Janet Fischietto

Uno sguardo d’altri tempi, un sorriso che incanta. Un’Artista famosa in tutto il mondo che attraverso il Burlesque ci traghetta nelle atmosfere degli anni 20.
Ma…

Chi è Janet Fischietto?

Creatrice di sogni e immaginari, la mia arte è quella di portare gli spettatori nelle mie visioni e racconti che abitano i circhi e freakshow di inizio Novecento.

Che significato attribuisci al burlesque?

Il Burlesque un mezzo espressivo, il modo che mi è più congeniale per esprimermi. Mi sono avvicinata a quest’arte dieci anni fa evolvendola e facendola sempre più mia. L’ho mescolata e fatta convivere con le discipline circensi che sono a me più care; quali fuoco, trapezio e giocoleria. Il Burlesque sicuramente tease e seduzione, ma anche magia ed espressione corporea. Sono partita dai miei forti fondamenti di danza classica per poi evolvere in Belly dance e ora negli ultimi anni sono particolarmente ispirata dalla danza espressionista degli anni 30.

Dai tuoi abiti di scena si percepisce non solo il periodo storico che va dagli anni 20 e 30 ma traspare anche un’anima circense. E’ una sensazione o un tuo stile?

Come raccontavo per me il circo d’inizio secolo è l’ispirazione cardine da cui è partita sin dagli inizi tutta la mia ricerca. Ho da sempre esplorato tutto il mondo dei “side shows” o tendoni a lato dove venivano messi in mostra tutte le bizzarie e le esoticità possibili. Argomento davvero molto interessante sia da un punto di vista artistico che personale. Mi sono sempre sentita di avere un’estetica che non appartiene a questa epoca e per affinità mi sono sempre sentita di dover ricercare in piccole realtà bizzarre il mio habitat. Janet Fischietto rappresenta quindi la donna tatuata d’inizio ‘900 e cosi come i miei show anche il mio corpo è una rievocazione storica delle “Bally Dance” e “Tattoed Ladies” dei Side Shows.

Dov’è il confine, se c’è, tra la meravigliosa performer di burlesque e Janet Fischietto?

Entrambe convivono e cooperano senza sosta a realizzare il progetto e l’emergenza artistica di Janet Fischietto. E’ un lavoro continuo di ricerca, spunti e visioni. Davvero difficile definire, anche se ci fosse, dove fosse una linea di confine. Questa riflessione mi conferma che vivo ogni giorno per le mie passioni e che ogni passo fatto è di un percorso che inconsciamente riconosco. Ogni traguardo è come se fosse li da sempre, solo in attesa di essere raggiunto.

Qual è la tua fonte ispiratrice?

Mi nutro di grandi classici della letteratura, cinema dagli anni ’20 ai ’50, fotografia, arte, musica e tutto ciò che è l’intrattenimento di inizio ‘900, circo compreso. Sono affascinata dalle biografie dei grandi nomi del passato e a volte tutto questo mi crea un’incredibile nostalgia. Si credo sia proprio la nostalgia per la Golden age del burlesque e del old Hollywood ad alimentare la mia ricerca. Leggo e ricerco di questo proprio per tentare di rivivere e poi ricostruire certi scenari per poi renderli tangibili al mio pubblico.

Qual è il tuo ultimo pensiero prima di entrare in scena?

Dai il meglio, hai un nobile dovere verso il tuo pubblico!

Esiste un palcoscenico nel quale ti sei sentita capita ed apprezzata?

Mi viene da girare la risposta dicendo che è stato raro che non mi fossi sentita capita e apprezzata. Io ed il mio Agente scegliamo accuratamente le realtà lavorative e raccontiamo al meglio il tipo di show che andiamo a proporre. Questo previene che il mio lavoro venga letto nella maniera sbagliata e quindi non apprezzato. Il pubblico rimane sempre contento ed esterrefatto ma soprattutto coinvolto. Vengo da una tournee in teatro di tre mesi dove ogni sera un pubblico diverso mi ha inondata di applausi e complimenti in foyer.

Tante le collaborazioni con marchi importanti della moda internazionale. Oggi indossi per un
servizio fotografico gli abiti della Stilista Marta Jane Alesiani. Cosa ne pensi della sua
creatività?

Indossare gli Abiti di Marta è come rivivere quell’eleganza di altri tempi, delle dive del cinema
degli anni ’30 e ’40, ma con una nota di futuro. E’ come un dejavou tra passato e incalzante futuro
che convivono perfettamente. La sua classe e la sua cultura fanno di ogni abito una chiara visione
iconica della donna, senza tempo e senza luogo.

Il mio motto è “Live your life as the greatest show ever!” e le creazioni di Marta Jane Alesiani
sono il perfetto impatto visivo che accompagna questa frase.

Celebrity: Janet Fischietto
Stylist: Marta Jane Alesiani
Photo: Gabriele Vinciguerra
Brand: Marta Jane Alesiani
Jewels: Nabel by Barbara Fiorani
Press Office: Gabriella Chiarappa
Location: Cross+ Studio Milano

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Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

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