“Lasciate commuovere i vostri cuori per promuovere la pace”
                                                   Papa Francesco, giorno di Natale.

Nulla è riconducibile ad una semplice visione onirica, è un messaggio di speranza e devozione. Credere in un qualcosa che dia valore aggiunto alle nostre emozioni. Bisogna essere pronti per un tale trasporto emotivo poiché è “a special trip to spirituality” (un viaggio speciale incontro alla spiritualità), nel suo senso più acuto, come le voci che sono una lamina che trafigge il cuore, un pass per arrivare a Dio.

Quando venne il turno di Amazing Grace, un classico per la musica Gospel (God Spell = parola di Dio) venne raggiunto l’apice, che non è mai abbastanza, perché in questo genere musicale quello che conta veramente non è quanto si sopporta una certa nota piuttosto di altri accorgimenti non meno importanti. Quello che conta è il  tripudio di emozioni, meraviglie e lancinanti sensazioni, che in questo caso sono arrivate dall’altra parte del mondo, da New York, più specificamente da Harlem. La distanza in questo casi rimane un dettaglio perché tutto questo tripudio di suggestioni vivono nel cuore di ognuno di noi che ne è protagonista.

La fede non è un fatto oggettivo, ma soggettivo. Il Gospel è una riconciliazione, la musica incita ad essere se stessi ed infondere un messaggio di speranza. Aiuta inoltre a guardare non attraverso gli occhi ma attraverso il cuore, per nutrire l’anima.

Missione: fondere gioia e felicità insieme. Partecipazione, interazione giocano un ruolo di primo piano. Le aspettative erano già alte in partenza, e sono state superate. Il “Gospel Explosion” è stata una vera e propria esplosione di spiritualità pura, di magia e d’incanto.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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