La Conferenza Internazionale dedicata al tema dell’Economia Sociale, svoltasi a Madrid lo scorso 23 maggio, è stata l’occasione per definire meglio i termini di un Protocollo tra 11 Paesi europei finalizzato a sviluppare un modello di imprenditoria sostenibile conforme alle linee programmatiche stabilite dalla Commissione Europea in vista del biennio 2018-2020.

Spagna, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Slovenia, Romania, Grecia, Malta, Bulgaria e Cipro si sono mostrate coese nell’affrontare un Piano di Azione volto a cambiare concretamente il volto del mercato sociale europeo auspicando che esso sia sempre più rivolto alla reciprocità, al rispetto delle potenzialità di ciascun paese ed alla valorizzazione delle qualità umane, vero impulso del terzo settore.

Tali auspici sono confluiti in una Dichiarazione che i rappresentanti di ogni singolo Paese partecipante hanno sottoscritto all’unanimità e che rappresenta il suggello di un protocollo intitolato “L’Economia Sociale un modello per il futuro dell’Unione Europea: l’imprenditorialità sociale e le altre organizzazioni dell’economia sociale“. Tra gli obiettivi vi è la costruzione di una vera e propria rete sociale delle competenze che sia davvero inclusiva, ossia comprenda tutti i cittadini europei, soprattutto quelli più fragili e vulnerabili.  I propositi di integrazione sociale ed economica dell’UE, sanciti con la firma di tutti i paesi coinvolti, sono fondamentali anche alla luce del G7 che nelle ultime ore si è svolto a Taormina, in cui si discute di sicurezza ambientale e sociale e di migrazione, con l’intento di trovare un accordo nelle modalità di gestione dei flussi affinché gli stessi si trasformino in una risorsa.

L’Italia assume un ruolo fondamentale nell’aggregare le istanze dei diversi paesi, data la presenza di un solido apparato del Terzo Settore, che risulta ancora più rafforzato dalla Riforma che è stata approvata dal Parlamento lo scorso anno e che si accinge ad essere attuata con i decreti legislativi. Alla convention, organizzata dal Ministero del Lavoro Spagnolo, della Social Economy Europe e della CEPES (Confederazione spagnola delle imprese delle economie sociali), è intervenuto anche l’On. Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, che ha presentato con dati alla mano un bilancio sull’influenza del nostro Paese come volano di crescita per l’Europa. “La riforma italiana –  ha affermato il Sottosegretario alla stampa – si muove lungo le stesse linee guida della “Social Business”, iniziativa lanciata dalla Commissione Europea nel 2011 e le cui priorità rimangono ancora attuali: ovvero dare identità e visibilità alle organizzazioni che, a vario titolo, operano nel Terzo settore, agevolare la costituzione e la diffusione dei soggetti operanti nell’ambito della c.d. economia sociale, favorendo anche l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati, e valorizzare le esperienze di volontariato e di lavoro delle persone che operano nell’ambito del Terzo settore. La riforma comprende il Servizio Civile Universale che riteniamo offra una importante opportunità di crescita civile e professionale ai nostri giovani, ma che riconosce anche il ruolo e il valore di alcune attività nel migliorare il benessere delle nostre comunità”.

Marianna Gianna Ferrenti

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