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La mostra su Marc Chagall a Palazzo Roverella di Rovigo

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A Palazzo Roverella di Rovigo, mia città natale, è aperta la mostra Marc Chagall – Anche la mia Russia mi amerà fino al 17 gennaio 2021. A cura di Claudia Zevi, la mostra approfondisce il nodo centrale dell’opera di Chagall, ovvero l’influenza, sul suo percorso creativo, della tradizione popolare della Russia più profonda, impregnata di religiosità e favole popolate da galli, capre e vacche – animali fortemente simbolici – a cui si accompagnano la spiritualità delle icone ortodosse e il misticismo fantastico della cultura ebraica chassidica di cui l’artista era figlio.

Nell’antica Russia ogni figurazione è considerata sacra. E ciò avviene tramite l’arte sacra delle icone e i lubki, litografie tirate in un numero elevato di copie. Nelle opere di Chagall le immagini dell’universo ebraico chassidico che sta alle origini della cultura dell’artista e dei suoi familiari e quelle del mondo russo che lo circonda fin dall’infanzia e giovinezza si mescoleranno in una sorta di realismo fantastico. 

Moishe Segal nasce in una famiglia ebraica a Liosno, odierna Bielorussia, il 7 luglio 1887. Inizia a studiare a San Pietroburgo e già dalle sue prime opere i ricordi di famiglia e dei villaggi russi irrompono con felicità. In particolare, fanno capolinea le immagini dello shetl – villaggio ebraico dell’Europa orientale di lingua e cultura yiddish. Dal 1911 al 1914 si trasferisce a Parigi ed entra in contatto con il poeta Apollinaire e il pittore Modigliani, poi rientra in patria e resta bloccato per otto anni a causa della guerra. Lì nasceranno alcune delle sue immagini più celebri e dense di emozioni.

Nel 1922 va in Germania dove realizza l’autobiografia “Ma vie” – “La mia vita” che si conclude con le parole “Anche la mia Russia mi amerà”. Per lui la Russia è sempre rimasta il luogo delle radici, di un amore deluso e che sperava si potesse realizzare. Tutto, in Chagall, lascia trasparire la nostalgia e l’identificazione con un mondo che non esiste più. Eppure Chagall è stato in grado di creare un linguaggio che è sopravvissuto al trascorrere delle stagioni. Capace di parlare, ancora oggi, alla nostra sensibilità postmoderna e di farci sognare ad occhi aperti. Perché i sogni non hanno tempo. 

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