Il founder di “Ah ma non è Lercio” spiega nella sua intervista come sta cambiando il mondo del giornalismo in Italia (con la top 5 delle testate meno “informative”)

Ah ma non è Lercio“, una delle maggiori pagine Facebook satiriche italiane, nasce per segnalare agli utenti le gaffe, i “frizzi e lazzi” del giornalismo italiano e per fornire agli utenti un nuovo punto di vista, sicuramente più consapevole, sull’informazione. Attiva dal 2010 con il nome di “Giornalismo becero”, prima ancora della nascita di Lercio, cambia nome per rimanere sempre attuale e al passo con i tempi, senza perdere l’intento di porre l’accento sui casi d’informazione scorretta.
Ah ma non è Lercio
Un punto di vista molto ancorato alla realtà, poiché la pagina ripubblica gli articoli apparsi sul web delle testate più famose, evidenziando, laddove presenti, i titoli clickbait o la particolarità di alcune notizie che sembrano davvero incredibili, nel senso di poco credibili, come se fossero articoli di Lercio (testata satirica che pubblica articoli umoristici).
Quando, però, una fonte d’informazione considerata attendibile cominicia a comportarsi alla stregua di un giornale satirico, si verifica l’effetto umoristico inatteso e talora involontario, che “Ah ma non è Lercio” non manca di sottolineare. Per questo, abbiamo chiesto a Nicolò Ormesi di parlarci della sua pagina e di come sta cambiando il mondo dell’informazione sui social.

Com’è nato “Ah ma non è Lercio”? In quanti siete?

La pagina è nata come esperimento per criticare il mondo dell’informazione in generale: nel 2014 abbiamo avuto un boom, con i primi 20.000 utenti, e da allora non ci siamo più fermati. Io, però, mi sono molto stancato dell’utilizzo dei social e non sono praticamente più presente, se non di rado: la pagina è co-gestita con Giovanni e Antonio. Per questo, abbiamo cercato di portare “Ah ma non è Lercio” fuori dai social, organizzando anche una mostra a Venezia [la mostra-evento organizzata presso la Made in… Art Gallery, dall’1 al 15 marzo 2017, n.d.r.].

Di cosa ti occupi fuori dai social?

Mi occupo di tutt’altro, lavoro in ambito ferroviario. Però sono sempre stato interessato al giornalismo e ai social network, e ho aperto la pagina quando si è cominciato a capire che le cose andavano male, a causa della cattiva informazione.

Secondo te, come sta cambiando il mondo dell’informazione in Italia, soprattutto in questo periodo di pandemia?

Si può sempre fare di meglio. È abbastanza criminosa la confusione che è nata sui titoli delle prime pagine per il vaccino AstraZeneca. In generale, noto che spesso i blogger si documentano molto più dei giornalisti di queste grandi testate, che pubblicano anche in assenza di approfondimenti. Repubblica, ad esempio, ha fatto una prima pagina vergognosa. Se vogliamo cominciare ad assomigliare a giornali come Libero, c’è sicuramente qualcosa che non va.

Come definiresti la tua pagina? Umoristica, satirica?

La definirei una “performance artistica”; l’obiettivo è quello di decontestualizzare gli articoli, con un effetto a volte comico e a volte tragico, per stimolare la riflessione.

Le pagine d’informazione a cui t’ispiri, o che apprezzi?

Direi “Chi ha paura del buio?”, “Amanti della Storia”, “Iconografie del XXI secolo” su Instagram. Preferisco le pagine che fanno informazione senza usare titoli acchiappaclick. E poi “Valigia Blu”: mi piace meno, ma apprezzo molto anche loro.

I giornali che avete citato di meno su “Ah ma non è Lercio?”

Menzione speciale per “Il Post”, che tutto sommato pubblica sempre articoli di cui si può discutere, trattandoli però in modo molto cauto e “morbido”. Questo non vuol dire che sia un buon giornale: è comunque acchiappaclick, ma fa molti meno danni e porta informazione dove manca. Un giornale, invece, molto simile ma in positivo è Domani, che coinvolge molti esperti, sempre con il necessario filtro della redazione.
Ah ma non è Lercio

I giornali, invece, che avete dovuto citare più spesso?

Leggo è peggio di Libero: all’inizio s’intravedeva parzialmente il loro logo nell’immagine di “Ah ma non è Lercio”, anche perché molto simile a Lercio. Hanno anche cercato di farci causa, ora abbiamo tolto l’immagine e abbiamo inserito Repubblica. Perché si è sempre schierata contro un certo tipo d’informazione, e adesso sta facendo pure peggio. Oltre a Leggo, Libero e Repubblica, ci sono l’Huffington Post e Il Giornale, anche se quest’ultimo, a sorpresa, con alcuni articoli ogni tanto sembra riprendersi.

Hai mai pensato di monetizzare la pagina? Quanto è stato importante il rapporto che si è creato con gli utenti?

Il rapporto con gli utenti è stato fondamentale, anche perché il cambio di nome con “Ah ma non è Lercio” deriva proprio da una domanda posta da un utente della pagina, che ci è piaciuta e ci è parsa il nome perfetto per la farla crescere. La partecipazione attiva è fondamentale, ma ormai non credo che i social siano la strada giusta per creare uno spazio aggregativo attivo. Gli utenti vogliono solo svagarsi un po’, ottenere una partecipazione attiva e costante non è pensabile, specialmente di questi tempi. Non ho mai pensato di pubblicare libri ispirati alla pagina o altro, perché mi è sempre sembrato come un voler sfruttare qualcosa che non mi apparteneva. In futuro chissà, vedremo.

Come si evolverà, secondo te, il mondo dell’informazione sui social?

Bisogna capire che ci vuole un impegno personale; le persone non possono subire passivamente tutto quello che vedono sui social, con grafichette e musichette. Il compito più importante spetta proprio all’utenza finale, che deve comprendere che è necessario far fatica per trovare davvero le informazioni più attendibili. E dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo, non limitarci solo ai social.
Per maggiori informazioni su “Ah ma non è Lercio”  è possibile visitare la pagina su Facebook a questo link.

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Maria Cristina Folino
Laureata in Pubblicistica e Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione d'interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, dal 2008 collabora con stampa locale e giornali online. Già docente di scrittura creativa ed esperta di comunicazione digitale, lavora come giornalista e content creator. Impegnata con l'associazione Felix Cultura e altre no-profit, ha vinto numerose competizioni artistico-letterarie a livello nazionale. In passato ha pubblicato una raccolta di poesie con Aletti Editore ("Ali di Gabbiano", Roma 2008) e due ebook, una fiaba e un saggio, con Edizioni Il Pavone ("Liberami da questo libro!", 2010 - "Tim Burton e il Catalogo delle Meraviglie", 2013). Su Instagram ha un account dedicato a libri e moda: seguila su @fashionreaders_books

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