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Francesco Baccini spiega perché non bisogna vivere “Senza far rumore”

Sei domande a Francesco Baccini, che nel nuovo film di Guardabascio interpreta il marito lontano che scopre abusi sulla sua famiglia e apre gli occhi agli indifferenti

BacciniRistorante “Il Brigante” (Campagna), 17 agosto 2017, ore 20.30. La cena con Baccini, per la raccolta fondi destinata al progetto “Senza far rumore”, è affollatissima. Il nuovo film di Luca Guardabascio, girato tra Campagna, Eboli e Buccino e ispirato all’omonimo libro di Michele Ferruccio Tuozzo (nonché alla medesima campagna di sensibilizzazione) è già un successo che di rumore ne fa, e tanto.

Complici gli illustri ospiti della serata – dal sindaco di Campagna Roberto Monaco al cantante Mino Remoli, dall’on. Michele Ragosa ai professionisti della troupe di Guardabascio – la “guest star” capace di rapire la sala e di affascinare i sostenitori del progetto è senza dubbio il cantautore Francesco Baccini, autore della colonna sonora del film e membro del cast.

Tra una portata e l’altra, accanto al fotografo di scena Mauro Mininel, al direttore della fotografia Vito De Blasio e agli attori del cast (Kevin Capece, Ludovica Ferraro, Tonino Valente, Claudio Madia) l’artista parla delle sue idee, non senza lasciarsi convincere ad eseguire alcuni dei suoi brani più noti – “Sotto questo sole”, “Le donne di Modena”, “Ho voglia di innamorarmi”. Il risultato sono ondate di ripetuti applausi, e un messaggio importante: gli abusi sulle donne devono finire, nessuno deve nascondersi.

Nel corso dell’evento Baccini ci ha spiegato perché, secondo lui, non bisogna vivere “senza far rumore”.

Baccini
Francesco Baccini sul set per le ultime riprese della colonna sonora del film “Senza far rumore”

Perché ha deciso di partecipare alla realizzazione del film “Senza far rumore”?

Luca [il regista Guardabascio, n.d.r.] mi ha proposto questo progetto, e mi sembrava interessante poiché tratta di una tematica molto scomoda, difficile da affrontare ma ancora molto reale, molto presente, anche perché tanta gente che ha subito violenza non ne parla, si vergogna, visto che tanti vivono nei paesini dove “tutti sanno tutto”.

Non è facile affrontare certi argomenti, anche se credo che non sia un problema solo italiano ma internazionale: tutto il mondo è paese. Il problema della violenza familiare e del femminicidio è vecchio come il mondo. Però credo che nei secoli l’uomo, piano piano, abbia fatto dei passi in avanti.

Sono stato qualche anno fa in Cina, e lì la situazione della donna è molto peggiore che in Europa, perché c’è ancora la dittatura e le donne non contano nulla; non vengono neanche registrate alla nascita. Di queste cose occorre parlarne, perché parlando rendi partecipi gli altri.

La gente, spesso, ha paura di rivelare questioni personali che non sono semplici da raccontare a un pubblico, specialmente quando vivi in piccoli contesti. Spesso c’è anche un maschilismo di fondo, dove l’uomo è convinto di poter fare ciò che vuole e magari si considera anche un “figo”, e c’è perfino ostentazione.

Baccini
La bella e brava attrice Ludovica Ferraro interpreta Concetta, nipote di Antonio, un’adolescente che sogna il principe azzurro e un futuro lontano dalla routine di Boccadimonte, dove il male si consuma tra le mura domestiche.

In che modo è entrato in contatto con la troupe di Luca Guardabascio?

Luca mi aveva contattato già due anni fa per un altro progetto, poi siamo rimasti in contatto e un paio di mesi fa mi ha scritto di questa nuova idea. Mi è venuto subito spontaneo accettare e scrivere musiche, ma anche avere una parte attiva nel film e di recitare: sarò il figlio del padre-padrone [Donato, n.d.r.] che decide di andarsene via, al nord, e alla fine apre gli occhi a tutti gli altri.

Quindi, anche l’arte può fungere da strumento di diffusione delle notizie?

Su certi argomenti l’unica soluzione può essere parlarne, perché quando la gente viene a sapere queste cose si crea tutt’intorno un’attenzione e una rete di supporto. Per fare un esempio, da quando ho pubblicato un post su Facebook in merito a questo progetto, mi ha già scritto in privato un gran numero di persone che fanno parte di associazioni contro il femminicidio; vogliono sapere di questo progetto, anche perché possono nascere sempre nuove idee. Non è una tematica così semplice, per cui magari la gente preferisce dirlo di nascosto, non si mette sotto i riflettori, poi però si trova il coraggio, perché più gente lo fa, più ne arriva altra.

Lei si ritiene un artista e intellettuale impegnato come lo fu Fabrizio De Andrè, uno dei suoi più illustri amici?

Fabrizio era una delle persone più colte che conoscessi, ma se gli avessi chiesto qualcosa del genere avrebbe risposto che non sapeva niente. Sono gli altri a decidere cosa sei. Io m’interesso di tante cose. Forse “intellettuale” è una parola che fa un po’ sorridere, l’intellettuale è uno che legge e basta, io nella vita sono uno che “fa i fatti”, o almeno ci provo: scrivo canzoni, ci metto la faccia e porto avanti le mie idee attraverso la musica.

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Francesco Baccini accanto all’attore Kevin Capece, nel corso della cena per la raccolta fondi.

Da uomo, cosa pensa di chi abusa delle donne?

Uno che picchia le donne è un cretino, non un uomo… è un debole. Picchiare un essere meno forte non è una scelta da uomini, ma da vigliacchi. Chi lo fa è una bestia brutta, e pure vigliacca!

Se vuole, può lanciare un appello ai nostri lettori…

Dateci una mano, perché credo sia un argomento che interessi tutti, anche chi non ha mai subito abusi, visto che queste situazioni sono sempre dietro l’angolo. Credo che sia una lotta giusta, nel rispetto delle donne, dei deboli, ma anche di coloro che hanno un handicap e sono vittime dei loro stessi parenti. Si tratta di una realtà molto presente e difficile da raccontare.

Per supportare il progetto, è possibile collegarsi al sito web ufficiale, alla pagina Facebook, a Twitter  o al profilo Instagram. Altri aggiornamenti saranno pubblicati sulla pagina ufficiale di Francesco Baccini su Facebook.

Il mantra dell’iniziativa, “Giustizia per tutte le donne vittime di abuso”, è l’emblema della ribellione in un mondo dove troppo spesso preferisce ignorare, senza far rumore.

About Maria Cristina Folino

Laureata in Lettere e Filologia Moderna presso l’Università degli Studi di Salerno, specializzata in programmazione e gestione di interventi per gli archivi e le biblioteche digitali, Maria Cristina Folino vive a Salerno e collabora con testate giornalistiche locali da oltre 9 anni.
Già docente di Scrittura Creativa ed esperta di comunicazione digitale, lavora come content creator e web editor. Impegnata con l’associazione culturale Felix Cultura e con Donation Italia, ha vinto numerose competizioni artistico-letterarie a livello nazionale. In passato ha pubblicato una raccolta di poesie (“Ali di Gabbiano”, Aletti Editore, Roma 2008) e due ebook, una fiaba e un saggio, con Edizioni Il Pavone (“Liberami da questo libro!”, 2010 e “Tim Burton e il Catalogo delle Meraviglie”, 2013).
Ha blog su Tumblr (http://mariacristinafolino.tumblr.com) e un canale dedicato a libri e moda su Instagram (@fashionreaders_lookbook). Il suo sito web è www.mcfolino.eu.

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