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Attacchi di panico: il parere dello psicoterapeuta

Secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) circa il 3,5% della popolazione globale soffre di attacchi di panico. Il disturbo è molto più diffuso tra le donne rispetto agli uomini, ed ancor più preoccupante è la diffusione tra gli adolescenti.

Nel 30-40% dei casi scompare spontaneamente, soprattutto nella fase di passaggio verso l’età adulta; nel restante 70% si ha bisogno di una terapia specifica per evitare che si cronicizzi invalidando le attività quotidiane della vita. In Italia ben 10 milioni di persone soffrono di una sintomatologia che non va per nulla sottovalutata.

Ci sono delle precise avvisaglie, come l’accelerazione del battito cardiaco e un senso opprimente di angoscia che, apparentemente, non ha giustificazione e un conseguente senso di soffocamento in ambienti chiusi (claustrofobia) o aperti (agorafobia). Gli attacchi di panico sono molto più che semplici paure giustificate da un fattore esterno o rivolte verso un oggetto specifico.

Per esempio, l’insettofobia, genera un senso di repulsione alla sola vista degli insetti: si tratta però di fobie circoscritte ad una situazione specifica. Pertanto, conoscendo la causa, è più facile intervenire sull’origine della paura. Diversamente, gli attacchi di panico sono imprevedibili e hanno una radice più profonda e quindi più difficile da identificare. Possono verificarsi ovunque e in qualunque momento della giornata, senza un motivo scatenante che sia apparentemente comprensibile. Naturalmente ci sono delle cause recondite che possono risalire a traumi infantili. Per questo motivo è necessario l’intervento di uno psicoterapeuta.

Giovanni Porta, psicoterapeuta, dispensa alcuni consigli per cercare di mitigare la frequenza degli attacchi di panico, fermo restando che sia abbastanza difficile trovare, nei casi cronici, una cura specifica che porti alla completa guarigione, se non capire e cercare di rimuovere la causa (o le cause) che l’hanno provocata. Se invece la forma è acuta oppure  occasionale è più semplice riuscire ad uscirne, grazie ad un aiuto esterno. “Sono attimi che sembrano millenni e si vive nella paura che ritornino. Ma c’è speranza, è una delle patologie da cui si guarisce più facilmente in pochi mesi, serve impegno e, spesso, un aiuto esterno. Una persona su tre li sperimenta almeno una volta nella vita”, spiega Giovanni Porta, psicologo dell’Università di Padova, con specializzazione conseguita presso l’I.G.F. di Roma in Psicoterapia della  Gestalt

Con questo disturbo, infatti, è importante imparare a conviverci e a governare quegli attimi in cui sembra di morire, di soffocare o di non riuscire più a tornare nella situazione precedente alla crisi di ansia. Il peggio è quando subentra la “paura della paura” che fa precipitare la vittima di questo tipo di attacchi in un vortice di depressione. Il terrore che da un momento all’altro possa arrivare una recidiva getta il paziente nell’angoscia che rende ancor più prigionieri i momenti in cui non si hanno le crisi.

Ecco i 10 consigli dello psicoterapeuta Giovanni Porta per arginare gli attacchi di panico

  1. Imparare a conoscerli, divenire consapevoli delle varie fasi (insorgenza, apice, decrescita) e del fatto che non sono mortali né infiniti. Imparare ad osservarli come si osserva un temporale fastidioso, sapendo che finirà e, grazie a questa convinzione, provare a conviverci. Per migliorare la capacità di osservare le proprie sensazioni con un po’ di distacco, può risultare utile apprendere le basi della meditazione. Ci sono persone che ne hanno anche molti al giorno. E’ essenziale in questi casi imparare a riconoscerli e a lasciarli passare.
  2. Comprendere che gli attacchi di panico sono solo un sintomo, e dunque non costituiscono il vero problema. Il vero problema è ciò che li causa, cioè la propria insoddisfazione esistenziale. Agire su di essa costruendo degli obiettivi raggiungibili. Chiedere, se serve l’aiuto di un professionista.
  3. Quando si percepisce che stanno per insorgere degli attacchi di panico, invece di subire passivamente le sensazioni fisiche spiacevoli che si stanno provando, fare qualcosa di concreto: muoversi, camminare, oppure raccontare a un amico ciò che si sta vivendo, mettere in atto delle tecniche di rilassamento e non farsi troppe paranoie mentali.
  4. Dedicarsi ad attività artistico-espressive: teatro, canto, pittura, movimento, scrittura. Qualsiasi cosa permetta di dare voce ai propri vissuti interiori. Molto utili in questo senso le principali artiterapie, in particolare – a mio avviso – la teatroterapia, perché permette di sperimentare in un gruppo protetto nuovi modi di comportarsi.
  5. Trovare il coraggio mandare a quel paese chi lo merita.
  6. Definire amici solo le persone di cui ci si può realmente fidare.
  7. Condividere con gli amici le proprie problematiche, e chiedere loro aiuto in caso di bisogno.
  8. Imparare a convivere con la propria paura e a fare figuracce, se sono funzionali al raggiungimento di qualcosa che davvero si desidera
  9. Parlare con persone che hanno avuto attacchi di panico e che li hanno risolti. Diventare consapevoli che gli attacchi di panico guariscono.

Marianna Gianna Ferrenti

About Marianna Gianna Ferrenti

Sono una giornalista pubblicista lucana. Dopo alcune esperienze sul territorio, ho allargato gli orizzonti, affacciandomi nel 2012 al mondo del social journalism. Laureata magistrale in Scienze filosofiche e della comunicazione, dopo un corso di Alta Formazione in Graphic Design ed Editoria digitale, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, ho arricchito il mio background con competenze tecniche nell'ambito della scrittura digitale

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