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Amore di Papà, l’esordio impegnato di Grazia De Gennaro

amore di papà

Relazioni familiari e violenza, l’attualità raccontata in Amore di Papà scuote le coscienze

Pubblicato il 10 luglio 2019 da Writers Editor, “Amore di Papà” è una storia di violenza, ma anche d’amore – la violenza domestica analizzata dal punto di vista delle donne e, soprattutto, per le donne.

Nata dalla penna dell’autrice Grazia De Gennaro, giornalista salernitana e convinta sostenitrice dei diritti delle donne, la trama di quest’opera prima si presenta fitta quanto delicata e anche, a tratti, lucidamente cruda nella sua più intima riflessione.

Amore di Papà

Grazia De Gennaro vive a Salerno, dove scrive come giornalista pubblicista e lavora presso Nidil Cgil. Su Facebook ha fondato la pagina Doppia Vu Women Rights, su cui parla di fatti di cronaca, attualità, arte e musica al femminile, con interessanti spunti di riflessione.

Per la sua prima pubblicazione ha scelto un argomento che proviene proprio dal suo impegno civile per la lotta alla violenza. Nel 2019, infatti, le aggressioni domestiche sono ancora realtà roppo spesso taciute e non affrontate con la giusta attenzione da parte di cittadini e media.

L’autrice vuole restituire speranza e forza a tutte le donne che oggi vivono ancora nel silenzio e nella paura. Per questo, le abbiamo chiesto di raccontarci “Amore di Papà” partendo da alcuni elementi cruciali.


Il romanzo “Amore di papà” è dedicato a un dramma familiare che tocca temi molto delicati. Perché hai scelto di esordire con un’opera di questo tipo? 

Sono da sempre un’attivista che, in primis, combatte contro la violenza sulle donne ma, per estensione, non tollera alcun tipo di violenza. Ho scelto quindi un esordio con un tema delicato, drammatico, perché al giorno d’oggi viviamo in una società che, se non subisce scossoni, non comprende la direzione sbagliata verso la quale sta andando. Eppure, spesso rimane ugualmente cieca e sorda. La violenza domestica, in questo caso, è una declinazione di quella che viene perpetrata sulle donne, radicata nella cultura patriarcale che le vuole sottomesse e prive di autodeterminazione. E, così come succede anche all’inizio della storia, tutti intorno ergono muri di silenzio affinché l’aggressore venga protetto, e l’onorabilità della famiglia salvata. Mai si pensa alle vittime, anzi spesso viene imposto di tacere, per cui ho voluto dar loro almeno una voce: la mia.

Le violenze domestiche sono ancora una problematica sommersa. Il titolo del romanzo è un inno alla speranza, o un velato rammarico?

Direi più un velato rammarico. Ho scelto un titolo appositamente fuorviante, che a prima vista desse quasi l’impressione di una favola, piena d’amore e persone felici. Invece, fin dalle prime pagine si respira un’atmosfera pesante, ansiogena, dove tutti i personaggi sono tesi a non contrariare il violento, ad assecondarlo quasi, perché lo temono. Quella che sembra una serena cena della Vigilia di Natale si trasforma in un’atroce confessione. Il mio scopo è quello di catapultare il lettore in una realtà dura, angosciante, come quella della violenza domestica, ma non solo. Vorrei che emergesse anche la forza delle donne e la loro resilienza, la capacità di trasformare un trauma in un’occasione di rinascita, come accade a Nadia, una delle due protagoniste.

Da cosa è nata l’idea, e dopo quanto tempo si è trasformata in romanzo edito?

In realtà, non ci vuole molto affinché una mia idea si trasformi in un romanzo. In questo caso, ho preso spunto dai fatti di cronaca, in particolare quelli che riguardano aggressioni alle donne o femminicidi. Volevo creare un excursus che narrasse non solo l’evoluzione del contesto di violenza, ma anche del pensiero e degli atteggiamenti dei personaggi coinvolti. Delle vittime, soprattutto, che hanno dovuto elaborare delle strategie di resistenza per poter crescere e andare avanti. Oltre al momento critico, ho voluto parlare anche di come la vita procede dopo.

Amore di Papà

Per gli esordienti è spesso difficile trovare un editore. In che modo sei entrata in contatto con Writers Editor

Purtroppo è vero. Molti esordienti, magari, hanno tra le mani un elaborato valido, e non lo sanno finché non trovano qualcuno che lo valorizzi e che vi investa. Io sono stata fortunata: un giorno ho visto per caso, in un gruppo Facebook di lettori, l’inserzione della Writers Editor che cercava nuovi autori. Così mi sono informata e ho mandato un’email. Ho pensato che fosse l’occasione che aspettavo da una vita, così ho deciso d’inviare il mio lavoro, che avevo terminato da poco. Inaspettatamente mi hanno comunicato che il romanzo era idoneo alla pubblicazione. Mi hanno proposto un contratto, e poi ha avuto inizio l’iter per la pubblicazione.

C’è una frase in particolare che può rappresentare, per il lettore, l’essenza stessa del romanzo? 

Con un argomento simile, pieno di sfumature da cogliere, è veramente difficile riassumere questo romanzo in un’unica frase. Però c’è un passaggio a cui sono particolarmente affezionata, perché l’ho scritto pensando a un’amica, che per me è diventata come una sorella. Mi sono ispirata al nostro legame speciale per ricreare quello fra Nadia e Sofia, sorelle non di sangue, ma “di cuore”, come dico sempre io:

Loro non erano sorelle, ma ciononostante lo sembravano, avviluppate nella profondità e spontaneità del loro gesto di amicizia. Anche io sognavo di abbracciare Sofia in quel modo, una volta diventata grande. Nonostante fossi nata da un altro papà, o aveva gli occhi azzurri e io castani.  E anche se non ero segnata da grumi di sangue e lividi, in quel momento soffrivo fisicamente quel martirio nell’anima, come se avessi vissuto nel suo corpo massacrato. Perché lei era parte di me.

Quanto ha influito la tua professione di giornalista nella creazione di un preciso stile narrativo? 

Lo stile narrativo per me è sempre stato innato, ho solo dovuto affinarlo negli anni. Quello giornalistico, invece, ho dovuto apprenderlo, in quanto è totalmente diverso dal precedente e segue regole ben precise, a differenza della narrativa, dove le stesse regole vengono dettate proprio dallo scrittore. Credo siano due modi di scrivere che non si compenetrano, al contrario di quanto è accaduto, invece, per le tematiche.

Dopo questa prima pubblicazione, prevedi nuove uscite a breve? 

L’iter per la pubblicizzazione di un libro ha una vita piuttosto lunga, perché persino nel giro di un anno bisogna continuare a darsi da fare per cercare di mandarlo avanti il più possibile. Quindi nuove pubblicazioni sì, ma temo che non saranno a breve.

Perché, nel 2019, è necessario parlare ancora di violenze familiari, e da quali errori dovremmo imparare?

Credo che non sia un fattore temporale, ma di responsabilità: finché ci saranno omertà, paura di ritorsioni, sensi di colpa che vengono instillati dai familiari delle vittime per indurle al silenzio e cultura della violenza in generale, temo che dovremo aspettare ancora tantissimo prima di smettere di parlarne. L’errore più grande che si possa fare in simili casi è quello di non ascoltare le vittime, di sottovalutare i loro stati d’animo, di costringerle a far finta che vada tutto bene e a mentire a tutti su quello che succede in casa. Quindi, se avessimo la possibilità di rimediare a certe vicende allucinanti, bisognerebbe imparare a fare questo, prima di tutto.  


Amore di Papà o Terrore?

La lotta alla sopraffazione e alle violenze domestiche è ancora un campo di battaglia su cui risulta difficile muoversi. Per questo, oggi il cambiamento muove le fila dalle stesse protagoniste – le donne – le cui parole possono avvincere e liberare, opprimere o far fiorire le loro vite in una complessa lotta allo “status quo”.

Per ulteriori informazioni sull’autrice, e per maggiori dettagli sul romanzo “Amore di Papà“, è possibile collegarsi direttamente sul sito ufficiale di Writers Editor a questo link.

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