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Fundanèddë

La Fundanèddë, tra storia e leggenda. Un simbolo di Venosa

Nell’ambito dell’iniziativa “Adotta un monumento”, ideata ed organizzata dal Centro Interuniversitario di Ricerca in Dialettologia A.L.B.a., in collaborazione di Unitre Venosa, è stata presentata al pubblico la Fundanèddë, un piccolo gioiello che fa parte della storia e della cultura popolare della città oraziana fin dal lontano 1500.

L’evento è stato fortemente voluto dalla prof.ssa Patrizia Del Puente, docente di Linguistica e Glottologia dell’Università della Basilicata, assieme al gruppo di giovani ricercatori e studenti che hanno lavorato all’Atlante Linguistico della Basilicata, ricostruendo la storia, con il sostegno della Rettrice dell’Ateneo lucano, Aurelia Sole.


La Fundanèddë, in via delle Fornaci, porta con sé racconti leggendari sulla sua costruzione che si intrecciano alle esperienze vissute dai suoi concittadini. La fontana è stata recuperata e sottratta all’incuria, grazie all’impegno dei cittadini e volontari di Unitre, guidati dalla prof.ssa Patrizia Del Puente e dai suoi migliori studenti.

Inoltre, grazie ad una iniziativa personale di Linda Mollica, animatrice culturale di Venosa, membro di Unitre, è balenata l’idea di far “vivere” la fontanella affinché diventi un presidio identitario. Una idea che si è sposata perfettamente con il manifesto del progetto A.L.B.a, ovvero quello di far rivivere il patrimonio storico-culturale attraverso lo studio dei suoi dialetti, riportandoli alla luce attraverso un percorso che va dalla memoria all’atto pratico della riqualificazione.

In questo luogo così speciale volontari, cittadini e giovani “menti” dedite alla lettura si sono recate nei mesi scorsi in questo luogo così speciale per vivere un momento di convivialità e di gioia, alimentando lo spirito e l’intelletto. “Lì ci ritroviamo a leggere poesie dialettali, seduti sulle proprie sedioline che ognuno si porta da casa e si chiacchiera” commenta L. Mollica. “Unica regola è che ognuno parla il proprio dialetto in una babele di identità. Facciamo comunità. Senza altre pretese. Nel frattempo in molti hanno cominciato a scrivere versi e pensieri in dialetto, ispirati dalla fontanella che evidentemente è evocativa di qualcosa” conclude l’ideatrice di questo momento così speciale.


Ed è proprio grazie alla dedizione e all’amore da parte dei cittadini e dei volontari di Unitre per la città e i suoi vessilli nascosti che, oggi, la Fundanèddë non solo è tornata ad essere una sorgente da cui abbeverarsi ma ha ripreso a sgorgare, a risplendere con le sue tradizioni e a nutrirsi di nuove storie; storie di passaggio, di esperienze; aneddoti di vite vissute che per caso o per destino si sono incontrate nel loro cammino; di unioni e conoscenze che rafforzano le relazioni; di incontri in cui passato e presente si intersecano, seminando il lascito di un patrimonio umano, immateriale.

Il Progetto A.L.B.a, continua ad essere sempre più florido e contempla in sé diverse iniziative. L’obiettivo non è solo quello di studiare e analizzare i dialetti dal punto di vista linguistico (semantico, sintattico, fonetico e fonologico), ma di ricostruirne la storia, il loro utilizzo nella quotidianità, come elemento coagulante della reciprocità.

Il dialetto è una lingua identitaria: basta scavare nel significato e nell’etimologia di una parola per ritrovare se stessi. Così come è possibile scovare le proprie origini e ricompattarsi in un simbolo, come appunto la storica fontana di Venosa, attorno a cui si riscoprono i legami di una comunità. In questo luogo così speciale, si narra di prodigiose proprietà della sua acqua, ovvero quella di legare indissolubilmente il forestiero che la beve alla città, al punto da metterci le radici.

Sopra la Fundanèddë è stata posta una lastra su cui è stata incisa una poesia del venosino Domenico Chieffo, “L’Acqua de la Fundanèddë” che racchiude l’essenza di questa monumentale e storica fontana e il significato storico e simbolico.


Per l’occasione, l’amato maestro venosino è stato omaggiato anche con l’originale interpretazione musicale della sua poesia “L’acqua de la Fundanèddë”, a cura della musicista Vera Evangelista.

Il Progetto A.L.B.a, continua ad essere sempre più florido e contempla in sé diverse iniziative. L’obiettivo non è solo quello di studiare e analizzare i dialetti dal punto di vista linguistico (semantico, sintattico, fonetico e fonologico), ma di ricostruirne la storia, il loro utilizzo nella quotidianità, come elemento identitario di un territorio.

All’inaugurazione i cittadini hanno partecipato numerosissimi; una presenza riconosciuta ed apprezzata anche dal sindaco Tommaso Gammone, che ha invitato tutti i volontari dell’Unitre e i giovani di Venosa a continuare nell’opera di recupero dei monumenti più significativi, con un impegno svolto al rispetto e all’amore nei confronti della propria città.

Un grande apprezzamento a coloro che lavorato per trarre fuori dall’oblio questo magnifico angolo di Venosa, immerso tra le rocce e il verde delle cinte extramurarie, immediatamente alle spalle del Castello “Pirro del Balzo”, e non molto distante dal Parco del Reale di Venosa.  La riserva naturale messa a disposizione da Canio e Donato Lagala, è un’altra oasi di bellezza e di pace immersa nella natura di una incantevole e folta biodiversità, dove a fine serata si è svolto un meraviglioso apericena con musiche e balli popolari.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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