Con questo articolo desidero presentarmi a tutti i lettori di Alpi fashion Magazine, che forse non hanno mai sentito parlare di me. Eccomi qua, mi chiamo Nicola, sono un fotografo, ho 43 anni e sono arrivato a questa professione relativamente tardi, dopo aver vagato per altri meno desiderati mestieri, ma gestendo sempre con alti e bassi il mio pallino per la fotografia, che mi accompagna da quando, ragazzino, mi regalarono una reflex.
Mi ricordo che, alle superiori, conosciuto da tutti per questa mia passione, le insegnanti mi chiedevano di descriverla, e le parole che usavo erano più o meno sempre le stesse. Si legavano al concetto di composizione.
Ho sempre detto quindi che la fotografia permetteva di tradurre una scena tridimensionale in un quadro a due dimensioni. Così come un cuoco magicamente mette insieme gli ingredienti più diversi per creare un piatto delizioso e un pittore scompone una realtà tridimensionale su una tavolozza in maniera più o meno realistica per raccontare ciò che vede insieme a ciò che ha dentro; un fotografo allo stesso modo trasforma uno spazio indefinito in un qualche cosa di definito in 4 lati.
Come chi dipinge sceglie il pennello e i colori, chi scatta ha diversi strumenti per interpretare la realtà. Ovviamente il primo strumento ce lo mette Nostro Signore, e si chiama LUCE. La luce è per il fotografo il primo elemento per raccontare qualche cosa. Se un soggetto più o meno animato viene ritratto in diversi momenti e con luci diverse questo può cambiare il suo significato.
Abbiamo a disposizione una scatola di colori o di chiaroscuri virtuale a seconda della luce che troviamo in ambiente, che sia naturale o costruita. Uno splendido vantaggio.
Il secondo strumento si chiama Lente, o obiettivo. Attraverso il cambio della lente non solo avviciniamo o allontaniamo il soggetto, ma possiamo interpretarlo, allargando o stringendo i confini dell’inquadratura, avvicinando i piani o allungandoli. Altro vantaggio non da poco.
Ognuno poi ci mette del suo, ovviamente in fatto di creatività. Una volta un fotografo, prima che divenissi un professionista, mi dette un prezioso consiglio: potevo muovermi nello spazio, piò o meno a 360° intorno al soggetto che desideravo ritrarre. Sembra ovvio, ma i risultati che si vedono dalle immagini che si vedono in giro ne smentiscono l’ovvietà.
Bene, alla fine di questi discorsi passiamo al pratico. Che cosa faccio? Mi piace raccontare storie, creare sequenze di immagini che abbiano un senso compiuto e che trasmettano qualche cosa a chi le guarda. Avendo una buona attitudine commerciale preferisco generalmente applicare le mie idee di storie ai prodotti o alle persone che svolgono mestieri, rendendo il mio lavoro meno filosofico e più concreto.
Una volta diplomato alla Kaverdash in fotogiornalismo, sapevo che non avrei scelto la strada della cronaca, fosse questa di guerra o di pace. Ho iniziato quindi a vendere i miei servizi nei settori che per il momento avevo più vicini: gli sport equestri. Per fortuna la produzione di alcuni buoni scatti mi ha permesso di continuare a lavorare in questo settore, unendo però altri soggetti a seconda della committenza.
Lo sport di fatto mi ha sempre affascinato, non tanto da praticare, quanto da fotografare. Le scene che restituisce, i colori, i contrasti, le espressioni, lo rendono un settore per me pieno di nuovi spunti.
Chi decide di affidarsi a me per servizi sullo sport non lo fa per una capacità tecnica particolare di immortalare azioni di gioco, quanto per raccontarne la preparazione, le emozioni.
Vi offro quindi una prima gallery sportiva, che spazia dal calcio ai cavalli, passando per ciclismo e automobilismo. Spero che Vi piaccia e spero di trasmettere con questi scatti quello che i miei clienti cercano e trovano, ovvero qualche emozione.
Grazie a tutti.
Nicola Ughi














