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Pyongyang

Non tutti sanno che la bomba è impiegata incessantemente

«L’ uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi», sono le parole lasciataci da Albert Einstein, che ci spingono ad un’amara riflessione; perché con la locuzione trappola per topi il genio della fisica tedesco non alludeva certo all’omonima commedia di Agatha Christie, ma a un ordigno, capace di distruggere ogni traccia di vita umana.  È il paradosso sottolineato da un altro genio, Günther Anders, pseudonimo di Günther Stern, uno dei massimi filosofi del Novecento. Porsi la domanda «se la bomba venisse utilizzata?» è errato secondo Anders, «perché la bomba è incessantemente impiegata», e in due sensi: nelle sperimentazioni, e come strumento di pressione del potere. «Quando si ha a che fare con la bomba, lo sperimentare diventa subito qualche cosa di più», scrive, a ragione, l’autore di Essere o non essere e di La coscienza al bando.

Agatha Christie
la scrittrice Agatha Christie

L’annuncio della Corea del Nord di aver sperimentato con pieno successo la bomba all’idrogeno, come rivela la dose quotidiana e internazionale di notizie, ci porta a riconsiderare il problema della bomba, e, di conseguenza, quella cecità all’Apocalisse, denunciata a più riprese da Günther Anders nelle sue pubblicazioni, perché non possiamo più rimanere imperturbabili di fronte a un’arma di distruzione di massa più potente ancora delle atomiche statunitensi, che nel 1945 uccisero circa duecentomila giapponesi a Hiroshima e Nagasaki. Il test sotterraneo che ha causato un terremoto di magnitudo 5,7 è stato effettuato nell’impianto di Punggye-ri, nella parte nordorientale del paese asiatico. Secondo le rilevazioni fatte da Seul, a esplodere è stata una carica di 50-60 chilotoni, 5-6 volte più devastante di quella del precedente esperimento atomico del regime, nel settembre 2016. Gli esperti dubitano che il programma militare di Pyongyang abbia raggiunto il massimo stadio, ma sostengono che la sperimentazione di Kim procede registrando progressi notevoli.

È stata unanime la condanna internazionale: dal segretario di Stato Rex Tillerson al presidente americano Donald Trump; dal governo cinese, alla Russia che ha invitato al dialogo. Il  segretario Onu Antonio Guterres ha parlato di «grave violazione» e ha chiesto a Kim Jong-un «di rispettare pienamente i propri obblighi internazionali». Comprensibilmente dure sono state le reazioni anche in Europa. «L’Ue – ha affermato il presidente del Consiglio europeo Donald Tuskè disposta rafforzare le sanzioni contro la Nordcorea». E nel suo incontro con il Consiglio coreano dei leader religiosi, papa Francesco ha esortato a farsi «banditori di pace, affinché non prevalga la retorica dell’odio». Ma nonostante l’approvazione, il mese scorso, di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Pyongyang, Kim ha confermato la strategia di costringere gli Stati Uniti al dialogo e, nel frattempo, accrescere il potere di deterrenza (anche atomico) di Pyongyang, in modo da poter sedere a un eventuale tavolo di trattative in posizione di relativa forza.

Albert Einstein
il fisico Albert Einstein

«Siamo esseri condannati a vivere all’ombra di questa ineluttabile accompagnatrice (la bomba) – scrive Anders, che divenne noto per la pubblicistica sull’allarme atomico – a meno che non troviamo la forza di prendere una decisione». Nel 1956 il suo testo muove dalla diagnosi della «vergogna prometeica», cioè della subalternità dell’uomo al mondo delle macchine da lui stesso creato, per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto finora l’umanità, costringendola fra angoscia e soggezione. «Regna una bonaccia escatologia attorno al problema della bomba – prosegue –  se si prescinde dall’agitazione nella cerchia degli scienziati, […] dobbiamo cogliere gli avvenimenti più lontani nel tempo, quelli venturi e sincronizzarli con un punto nel tempo, quello presente, come se accadessero ora. Infatti succedono ora, perché dipendono dal momento presente».  Secondo il filosofo i padroni della bomba sono nichilisti in azione, e in gioco è il nostro futuro, a meno che, a guisa di obiettori di coscienza, i singoli non cominciano a impegnarsi pubblicamente a non collaborare mai con la sua fabbricazione, la sua sperimentazione e il suo impiego. «Una cosa ha ottenuto la bomba: si tratta ora di una lotta dell’umanità intera. Perché ciò che non sono riuscite a compiere le religioni e filosofie, imperi e rivoluzioni, la bomba è riuscita a compierlo: renderci realmente un’unica umanità (il suo pericolo riguarda tutti). […] La bomba è continuamente impiegata», e con ciò Anders non allude alle prime due esplosioni, alla distruzione di Hiroshima e Nagasaki, ma al ricorso all’arma di distruzione di massa nel dopoguerra, e in due sensi diversi: come mezzo di pressione e nelle sperimentazioni.

Günther Anders
il filosofo Günther Anders

«La caratteristica della bomba è che cancella la distinzione tra esperimento e caso concreto –sottolinea, non senza biasimo, il filosofo – oggi gli esperimenti nucleari non sono più esperimenti, i tentativi di isolarli su atolli corallini o in qualche punto dell’oceano, sono vani. Lo sperimentare non riesce, diventa subito qualche cosa di più che sperimentare, gli effetti sono talmente enormi che [… ]il laboratorio diventa coestensivo del globo […]perché la contaminazione provocata dagli esperimenti è più generale: già ora aria, mare, acqua piovana, terra, mondo vegetale, mondo animale, mondo umano e alimenti sono affetti e infetti – evidentemente oggi non è ancora possibile giudicare in quale misura, ma – conclude così, Anders, la sua diagnosi impietosa – dato che certi periodi di dimezzamento (cioè il tempo in cui viene emessa la metà della radioattività originaria) appaiono fatalmente lunghi, se misurati con le misure della durata della vita umana, l’effetto dei cosiddetti esperimenti è illimitato anche nel tempo: ciò con cui si gioca oggi sperimentalmente può diventare caso concreto, forse l’ultimo, per l’eredità biologica dei nostri figli, nipoti e pronipoti».

Valeria Gennaro

About Valeria Gennaro

Giornalista, redattore di moda e beauty, cinema editor. Cultrice della materia in storia del cinema con la passione per la moda, i bijoux e la social communication. Laureata magistrale in Teoria e filosofia della comunicazione e laureanda in Scienze filosofiche.

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