Vino, arte, storia e terracotta, ma principalmente passione. Le mille forme di abbinamento indicano come nasce lo sviluppo per le aziende della terracotta, nella zona dell’Impruneta, e il vino, un legame tra mondi diversi ma compatibili.

Rapporti che hanno conosciuto un nuovo impulso, in particolare nel settore del vino, tali da chiamarle operazioni di marketing, prima con operazioni spot pubblicitari, a seguire le grandi cantine realizzate da architetti di grido, le performance d’arte nei vigneti e nelle cantine fino alla ricerca dettagliata delle etichette e nel packaging di artisti.

Ma le strade del vino sono davvero infinite e oggi Artenova supporta attivamente  Elisabetta Rogai a Palazzo Vecchio nell’ambito del G20 sull’agricoltura, abbinando la storia delle giare di terracotta di Leonardo Parisi a quella di EnoArte®, una storia personale e originale, la riscoperta di questo antichissimo metodo di vinificazione del vino, quello in anfore di terracotta.

Artenova, dopo una decennale esperienza nella produzione di manufatti artistico-ornamentali ha deciso di rispondere ad una flessione della domanda di mercato, iniziando ad utilizzare, dopo una lunga fase di sperimentazione, la pregiata argilla di Impruneta per la realizzazione di grandi giare in terracotta per la lavorazione del vino, un nuovo corso aziendale, grazie anche alla preziosa collaborazione interdisciplinare di vari esperti, che ne ha sancito un immediato successo internazionale.

Come ci racconta Leonardo Parisi, proprietario di Artenova: “La Terracotta in terra toscana, una terra eccellente e di altissima qualità, ha infatti le caratteristiche ideali per la vinificazione e la maturazione del vino, è, ad esempio, un ottimo isolante termico e quindi ha la capacità preservare il vino da pericolosi sbalzi di temperatura, mentre la sua porosità consente allo stesso di conservare una giusta ossigenazione e tutto ciò, poiché la terracotta è un materiale inerte, avviene senza trasmettere alcun tipo di sapore. Cosa che invece non accade quando il vino è conservato nel legno.

La semplice argilla viene trasformata in strumenti di lavoro oppure in splendidi ornamenti per giardini e case, oggetti che prendono mille forme diverse, praticamente la rivoluzione della terracotta che vuole mantenere il metodo più antico per conservare il vino, infatti la storia racconta che gli antichi Greci e i Romani usavano anfore per trasportare e immagazzinare il vino, ma pochi sanno che analogamente impiegavano orci in terracotta, spesso interrati, per la fermentazione e la conservazione dello stesso. Oggi usare la terracotta per la vinificazione significa riscoprire una tradizione antica di secoli e allo stesso tempo valorizzare un materiale naturale e attualissimo che, se usato correttamente, è praticamente eterno.

artenova

Questo è un mercato di nicchia, ma si riscontra un grande interesse da parte di nomi importanti dell’enologia italiana e mondiale che porta a pensare ad un trend generale in ascesa La terracotta, fornisce un ottimo isolamento termico creando una ottima ossigenazione del vino, conservando l’integrità dell’uva, il vino si presenta con un colore rosso porpora intenso, deciso e profondo, il profumo dona sensazioni di confettura di frutti rossi in primo piano accompagnate da note leggermente tostate, speziate e di pepe oltreché un sentore minerale dovuto alla terracotta. In bocca una certa morbidezza è resa vitale da una buona vena di freschezza e tannicità.”

Questa è una storia affascinante della Fornace di Leonardo Parisi, dal punto di vista storico e culturale, con la riscoperta dei contenitori in argilla, materiale che fa parte delle nostre radici, un brillante futuro per un “nuovo” contenitore la cui storia appartiene al passato.

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Marina Greggio
Innamorata delle lingue e colleziono instancabilmente viaggi. Nel tempo libero scrivo, leggo, corro e mangio. Milano e Londra sono le mie due case, i due posti in cui il mio cuore si divide.

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