In un periodo di recessione come questo è necessario sdrammatizzare con gli eccessi, come quando la grande Diana Vreeland agli inizi della sua carriera da editrice di moda era solita tenere una rubrica sull’Harper’s Bazar sull’elargire consigli bizzarri e spudoratamente eccentrici. Il Festival di Sanremo nella sua 64 edizione ha Luciana Littizzetto, confermata per la seconda volta come conduttrice insieme al “compagno” di avventure Fabio Fazio, noto giornalista e conduttore Rai.

fabio-fazio-littizzetto1Lucianina, come a evidenziare il fatto della sua statura è un’impressionante ossimoro che ne evidenzia, ed è confermato dalla sua genialità di aver cucito su di lei un personaggio, che ora più che mai ha il potere di fare da trait d’union tra ciò che siamo e ciò che non dovremmo essere, in un modo che stupisce tutti, incredibilmente.

È un edizione segnata fortemente dal contesto storico Italiano, non facile ma per niente complicato, perché in questi casi “la bellezza”, quella vera, aiuta a comprendere quanto valiamo, perché ci mette di fronte alla realtà dei fatti in un modo completamente nuovo, nuovo a tal punto da non celare nulla.

Nuova come la sensualità e la voce penetrante di Arisa; energico e allo stesso tempo dolce come il jazz di Gualazzi che anche per quest’edizione della kermesse sanremese ci ha voluto sorprendere.

Evidentemente però ciò che nel tempo ci ha reso forti, consapevoli, vivi in quanto autentici difficilmente potrà essere dimenticato. Perché l’energia che è in grado di suscitare Raffaella Carrà è come non essere di questo mondo, ma di un altro a noi prossimo, parallelo, in una costante tra lo stupore e la meraviglia.

Sono passati sessant’anni da quando una signorina annunciava agli Italiani da quel freddo 3 gennaio 1954 che la Rai stava iniziando a trasmettere il suo primo canale tv che avrebbe cambiamo il destino di tanti, e in un attimo quello di pochi.

raffaella-carra-allariston-2E’ un edizione che ci ricorda questo perché segnata dalla storia, che per una volta grazie alla tecnologia in continuo movimento ha saputo rendere celebre il carattere degli Italiani , come a fare il punto sul fatto che ancora oggi dopo quei sessant’anni siamo ancora forti, non vogliamo morire e lo dimostra la struggente forza della Carrà, piuttosto che l’incidente scampato degli operai che protestavamo all’interno del teatro Ariston. Perché l’Italia ha più facce della stessa medaglia e purtroppo quella della disoccupazione è la parte più tragica.

Come hanno cantato i “Perturbazione”, questo Sanremo 2014 è lo specchio di “un’Italia vista dal bar”, per far significare che il Festival non lo è di pochi, ma di tutti gli Italiani che in questa grande festa si ritrovano tali, persino quelli sparsi per il mondo, partiti per cercar altra fortuna o, diversamente, che si ritrovano in un altro Paese perché costretti da vincoli internazionali, come i due Marò.

Ciò che emerge da questa prima puntata è il fatto che la bellezza è la creatività, ma non dei pochi eletti, gli artisti, ma di quello che sono in grado di fare tutti: di trarre dalle cose belle, semplicemente bellezza.

cat-stevens-300x212Come la bellezza che si è data sul palco di Cat Stevens, che la sua chitarra ha tramutato in meraviglia, e la sua voce in emozione quando ha suonato “All you need is love, love is all you need!” (tutti hanno bisogno d’amore, l’amore è tutto ciò di cui tutti hanno bisogno), una nuova religione che predichi il vero amore è quello di cui tutti hanno più bisogno, amore vero.

Articolo precedenteIl cliente e le carte
Articolo successivoDan Hostettler, fotografo svizzero di nudo e glamour
Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.