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“Sono Fernanda Wittgens” – una biografia intensa di Giovanna Ginex

“La mia vera natura è quella di una donna a cui il destino ha dato compiti da uomo, ma che li ha sempre assolti senza tradire l’affettività femminile.”

È questo che ha cercato di fare Giovanna Ginex, storica dell’arte e curatrice indipendente, nel redigere il libro “Sono Fernanda Wittgens – Una vita per Brera” edito da Skira, presentato a Brera nella sala della Passione – come un rimando sottile a quella che era la passione di Fernanda, a sessant’anni dalla sua morte. Giovanna si è imposta di conciliare l’essere donna di Fernanda con l’abilità e la fermezza del lavoro che doveva intraprendere ogni giorno. Il volume comprende il saggio introduttivo di James Bradburne, direttore della Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, e i contributi di Erica Bernardi ed Emanuela Daffra.

Con l’autrice sono intervenuti Bradburne, Aldo Bassetti, Matteo Ceriana e Laura Mattioli. Un incontro che riporta all’attenzione, in un mondo del tutto cambiato, l’operato di una donna, “una figura di grandissimo peso culturale”– commenta l’autrice, per ricordare che l’arte è strumento d’educazione e deve essere coltivata.

La Pinecoteca di Brera, come la vediamo ora, è in primis merito di Fernanda Wittgens, poco citata e poco ringraziata fino ad ora. Il suo amore per l’arte nasce grazie a suo padre che la portava a mostre e musei tutte le domeniche. Fernanda entrò a Brera nel 1928, come operaia avventizia, dopo la laurea con Paolo D’Ancona, il docente che le fece conoscere il direttore della Pinacoteca, Ettore Modigliani. Purtroppo con l’avvento del fascismo nel 1935 Modigliani, essendo ebreo, viene allontanato dall’amministrazione braidense eperseguitato. In questo periodo Fernanda continua la sua opera informando costantemente Modigliani, tanto che nel 1940 fa da prestanome per un’opera del suo amico. Nello stesso anno diviene la prima donna in Italia ad essere direttrice di un importante museo.

Le sale dell’Accademia di Belle Arti devastate dai bombardamenti, agosto 1943, stampe da negativo originale, Milano, Archivio Publifoto.

Fernanda non aveva come passione l’arte, lei l’amava con tutta sé stessa, per questo durante la guerra la protegge a costo della sua stessa vita. Fin dall’inizio dei bombardamenti su Milano mette in salvo le opere di Brera, del Museo Poldi Pezzoli e della Quadreria dell’Ospedale Maggiore. Inoltre, si adopera per aiutare ebrei perseguitati ad espatriare e con lei in questo intento, il cugino e coetaneo Gianni Mattioli – la cui figlia era alla presentazione. Purtroppo come tutte le favole i cattivi arrivano e nel ’44 viene arrestata e condannata alla prigione. Dopo 7 mesi di detenzione la sua famiglia, riesce a presentare un falso certificato di tisi e a farla scarcerare. Racconta Laura Mattioli che la sua figura era così grande e autoritaria che perfino le SS di guardia e il cane non si muovevano quando lei decideva di uscire dal letto d’ospedale.

Liberi dal fascismo lei e Modigliani cominciano il progetto di ricostruzione della Pinacoteca: la “grande Brera”, ed assieme all’architetto Portaluppi nel 1950, viene restituita al Paese. Fernanda dà così inizio ad una rivoluzionaria attività all’interno di Brera: vengono organizzate visite guidate per bambini, handicappati e pensionati. Insomma l’arte diventa ufficialmente per tutti, perché infondo lo è sempre stata.

“Fernanda, che come fari ebbe Ettore Modigliani, Paolo D’Ancona e Roberto Longhi” – come ricorda Erica Bernardi nel suo intervento per il libro – “fu tra le prime a parlare di museo vivente e a dare spazio all’aspetto didattico nel museo. Oggi sembra la norma, ma nel Dopoguerra non era così.”

Fernanda Wittgens morì giovane, a soli 54 anni e venne salutata da migliaia di persone nella camera ardente allestita nella sua vera casa: la Pinacoteca di Brera.

Un libro da leggere con la stessa passione con cui Fernanda ha vissuto, un libro da non perdere.

Marina Greggio

About Marina Greggio

Innamorata delle lingue, che studio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Colleziono instancabilmente vestiti e viaggi. Milano e Londra sono le mie due case, i due posti in cui il mio cuore si divide.

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