Se da piccolo trovavi un pallone in casa che facevi? Ti ponevi mille domande, o ti mettevi a giocare fino a che non facesse buio? La seconda, per tutti i bambini, è sempre l’ipotesi più accreditata; ed è, a mio avviso, il modo migliore di vivere la nostra vita senza domande martellanti che rovinano tutto, senza l’incessante frastuono dei pensieri che vivono nella nostra mente.

È un nuovo modo di vedere le cose, celate da quel Buio che rovina la Bellezza, il Bello che è fondamento di tutto ciò che al contrario è Luce, è movimento, è dinamicità, è Vita.

Non facciamo altro che porci continuamente domande inesistenti e senza alcun senso e trascorriamo tutta la vita nel spasmodico tentativo di darvi delle risposte, dimenticandoci la cosa più semplice: vivere, vivere come quando da bambini trascorrevamo un pomeriggio intero a giocare in strada con quel pallone o quella bici mezza scassata, che il papà ci aveva fatto ritrovare  quella domenica pomeriggio in cortile, e noi senza problemi non perdevamo un solo attimo a trascorrervi tutta la mattina, fino al fatidico rimprovero della mamma che ci invitava a salire per il pranzo, non prima di aver lavato le mani.

Sono quei piccoli gesti che sono in grado di  cambiare realmente il meccanismo delle cose e per un attimo liberarci da quei pensieri che ci rovinano l’esistenza e ci fanno dimenticare di sorridere. Perché sorridere è l’atto per il quale tutti ci dimostriamo agli occhi di ci ama, magnificamente, come se per una volta il dettaglio facesse la differenza, quando, e di questo ne sono per certo, il dettaglio è l’elemento che più dimostra la nostra autenticità.

Quando un’artista è capace di simili esempi nell’atto di suscitare emozioni significa che ha preso il segno, ma non ti dirà mai che è arrivato; perché Arte è Arte solo se non pecca di presunzione.

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Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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