutto ciò che mi turba in un modo o in un altro: la Sicilia, mia grande musa è legata al dramma della mia adolescenza, il clubbing è stata la mia nuova libertà, Sofia Loren o Grace Jones, due icone apparentemente diversissime, ma accomunate da un temperamento e uno stile unico, amo l’arte, il cinema i discorsi sotto casa … la mia massima fonte di aspirazione è la vita vissuta a pieno.

Cori Amenta

Parlaci della tua nuova Griffe: Le Ali di Hermes? Che significato gli attribuisci?

Le ali di mercurio del mio logo non sono altro che la stilizzazione di un tatuaggio che avevo fatto moltissimo tempo fa dopo una lite con i miei e la mia conseguente partenza “al continente” rappresentano la forza, la libertà, l’individualità, il carattere, l’esuberanza.

Quanto è cambiato il mondo della moda in questi ultimi due anni?

Questi ultimi anni hanno messo fortemente a rischio un sistema intero. Le priorità adesso sono altre, la vita, la salute e il frigo di casa pieno… le fashion week e la moda intera è stata messa da parte non solo dalla gente, soprattutto dalle istituzioni che pur vantandosi volentieri, fa molta fatica a capire che siamo totalmente inermi davanti a tutto questo.

Dall’altra parte credo altresì, che la moda sia una delle artefici della nostra ripresa. La moda, l’arte, lo spettacolo, il sogno servono ad innalzare le nostre anime maltrattate per troppo tempo.

Cori Amenta

L’essere umano e le sue diversità. L’accettazione nel non essere convenzionalmente normali. Ma chi stabilisce la normalità visto che non siamo noi a decidere cosa siamo? Il mondo dei lustrini come la pensa?

Parto dal presupposto che ognuno di noi è come un abito di haute couture, pezzi unici e difficilissimi da indossare, ma assolutamente perfetti nella propria unicità. Avendo una formazione artistica ho sempre vissuto molto male la definizione “normale” tradotto dignità sufficiente cioè zero scuole o Stairs in studi importanti… la anormalità è un dono divino, ma scoperta e fomentata al meglio delle proprie possibilità. Il mondo dei “lustrini” è un sistema molto serio e convenzionale esattamente come tutti gli altri, soltanto con diktat differenti… bisogna essere esattamente con caratteristiche (anche fisiche) specifiche e non vengono accettati quelli che non possiedono tali caratteristiche.

La tua sensibilità interiore è anche espressione della tua capacità artistica nel saper incantare con le tue creazioni. Da dove trai ispirazione?

Normalmente mi ispiro a tutto ciò che mi turba in un modo o in un altro: la Sicilia, mia grande musa è legata al dramma della mia adolescenza, il clubbing è stata la mia nuova libertà, Sofia Loren o Grace Jones, due icone apparentemente diversissime, ma accomunate da un temperamento e uno stile unico, amo l’arte, il cinema i discorsi sotto casa… la mia massima fonte di aspirazione è la vita vissuta a pieno.

Che progetti hai per il 2021?

Dopo un periodo di vacanza lungo un anno non vedo L’ora di ripartire di fare nuove cose e nuove collaborazioni.

Ho appena firmato una collezione di ceramica che uscirà in estate nella mia Noto, la collezione di calzature adesso in stand by causa questo periodaccio dovrebbe ripartire, farò tre collaborazioni con riviste patinate che non avevo ancora fatto, sto mettendo a posto degli immobili in Sicilia per realizzare delle ville /vacanza a Noto, vorrei tanto fare nuovamente serate come DJ, ma soprattutto desidero poter passeggiare di notte e baciare e abbracciare i loro ed i cari senza più paura.

Intervista di: Gabriele Vinciguerra
Cover image di Ilenia Modica

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Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

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