C’è il carattere di un’isola nel lavoro dell’artigiano Paolo Pittiu di Serdiana, un vero e proprio maestro d’arte, per quanto nel suo lavoro siano evidenti quei contrasti che ci fanno ben comprendere la passione, il genio e l’estro creativo.

Il  culto del passato, e il costante far riemergere caratteri del lavoro ormai dimenticati, preclusi a pochi, per quanto considerati obsoleti, ma che tutt’ora, ora più che mai sono sinonimo di qualità, sono le parole chiave del lavoro artigianale, che evoca per certi versi testimonianze di una cultura antica, dal fascino leggendario. Una cultura dedita all’arte ed al gusto di tramandare la consistenza delle cose belle ai posteri, come in una sorta di passaggio del testimone.

Nelle creazioni c’è il carattere di un’isola, che proprio grazie alla sua caratteristica geografica ha saputo preservare come in uno scrigno dettagli che se riemersi concedono attimi di stupore e meraviglia.

Momenti sacri più che preziosi, che fanno pensare alla ricchezza di un popolo. Un popolo orgoglioso, perché cosciente e fiero di appartenere ad un mondo che ha il suo perché di esistere, perché evoca nei suoi prodotti, che realmente spingono, come assistiti da una forza primordiale, verso un insieme di miti leggendari, per quanto ancora completi nella sua interezza, e mistici.

C’è nello stile di questo artigiano la passione del lavoro che deriva dal talento, dal sacrificio. È un fatto anche ereditario, per quanto il genio artistico deriva, in una sorta di passaggio del testimone, da quello paterno.PP-118

Ideale di donna: una donna che ricerca il dettaglio come elemento identificatorio. Sicura di se, detentrice di un carattere predominante, perché fiera di indossare qualcosa che dica al mondo quanto vale.

È un lavoro che non si discosta tanto dal classico artigiano, ma la chiave di lettura è molto definita per quanto palese. C’è una ricerca continua col fine di proporre costantemente qualcosa di nuovo, mai ripetitivo.

Utilizzando materiali organici evidenzia proprio il carattere unico dell’artigiano che riporta il suo lavoro, la sua arte, alla terra, al culto delle tradizioni e del passato.

PP-021Fa rivivere il carattere e le tendenze e le trasporta su di un asse temporale sospeso, su di un filo immaginario in una dimensione moderna, rispecchiando i gusti dei tempi che stiamo vivendo. Un gioiello è un accessorio complesso, perché è quel qualcosa che necessità poco per non tralasciare nulla, per raccontare storie, per far rivivere ed entrare nell’immaginario delle leggende, che nella realtà sono le comuni storie di uomini e di donne. Raccontano il loro lavoro, il loro sacrificio, e nel loro valore intrinseco c’è il vero valore morale.

 

 

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Non è importante utilizzare dei materiali preziosi. Anche da materiali di scarto il prodotto finito può superare le aspettative di chi poi sa realmente apprezzare.

Sfruttare qualsiasi elemento che sembra entrare in contrasto con l’immagine perfetta è concorde al rapporto che si ha, che si vuole definire con la natura, che è necessario in questi momenti.

L’artigiano tende a catalogare le sue creazioni non in collezioni, come è consuetudine nel mondo dell’arte e della moda, ma in generazioni, come fossero figli suoi, generate da egli stesso, tolte da un involucro naturale che le impediva la bellezza  e riconsegnata dal lavoro attraverso il giusto trasporto emotivo.

PP-147La Sardegna è una terra ricca, perché è ricca di storie da raccontare, e penso, anzi ne son per certo, che finché ci saranno storie da raccontare, per il suo popolo millenario ci sarà speranza, speranza di ripartire da se stessi, rinascere dalla stesse ceneri, come la fenice.

Ceneri che sono la materia organica, primordiale, dalla quale i prodotti che ne vengono fuori sono proprio quei gioielli (in sardo “Prendas”,  denota qualcosa di qualità, preziosa)  che dal loro riverbero rievocano nella nostra mente delle fantastiche poesie metafisiche e reali, giocando un ruolo da protagonisti.

 

Photos: Stefano Cogliandro

Project: La Bottega Antica di Paolo Pittiu, Serdiana

Fonte: Newstyle Publications

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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