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Eureka, Sentieri per la formazione negli Istituti Paritari per l’Infanzia

Si è svolta nei giorni scorsi a Venosa presso la Scuola dell’Infanzia ParitariaPiani dell’Annunziata” la giornata dedicata alla presentazione del Progetto educativo Eureka. “Sentieri formativi per coordinatori ed insegnanti della scuola dell’infanzia paritaria” questo è stato il filo conduttore di un percorso che ha coinvolto tutte le scuole paritarie della Basilicata. Oltre alla possibilità di iscrivere i bambini dai 3 ai 6 anni agli istituti statali comprensivi e quelli di età inferiore ai 3 anni al nido d’infanzia, la varietà dell’offerta formativa, infatti, prevede a costo gratuito per le famiglie, l’accesso alle scuole paritarie per l’infanzia.

Nello specifico, l’incontro, incentrato sulla diffusione della cultura pedagogica improntata all’autonomia, alla solidarietà e alla qualità educativa per garantire al bambino un migliore inserimento nella comunità, si è poi soffermato sulla qualità dell’offerta formativa e sulla necessità di organizzarsi per introdurre nuovi percorsi che garantiscano un miglioramento della qualità dell’offerta formativa.

Il presidente Eureka, Sergio Labriola, ha presentato le attività dell’associazione che dal 1991 si occupa a tutto tondo di formazione sui territori di Basilicata (con sedi a Policoro e a Ginestra) ed Umbria. L’attenzione si è focalizzata in particolar modo Protocollo Operativo Eureka per l’individuazione precoce dei disturbi BES e DSA, rispettivamente i Bisogni educativi speciali per gli alunni che presentano particolari bisogni (disabilità, diversità, svantaggio e disagio) e i disturbi educativi specifici (difficoltà temporanea e permanente, pervasiva a livello fisico, organico o biologico, oppure di carattere familiare, ambientale e sociale). In particolar modo, gli atti ministeriali classificano i BES in tre fasce, gli alunni certificati in base alla legge 104/92, gli alunni con DSA i cui bisogni sono individuali  dalla Legge 170/2010 e gli studenti stranieri di recente immigrazione che necessitano di particolari bisogni per l’inserimento sociale e familiare, soprattutto in contesti dove ci sono scarsi livelli di motivazione o di autostima.

Sergio Labriola, Presidente Eureka

Il Presidente Sergio Labriola, inoltre, ha presentato il progetto Intercultura “Elmer l’elefantino variopinto”, gestito dall’associazione Eureka. Un progetto che accomuna una rete di scuole della regione e offre agli istituti coinvolti mediatori linguistici, docenti facilitatori, i contatti con lo Sportello Scuola e numerose proposte di formazione. In aggiunta a questi progetti, il Progetto Intercultura, in linea con le linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli studenti stranieri, emanate nel febbraio 2014, si pone come  obiettivo quello di informare gli studenti e le loro famiglie sulle opportunità formative offerte dal territorio, per ridurre il più possibile la dispersione scolastica. Inoltre, è stata illustrato il funzionamento della piattaforma digitale S.O.F.I.A, il Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento dei docenti, aperta dallo 22 maggio.

S.O.F.I.A. consentirà di gestire l’offerta formativa attraverso una procedura di accreditamento dei soggetti interessati, svolta completamente on line. La piattaforma permetterà la catalogazione, a cura degli enti di formazione, delle iniziative formative che si intende proporre al personale docente di tutta Italia, come previsto dalla Direttiva 170/2016. E viceversa i docenti che potranno accedervi potranno iscriversi direttamente alle iniziative formative e consultare un archivio che farà da portfolio professionale di tutti i corsi sostenuti.

Di fronte alle nuove sfide dell’attualità, dunque, la formazione dei docenti sta cambiando radicalmente anche per mezzo della incombente digitalizzazione. Eppure la scuola, proiettata verso l’innovazione tecnologica, non deve perdere i cardini della tradizione didattica per guardare al futuro con spirito etico.

Su questo e su molti altri aspetti si è incardinata la relazione del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza di Basilicata, Vincenzo Giuliano, il quale si è soffermato sulla condizione dell’infanzia in Basilicata, delle sue prospettive e del ruolo formativo nelle Scuole Paritarie dell’Infanzia. Per quanto il livello sia ottimo, sono necessari maggiori investimenti per far fronte all’impegno quotidiano dei suoi operatori e ai sacrifici che ogni giorno compiono per garantire la qualità dell’offerta formativa, con particolare riguardo al benessere e alla felicità dei bambini.

Vincenzo Giuliano, Garante Regionale per L’Infanzia e l’Adolescenza

Pertanto è necessario rendere al più presto operativi gli strumenti normativi che già esistono, come la legge regionale n. 18/2009, che si intreccia con il quadro normativo attualmente vigente a livello nazionale, come la legge 107/2015 che riforma il sistema nazionale dell’Istruzione, e tra gli altri aspetti, disciplina anche il sistema delle scuole paritarie e i relativi modelli operativi. E poi c’è il D.lsg. 81/089 che ne regolamenta meglio le specificità, e rappresenta il testo di legge quadro al quale tutti i lavoratori, non solo gli operatori scolastici, devono riferirsi in materia di tutela della sicurezza e della salute, con particolare riguardo ai soggetti sensibili, come per l’appunto i minori. A questo quadro normativo già esistente si aggiunge una proposta di legge che il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza, i Comuni lucani e le Organizzazioni sociali presentano al governo regionale. 

Il disegno di legge, che si propone all’approvazione – si legge nel testo –  aspira a porsi come sistemazione organica della disciplina rivolta specificatamente ai minori dalla nascita ai sei anni di età, comprendente sia la prima infanzia, da zero a tre anni, che la seconda infanzia, da quattro a sei anni.

“C’è una proposta di legge che obbliga ciascuno di noi e le amministrazioni a dare risposta al diritto di assistenza. In Basilicata, solo il 50% dei bambini dai 4 ai 6 anni frequenta le scuole dell’infanzia. La normativa dice chiaramente che è necessario raggiungere il 50% dell’assistenza” asserisce il Garante. “Dai 0 ai 3 anni invece le scuole dell’infanzia devono garantire l’assistenza ad almeno il 35% dei bambini, con un bonus pro capite di  250 euro per un totale di 250 milioni di euro per quest’anno, e la stessa cifra per l’anno prossimo. Giochiamo al ribasso. Dalla Regione ci viene contestato che garantire l’assistenza a 12.000 bambini dai 0 ai 3 anni costerebbe una serie di incombenze che ricadono sull’amministrazione, per una cifra pari a 36 milioni di euro”, spiega Giuliano. E precisa che non si tratta di meri costi o di spese inutili, ma di investimenti sul futuro di questi ragazzi. Un avvenire che deve basarsi su solide certezze. Il disegno di legge – si legge nel testo –  “aspira a porsi come sistemazione organica della disciplina rivolta specificatamente ai minori dalla nascita ai sei anni di età, comprendente sia la prima infanzia, da zero a tre anni, che la seconda infanzia, da quattro a sei anni”.

Questa iniziativa legislativa, inoltre, ambisce a garantire una speciale protezione ai minori che vivono determinate situazioni di difficoltà e di disagio mentale, fisico e sociale.  Inoltre ndividua 10 principi fondamentali che vanno dal diritto alla sicurezza alla “educazione del fanciullo che, almeno a livello elementare, deve essere gratuita e obbligatoria”, fino agli interventi volti a prevenire tutte le forme di sfruttamento e di discriminazione, in linea con i diritti riconosciuti dalla Dichiarazione dei Diritti del Minori e dalla Convenzione Europea sull’esercizio dei diritti dei minori, e in vista dei doveri di sussidiarietà che lo Stato deve garantire non solo al bambino, ma anche ai soggetti che gravitano intorno a lui (famiglia, scuola, organizzazioni sociali etc.). Il progetto prevede concretamente alcuni fondamentali interventi quali la distinzione degli asili nido in tre sezioni: 1^ sezione: bambini da 3 mesi a 14 mesi di età; 2^ sezione: bambini da 15 mesi a 24 mesi di età; 3^ sezione: bambini da 25 mesi a 36 mesi. Introduce inoltre il rapporto ottimale di 1 educatore  per 7 bambini negli asili-nido e di 1 educatore su 20 bambini nella fascia o-6 anni.

Sulla legge 107/2015 (“La Buona Scuola”) e sul piano della formazione docenti invece si è soffermato il prof. Incampo, Direttore Regionale IRC e Pastorale Scolastica della CEB, con particolare riferimento al ruolo educativo a cui la famiglia non può sottrarsi e che pertanto deve sentirsi sempre più coinvolta in un rapporto simbiotico con la scuola.

I genitori hanno un ruolo primario nell’educazione dei figli. “Se la scuola ha il compito di formare, alla famiglia quello di educare, il ché significa crescere nella comprensione della realtà. I bambini sono assetati, vogliono modelli. Non c’è miglior modo di educare che dare esempi. I ragazzi fanno ciò che vedono e per ciò non bisogna mai rispondere agli errori con altri errori” ha commentato il prof. Incampo.

Prof. Incampo, Direttore Regionale IRC e Pastorale Scolastica della CEB

Di qui l’importanza di un modello familiare che seppur laico tragga ispirazione dai valori cristiani per allontanare la tentazione di inseguire gli pseudo-valori, come il successo facile, e al contrario avvicinarsi al dialogo come punto di riferimento saldo nell’unione e nella coesione sociale, e alla fede che combatte gli idoli della società edonista. “I ragazzi hanno perso il sogno, senza il quale si hanno le certezze di costruire il futuro” chiosa il direttore regionale IRC.

“La scuola paritaria sotto il profilo formativo è cambiata tantissimo e si gestisce come una scuola statale.” ha inoltre spiegato padre Francesco Ciccimarra, Presidente AGIDAE e Docente universitario di Diritto canonico. “La normativa di oggi –continua – ne ha equiparato i requisiti di accesso, come il titolo di laurea e l’abilitazione, esattamente come nelle Scuole di Stato. E’ sull’applicazione di tali norme che le scuole paritarie non sono ancora considerate allo stesso livello di quelle statali. Le competenze che per queste ultime spettano al Ministero della Pubblica istruzione, nel nostro caso invece afferiscono al Ministero delle finanze. Il problema delle scuole paritarie è che avanzano crediti ma non arrivano i soldi e rischiano di chiudere” commenta padre Ciccimarra.

La sfida importante che tutti gli Istituti di Istruzione Paritaria devono affrontare riguarda il potenziamento della qualità dei servizi e della didattica che per quanto alta deve far fronte ad una scuola per l’infanzia statale che sta diventando sempre più competitiva e che è scelta dalle famiglie che hanno difficoltà economiche. Ecco perché  – sostiene  il Presidente AGIDAE – è importante offrire ai ragazzi e alle loro famiglie un piano formativo settoriale, introducendo anche il sistema di innovazione del bilinguismo, ossia lo studio delle discipline per metà in lingua inglese e per metà nella lingua madre.

Alla luce di quanto stabilito da questa legge si è poi sviluppato a livello locale e nazionale, un dibattito sulla parità scolastica e sulla necessità, in presenza di consistenti riduzioni dei finanziamenti destinati alla scuola statale, di rivedere i piani formativi. Di qui la fondata preoccupazione che il sistema paritario, parallelo a quello statale, porti con sé nell’eventualità di un forte ridimensionamento pesanti conseguenze sul piano sociale ed economico. In realtà, è lo Stato stesso che dovrebbe garantire, ai sensi di quanto stabilito dal Titolo V della Costituzione l’obbligo degli Enti pubblici di “favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Ne consegue che lo Stato ha l’obbligo di garantire ai cittadini la libera autonomia nella scelta scolastica, e pertanto, ai sensi della legge n.62/2000, riconosce la parità alle scuole autonome rispetto a quelle statali. Una parità a cui deve far seguito, oltre al riconoscimento giuridico anche quello effettivo, in termini di finanziamenti pubblici. Questo il resoconto di tutta la prima parte dell’incontro, in cui si e posto l’accento sulla necessità di non delegare alla scuola compiti che invece spettano alla famiglia, e viceversa, bensì lavorare insieme per garantire il benessere e la felicità spirituale dei figli.

La seconda parte dell’incontro è stata incentrata proprio sul ruolo delle scuole paritarie, chiamate a migliorare sempre più la qualità della loro offerta formativa. Ad essere guidati in questo percorso sono chiamati oltre ai docenti, anche i dirigenti e più in generale tutti di datori di lavoro che, secondo le linee guida ministeriali, devono potenziare le loro risorse seguendo percorsi formativi specifici, come offerti da Fonder (fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua), erogato da FOND.E.R., un organismo istituzionale che assegna 31 milioni di euro per la Formazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori, sia laici che religiosi, a costo zero, mettendo a disposizione 750 piani formativi, 3.384 Voucher finanziati, 3500 enti beneficiari coinvolti e 100.000 lavoratori formati.

Tornando invece ad Eureka, i percorsi finalizzati alla formazione dei docenti constano di diversi moduli: 1) il sistema gestionale delle scuole dell’infanzia paritarie; 2) la digital literacy (alfabetizzazione digitale) e il coding come l’utilizzo adeguato degli strumenti innovativi nella didattica (come il potenziamento dell’Ict) al fine di ridurre il gap digitale: 3) laboratori e la didattica laboratoriale. Una metodologia e non solo uno spazio fisico; 5) bisogni educativi speciali: disturbi specifici dell’apprendimento; 6) saper comunicare. Per quanto riguarda il sistema gestionale delle scuole dell’infanzia paritarie, le principali linee guida sono sancite nel quadro normativo nazionale dalla Legge n.62 del 10 marzo 2000, secondo cui “le scuole paritarie, svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque richieda di iscriversi, compresi gli alunni e gli studenti con handicap, accettandone il progetto educativo”.

Lo psicologo Michele Dinardo, infine, ha sottolineato l’importanza della comunicazione nella relazione tra docente ed alunno. Un bravo insegnante, al di là delle competenze pedagogiche, che sono sicuramente una base importante per la didattica, è colui che riesce a stabilire una relazione empatica, cioè affettiva con i ragazzi, andando oltre l’aspetto cerebrale e cattedratico dell’apprendimento per scoprire quali sono i pensieri del bambino, le sue emozioni, gli interessi, le attitudini e le inclinazioni. “C’è l’insegnante che predica, quello che agisce e poi c’è l’insegnante che è tale in quanto riesce a leggere negli occhi del bambino la sua autenticità – ha affermato Michele Dinardo – E’ importante che l’insegnante faccia tante altre esperienze in modo che possa portare nella scuola ciò che è nella propria vita”.

Lo psicologo Michele Dinardo

Lo psicologo ha quindi parlato delle diverse di fasi di sviluppo che determinano la formazione dell’identità della persona prima ancora che dell’alunno, raffrontando i diritti del bambino ai cosiddetti “diritti della personalità” costituzionalmente sanciti. A partire dalla relazione fisica e psicosensoriale con gli stimoli ambientali, il bambino sviluppa il bisogno non solo di sentirsi amati, ma anche incoraggiati a superare le sue paure e reticenze; e dopo aver soddisfatto il bisogno di sicurezza, che è ben diverso dalla protezione prenatale del ventre materno, arriva il bisogno di socializzare che si sviluppa in età prescolare. Di qui l’importanza della scuola dell’infanzia, i cui docenti, dirigenti e collaboratori rappresentano i mediatori tra l’istituzione scolastica e i genitori per la formazione della sua personalità. “Il primo bisogno –ha concluso Dinardo – è quello basico dell’alimentazione,  il secondo è il bisogno di sicurezza, il terzo è l’appartenenza ad un gruppo; e infine il bisogno di riconoscimento dell’unicità del bambino che si sviluppa in età scolare, e coincide con il diritto al riconoscimento del proprio credo, della propria cultura e dell’identità, fondamentale per la costruzione dell’autostima, peraltro previsto dalla Costituzione nell’appartenenza ad una determinata organizzazione”. Essere vicini ai figli del domani e cooperare insieme per la costruzione del loro futuro e della società intera: questa deve essere la principale priorità dello Stato, della scuola statale o paritaria, e della famiglia.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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