Giovanni Granati

Un personaggio che della sua unicità ne ha fatto uno stile di vita attraverso una simbiosi incredibile con specie animali altrettanto meravigliosi.

Una scelta di vita non comune. Da dove nasce questo impulso?

Questo impulso, questa vita in cui mi trovo ora non è stata una scelta bensì un lento cammino che mi ha portato ad essere ciò che sono. Se si crede nel destino probabilmente è questo il termine giusto. Una vita non rosea, varie tragedie familiari e non, tra cui il terremoto dell’Aquila che mi ha dato l’ultimo grande scossone interrompendo tutto ciò che avevo pianificato in precedenza, hanno fatto si che lentamente mi creassi questo mondo, parallelo alla società e al nostro tempo, pieno di arte, di natura, di cose reali insomma. Da piccolo ho sempre avuto una forte propensione allo studio delle varie arti; in più sono sempre stato appassionato dal volo e dall’addestramento degli animali. Era quindi scontato che sarei diventato un falconiere prima o poi ma mai avrei pensato di farlo non solo come passione, ma come un vero e proprio stile di vita.

Che attitudini bisogna avere, e come ci si approccia nei confronti di un’aquila nella misura in cui una persona volesse seguire le tue orme?

L’approccio con un animale forte e potente come un Aquila reale è fondato su un profondo rispetto da parte del falconiere educatore nei confronti del rapace. Si potrebbe quasi dire che tra i due quello visto succube ed inferiore è proprio l’uomo. L’uomo ancorato al suo elemento, la terra, impossibilitato a sfruttare le correnti ascensionali che portano questi straordinari animali dove nessun altro animale riesce ad arrivare (motivo per cui varie civiltà hanno venerato le aquile come massimo simbolo divino). Nel de arte venandi cum Avibus, famoso trattato scritto dall’imperatore Federico II di Svevia nel Basso medioevo, c’è una vera descrizione del falconiere modello, quasi un codice etico che l’imperatore ha voluto donare ai suoi successori. Il falconiere viene descritto come un uomo di media statura, con ottimi ed acuti sensi, non portato ad avere vizi, con una mente aperta e propensa all’apprendimento su vari fronti comprese le varie svariate arti, massima espressione umana dello studio del regno naturale.

Giovanni Granati

Come possono essere impiegate le varie specie animali che hai addestrato?

Oltre che per scopi di avvicinamento dell’uomo ai rapaci e quindi di sensibilizzazione attraverso la conoscenza diretta dei vari esemplari trattati, si possono impiegare nell’allontanamento degli uccelli infestanti, quali gabbiani, piccioni, storni, corvidi ecc.. Sempre più aziende e centri urbani stanno scegliendo questa tecnica per bonificare le aree invase con un sistema ad impatto ambientale nullo. In pratica il bird control si fonda sulla paura istintiva che le naturali prede hanno alla vista del volo del falco. L’uccisione delle prede non è un presupposto contemplato in questa tecnica; il semplice volo libero allontana e disabitua le specie infestanti presenti che abbandonano dopo alcuni interventi il territorio invaso.

Personalmente mi occupo inoltre di sperimentare nuove tecnologie ( gps, droni da inseguimento eccc)su rapaci nati in allevamento come quelli della mia equipe, finalizzate al miglioramento di tecniche riabilitative muscolari per i rapaci selvatici. Ho diversi progetti internazionali attivi attualmente tra cui un progetto presentato al National Geographic per la creazione di un particolare drone capace di individuare e simulare la predazione per il falco allenato in base alle sue capacità.

Ricordi un episodio che ti ha lasciato con il fiato sospeso?

Uno degli episodi più incredibili a cui ho potuto assistere è stato qualche hanno fa in Kazakhstan. La mia passione mi ha dato la possibilità di girare tutto il mondo e di avere 1000 avventure con uomini che, seppur diversi per ceto sociale, religione, colore della pelle, cultura ecc, avevano tutti lo stesso sguardo da sognatore che riconosco di avere anch’io. Mi trovavo sulle Black mountain insieme a dei nomadi Kazaki tra le vallate sconfinate tipiche di quel territorio, Ad un certo punto il capo Famiglia, scivolò con il cavallo e l’aquila sul pugno, lungo una parete innevata di un pendio. Alla fine del pendio c’era un crepaccio con un salto nel vuoto di almeno 200 metri. Il capo nomade con una destrezza e forza disumana riuscì a tirar su facendo leva sulla sua gamba destra il cavallo, tenendo in equilibrio l’aquila e riposizionandosi sulla sella come nulla fosse. Li compresi la reale forza fisica di questi uomini costretti a vivere in ambienti veramente molto ostili.

Giovanni Granati

C’è un legame che vi accomuna nonostante le diversità tra gli uni e gli altri?

Ogni animale della mia equipe ha parte della mia anima, come essi hanno parte della mia. Legarsi con animali così fuori dal comune, così forti, nobili ed intelligenti significa entrare in una vera e propria simbiosi dove anche il tempo sembra fermarsi. con il tempo quindi impari a muoverti e a ragionare proprio come loro.

C’è un progetto che più ti sta a cuore?

Overland movie il film documentario presentato al Santa Barbara film international a gennaio 2020 che sta riscuotendo grandissimo successo in tutti i film festival a livello internazionale.
Overland Movie: il documentario sulla falconeria vince premio in Colorado – Ultime Notizie Cityrumors.it – News Ultima ora.

In cosa consiste il festival delle Aquile?

Il festival delle Aquile è una dimostrazione di volo libero proposta ai turisti presso il comune di Campli in località Roiano (battaglia di Campli) ogni prima domenica di inizio mese. Esso serve per far apprezzare le evoluzioni e le capacità che le aquile hanno nel destreggiarsi tra i venti dei monti Gemelli, in uno scenario veramente unico nel suo genere. Esso va a complementare la proposta offerta presso la fortezza di Civitella del Tronto tramite le passeggiate wild, particolari escursioni dove i visitatori della fortezza vengono guidati dai lupi cecoslovacchi e dai falconi in volo. La finalità è quella di sensibilizzare i presenti attraverso la conoscenza diretta degli esemplari trattati e quindi portare ad avere maggiore cura e rispetto di animali spesso demonizzati.

Parlaci della tua rubrica “L’Arca di Noè” in onda su Canale 5?

Wild man è una rubrica presentata da 5 anni su canale 5 durante il programma L’Arca di Noè. In questa ultima stagione abbiamo rallentato a causa degli impegni lavorativi internazionali collegati soprattutto al film documentario e ai progetti sulla riabilitazione muscolare. Con esso ho avuto la possibilità di intervistare e far conoscere al pubblico italiano falconieri di tutto il mondo passando dall’America del nord, al Kazakhstan, Medioriente, Spagna, Francia ecc.

Qual è il tuo scopo in questa vita?

Il mio scopo è lasciare qualcosa di utile, una traccia per la tutela e la salvaguardia del pianeta, attraverso la conoscenza dell’etologia (psicologia) di questi straordinari animali.

Se tornassi indietro cosa faresti?

Farei naturalmente la stessa cosa. Quello che faccio attualmente mi piace, mi gratifica e mi rende l’uomo più felice del mondo!

Intervista di: Gabriele Vinciguerra
Foto di: Paolo Marchegiani, Annamaria Draghici, Daniele Forcucci, Paan Studio

Qual è la tua reazione?

emozionato
0
Felice
0
Amore
0
Non saprei
0
Divertente
0
Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

Ti potrebbe piacere anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

More in:Interviste