Un nuovo romanzo, misterioso e avvincente, nasce dall’acume della penna di Vincenzo Benvenuto, scrittore e avvocato campano
Un nuovo autore emergente si affaccia sul già vasto olimpo dei romanzieri campani. Vincenzo Benvenuto, nato a Salerno, classe ’77, è un avvocato con studio legale a Salerno; curatore del blog http://deambulandosolvitur.blogspot.it/, nel corso degli anni si è cimentato anche con il giornalismo. Nel 2010 ha esordito con il romanzo di narrativa “Tra le pieghe di un sorriso”, pubblicato da Davide Zedda – La Riflessione Editore, e la sua nuova opera, “Le dita del Comandante”, sembra ancor più promettente. Scrittore per passione, lavoratore con un’immaginazione fervida e instancabile, Benvenuto pare esprimersi in quest’opera con la consapevolezza di chi trasferisce parte del suo bagaglio di competenze in una divagazione nitida e fulminante, discosta dalla realtà quel tanto che occorre per sprofondare in un mondo letterario che scorre parallelo alla nostra quotidianità.
Stavolta si tratta di un’indagine privata, condotta da un giornalista ossessionato dai ricordi, che proverà a stupire il lettore accompagnato dallo stile serrato, quanto acuto e avvincente, del giovane autore. “Le dita del Comandante”, pubblicato quest’anno da Echos Edizioni, è stato presentato anche nello spazio dell’editore al XXX Salone Internazionale del libro di Torino, terminato proprio ieri con gli ultimi appuntamenti della fiera. Benvenuto spiega inoltre che il pittore Andrea Tabacco ha impreziosito il romanzo “con un disegno bello e utile per capire la geografia delle varie morti”.

Insieme ai rapidi “flash” che introducono le scene, quasi come inconsapevoli flussi di coscienza occasionali e sintetici, emblematica è la citazione di George Orwell cui l’autore sembra riferirsi: “Il segno distintivo dell’uomo è la mano, lo strumento col quale fa tutto ciò che è male”. Infatti anche qui, con le mani che affondano nel delirio della pazzia, un uomo impugna un’arma troppo grande per essere confinata nell’alveo di un cuore e, come si vede già dalla copertina, le dita si sovrappongono fino a formare due ali di un immaginifico e bituminoso volatile infernale, lo stesso uomo agguanta la vita delle sue prede.
Un viaggio che spazia dalla Spagna al Marocco, dal Senegal alla Costa d’Avorio, e poi Angola, Madagascar, Somalia, Iran, Turchia; infine l’Italia, dove l’aquila volge il capo allucinato alla ricerca dell’ultimo e risolutivo granello del suo rosario di follia. Solo Adriano potrà scendere nel sottosuolo dell’umanità che ha contaminato il suo presente e, ancor di più, il suo passato, ed emergere con una verità agghiacciante.
Con l’aiuto determinante di Gustavo, Celeste, Michele e del mastodontico Brancaleone, il protagonista riuscirà dare un senso ad una macabra ritualità in cui si sustanzia la “maledizione del Che”. Fino a quando, alla fine del sentiero, si raggiungerà finalmente la catarsi, cristallizzata nell’ennesimo articolo sul giornale (stavolta l’ultimo), che potrebbe addirittura sopravvivere al suo autore.
Un altro dettaglio particolarmente interessante, per il lettore attento, è il riferimento alla piscina comunale “Simone Vitale” di Salerno, intitolata al figlio del giornalista Giovanni Vitale – giovane pallanuotista che morì cercando di salvare alcuni passeggeri da un incendio che, nel maggio 1999, divampò sul treno dei tifosi salernitani di ritorno da Piacenza. Elemento, questo, che rivela in maniera chiara il forte attaccamento dell’autore al suo territorio d’origine.
Non resta che perdersi nel labirinto di questa storia ricca di misteri ed emozioni, attraverso il linguaggio studiato ma non pesante, e mai banale, di Vincenzo Benvenuto. Un esperimento ideale per i divoratori di thriller, stanchi dei soliti noti anglo-americani. E chissà che il prossimo libro nella vostra personale “top ten” non sia proprio questo.













