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L’amour Fou che legava Yves a Bergé

Le mode passano, lo stile è eterno
                           Yves Saint Laurent

Sono passati cinque anni da quando “la coppia più bella, e la più tormentata, del novecento”, (secondo il regista che li ha immortalati Jalil Lespert), ha perso un contatto durato ben cinquanta anni.

Stiamo parlando di Yves Saint Laurent e Bergé. Bergé che guida la fondazione Yves Saint Laurent col fine di conservare la memoria del celebre stilista, è stato l’ombra elegante e voluttuosa di quel giovane algerino che odiava la moda,ma non lo stile, che secondo molti è stato in grado di, come un passaggio del testimone, dare potere a quelle stesse donne che poco prima Coco Chanel aveva liberato.

Bergé non è stato per Yves semplicemente un socio di affari. I due erano legati insieme da un’incredibile “amour fou”, un amore folle capace di soprassedere agli incredibili sbalzi d’angoscia dello stilista e quindi di superare tutte le avversità. Proprio perché ad unirli era una certa chimica sessuale ed intellettuale, tanto da accusare lo stesso Bergé di essere possessivo nei confronti di Yves. In realtà, tutto ciò era solo amore che era in grado di garantire protezione incondizionata.

Bergé ha sempre creduto nel talento di Yves, tanto che lo ha sempre sostenuto e continua ancora oggi con la stessa fondazione a sostenere la memoria del suo amore folle, un modo per restare legato all’incredibile figura che ha rappresentato Yves Saint Laurent, come se il ricordo potesse in qualche modo colmare dei vuoti, donandoci piccoli attimi di felicità, ma consapevoli di volerci abbandonare al mondo, consci di non avere più obiettivi da perseguire senza la persona amata.

About Stefano Fiori

Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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