“Prendas” in sardo significa gioielli, e la loro storia rientra in quel circuito di tradizioni dell’anima che riescono per brevi attimi ad entrare in quell’immaginario di emozioni senza tempo che solo la natura effimera dei sogni riesce ad eguagliare. Artigiano deriva appunto dall’atto di rendere dei materiali degli oggetti d’arte, dando loro un valore che difficilmente  sarà in grado di rappresentare la realtà. Perché come ripetuto più volte nei miei articoli, il valore che attribuiamo alle cose non sarà mai identico al valore di mercato, sminuendo il lavoro di tanti, ma non quello di quei pochi ai quali basta uno sguardo od un sorriso di chi indosserà i propri prodotti per essere felici.

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Proprio come accade da qualche mese a Manola che con i suoi Goldsmith (Bosatsu Goldsmith) riesce a fare veri e propri miracoli rendendo le persone fiere di indossare, regalare o semplicemente possedere una sua creazione forgiata con il desiderio quasi irreale di rendere loro unici in accordo agli accessori che indossano.

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Tutto ciò che è in grado di creare dei legami tra noi e la nostra personalità fa parte senza ogni sorta di dubbio ai desideri più intimi, desideri misti a qualcosa che favorisca il rilancio di qualcosa simile alla speranza che in un mix di sacrifici e sogni sia in grado di dare vita a qualcosa che rinvigorisca lo stato d’animo di soddisfazioni ineguagliabili, che rendano la nostra vita un cammino di opportunità vissute, gradite, opponendosi ad attimi bui, difficilmente occultabili, per quanto il loro colore metaforico ne faciliti l’atto.

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La mancanza di lavoro molto spesso favorisce il diffondersi di atti irrazionali se non si possiedono i mezzi necessari per muoversi ed andare oltre. Manola non ha mai perso la capacità di sognare e di credere che con le proprie capacità il destino non è altro che uno dei tanti modi di vivere la nostra vita, e che quindi ne siamo proprio noi gli artefici.

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Cosicché oggi quei sogni sono qualcosa di direttamente percepibile con tutti i sensi per mezzo delle sue creazioni che sono in grado di rappresentare in un trait d’union invidiabile il carattere della Sardegna, terra fiera e orgogliosa di se  e dei propri tesori come quelli di Manola.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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