Ogni borsa cela un segreto. Mille segreti. Gli stessi che le donne sono capaci di nascondere dentro sé, all’interno dei propri anfratti amorosi. Il resto lo infilano in una borsa. Una compagna di viaggio. Un’amica di avventure, capace di raccontare se stesse e la propria personalità.
Ho scoperto Claudia Weber per caso. Prima ancora ho fatto conoscenza con le sue meravigliose creazioni. Sono state capaci di farmi sognare. Immaginare le donne che le avrebbero portate, ma soprattutto i momenti incantevoli che avrebbero vissuto.
Per questo motivo il mood di ogni singolo prodotto di Claudia è facilmente riconoscibile. Non essendoci per cosi dire una vera e propria intenzione, dei target definiti di pubblico al quale si rivolge.
Per un creatore pensare il prodotto in sé è essenziale, per quanto possa essere in una maniera del tutto fondamentale farlo con il suo design e la sua praticità. Solo uno sguardo, neanche troppo attento e preciso nel dettaglio, fa capire quanto la maggior parte del lavoro della Weber sia incentrato e misurato sul rendere i propri prodotti pratici, per quanto sostanziali nelle linee e curati nelle rifiniture.
Claudia si definisce una stacanovista, col “viziaccio” di non riuscire a staccare la spina dai pensieri persino mentre dorme. Pensieri e mille maniere su come gestire il suo lavoro che riesce ad avere nel suo complesso risultati entusiasmanti, al di là di ogni aspettativa.
Una borsa, sono sicuro, è utile per tenerci le nostre cose dentro, esattamente come il nostro corpo: un involucro che protegge la nostra anima.
Sono convinto che le “weBag” siano espressione non solo della sua creatrice, piuttosto il prodotto di visioni contrapposte alla Roma che ospita questa sensazionale Bottega-lab delle meraviglie, nella quale il tempo è come se si fosse fermato, per non finire mai.
Esattamente come il nostro respiro, amalgamato al continuo battere del nostro cuore all’impazzata, che non regge l’idea, al desiderio infinito di possedere una Borsa di Claudia Weber. Che sarà capace di raccontare noi stessi.
New Style di Stefano Fiori
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