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L’incantesimo e lo stupore dell’arte

Ce lo saremmo chiesti più volte, o per nulla al mondo il come nasca un’opera d’arte che per definizione non è altro che qualcosa di sognato, di immaginato, di non capito ma percepito con i sensi.

Capacità sensoriali che però non hanno niente a che vedere con altre già note, e per tanto veniamo spinti da quell’anelito di mistero che affascina terribilmente e porta ad una sola e unica via: quella dello stupore, della bocca asciutta, dell’incanto.

Incanti che sono attimi nei quali non siamo più noi ma veniamo spinti da un’aura di sogno che alla percezione sono lo specchio su cui riflettono tutte le nostre speranze, le nostre aspettative.

Arte è contemplazione di un’ideale, e siglare dei patti tra noi e la nostra stessa anima che verrà arricchita da incredibili fatti imprevedibili, come quelli che qualvolta ci sa regalare Marcello Rosas.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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