L’ultimo rapporto EFSA del 2016 sull’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura e nel cibo che arriva sulle nostre tavole rivela dati piuttosto contrastanti. Da un lato, le sostanze chimiche sembrano essere parte integrante che caratterizza tutta la catena produttiva: dalla produzione agricola alla distribuzione e al trasporto. Dall’altro lato il 97% del campione di cibo analizzato è a norma di legge, anche se di questi il 56,6% erano privi di residui calcolabili e in media pari al’1,6% è risultato non a norma di legge: con picchi in Portogallo (3%), Francia (2,6%), Belgio (2,3%), Bulgaria  (2,2%).

L’Italia invece si ferma all’1,4% per quando riguarda il superamento delle soglie di residui chimici non a norma di legge. Questo per quando riguarda l’import di prodotti dai paesi dell’UE; quando l’importazione invece avviene da paesi estranei all’UE la percentuale dei residui non a norma di legge aumenta al 6,5%. Tra prodotti che a livello internazionale sono più soggetti alle trasformazioni di laboratorio vi sono i funghi selvatici, i pomodori, i fagioli (secchi), i peperoni dolci, le albicocche, gli arachidi, e a seguire il latte, il riso e l’uva da tavola. Fanno riflettere i dati relativi agli alimenti per bambini (latte in polvere, omogeneizzati etc.) dove sono stati trovati l’8,2% di residui chimici (disinfettanti, pesticidi come il rame, fertilizzanti e additivi per mangimi.

Residui di pesticidi sono stati trovati anche in prodotti biologici, anche se la violazione dei limiti imposti per legge sfiora appena l’1,2%. Ed infine, su 9.152 campioni di origine animale, si dice che la maggior parte sono privi di residui misurabili senza però quantificarne una percentuale precisa. Complessivamente si dice nel rapporto che “la probabilità che cittadini europei siano esposti a residui di pesticidi in concentrazioni che possono danneggiare la salute è basso, ma un possibile rischio a breve termine per la salute dei consumatori non può essere escluso”.  In pratica, più passa il tempo ed inferiore è il rischio di ammalarsi.

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