Max Angioni

Intervista di: Gabriele Vinciguerra

Profilo basso, grande umiltà e con una capacità creativa che si commenta da sola.
Max Angioni è la rivoluzione del momento. Un nuovo modo di fare comicità non solo sul palco.

Come nasce Max Angioni?

Penso di aver metabolizzato questa mia attitudine all’età di sette anni. Mi trovavo in Sardegna ad una cena ed intrattenevo i parenti, raccontando loro aneddoti e barzellette che avevo sentito nella trasmissione: La sai l’ultima. Il clima che si era creato fu bellissimo e tutti si divertivano ad ascoltarmi. In quel momento cominciò a concretizzarsi l’idea che quella dell’artista sarebbe stata la mia strada. Un’ossessione che mi ha portato a concretizzarla realmente.

Max Angioni

Addirittura, un’ossessione?

Ma si, ricordo un episodio alle elementari, quando arrivò una compagnia incaricata a far recitare tutta la scuola, ed io, volevo recitare con tutte le mie forze. Ebbi una parte e la mia unica battuta fu: Entriamo! Da quel momento in poi ho iniziato a coltivare e sviluppare questa mia attitudine dettata dal fatto che mi piaceva l’atmosfera che si creava. Da quel momento in poi non ho mai smesso, nel senso che ho fatto teatro all’oratorio, e un corso di teatro a Como. Ho iniziato a lavorare facendo spettacoli per bambini (feste di compleanno) per anni, fino a prima dell’apocalisse. Dal 2018 mi sono detto che forse era arrivato il momento di concretizzare questo mio desiderio-attitudine convertendolo in una professione.

Da cosa trai ispirazione?

Il pezzo di Italia’s got talent nasce dalla scrittura creativa, scusami se ti interrompo, ma hai toccato un tema delicatissimo e lo hai reso esilarante senza cadere in qualsiasi forma di equivoco o dissonanza. Tutto nasce dalla domanda: qual è stato il primo miracolo? E mi immaginavo chissà cosa… . invece, il primo miracolo è stato la trasmutazione dall’acqua in vino. Un pochino ci rimasi male, e da quel mio stato d’animo cominciai ad elaborare come sviluppare l’intero progetto che mi ha impegnato per mesi. Diciamo che i feedback o ancor meglio i numeri 2,5ml su Youtube e 6ml su Facebook mi fanno intendere che sia piaciuto. Ogni aspetto del mio quotidiano è fonte di ispirazione. Se mi accade qualcosa o ho un’esperienza di qualsiasi genere, la elaboro e cerco trarne un effetto volto all’intrattenimento. Penso che riuscire a mostrare le cose, a raccontare aspetti della vita in una chiave diversa, sia importante per essere stimolati anche a farsi domande diverse.

Quanto è cambiata la comicità? Nel senso che oggi a mio parere rappresenti la versione 2.0.

Ti ringrazio, ma non credo di essere così diverso da ciò che tu dici. Penso che ci siano aspetti della comicità che non sono mai cambiati. Ad esempio: LOL, esalta la spontaneità, ed in quanto tale ci stupisce sempre ed al tempo stesso diverte. Il cambiamento è avvenuto nel senso che oggi il comico è più simile allo stile americano, ovvero, raccontare pezzi di sé, parlare di temi importanti con ironia ma che lasciano spazio ad un’auto interrogazione che forse non ti faresti.

Con il lockdown hai incrementato la tua presenza artistica sui social. È una pratica che continuerai a coltivare?

Si! I social network oggi ci creano una grande occasione, quella di poterci mostrare ed esprimerci in una platea sempre più grande ed eterogenea. Un modo per crescere anche professionalmente, nel senso che i feedback che riceviamo ci fanno capire tante cose e ci aiutano anche a maturare e migliorare la nostra Identity ovviamente con un linguaggio diverso perché in live (sul palco) è un’altra cosa.

Max Angioni

Cosa ami di questo mestiere?

Sicuramente il senso di piacevolezza che si crea durante lo spettacolo. Penso che in molti desiderino stare bene, sentirsi piacevolmente leggeri. Amo il contatto umano, ed essere parte di questo status è uno degli aspetti che amo di più.

Alcuni tuoi colleghi sono passati dal palcoscenico al cinema. E tu cosa mi dici a tal proposito?

Sicuramente il mio mentore è: Ricky Gervais. Lui non è solo un comico ma anche sceneggiatore e creatore di format. Quindi non ambisco a partecipare in un film importante, quanto creare progetti appetibili non solo per il mercato Italiano.

Perché divertire gli altri?

E’ un modo per essere parte di qualcosa di più grande. Quando faccio uno spettacolo, percepisco dal pubblico che se il primo a credere in ciò che faccio sono io, loro sono la risposta a quanto di più bello ci sia nel ricoprire questo ruolo.

Intervista di Gabriele Vinciguerra
Foto di: Gabriele Vinciguerra

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Gabriele Vinciguerra
Gabriele Vinciguerra (Laurea in psicologia), lavora sul confine tra visione e coscienza. È artista visivo e psicologico, ma prima ancora è un osservatore radicale dell’essere umano. Il suo sguardo non cerca l’effetto, cerca il punto in cui qualcosa accade davvero. Dove una persona smette di mostrarsi e inizia, anche solo per un istante, a rivelarsi. La moda è uno dei linguaggi che attraversa da anni. Non come superficie, ma come spazio identitario, luogo simbolico in cui corpo, storia e appartenenza si incontrano. Per lui l’estetica non è ornamento, è posizione. È una presa di responsabilità sul modo in cui scegliamo di apparire, e quindi di esistere. La formazione in Psicologia, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e ai processi evolutivi dell’individuo, non è un capitolo a parte. È la lente che orienta tutto il suo lavoro. Influenza il modo in cui guarda, ascolta, costruisce senso. Ogni progetto nasce da lì, dal tentativo di restituire complessità senza semplificazioni, profondità senza compiacimento. Accanto alle immagini ci sono le parole. Non come didascalia, ma come strumento di scavo. Le usa con precisione, perché sa che il linguaggio può fare danni o aprire spazi. Quando immagine e parola si incontrano, per lui, non devono spiegare. Devono risuonare. Il suo lavoro, come Direttore di Alpi Fashion Magazine, è questo: tenere aperto uno spazio editoriale in cui cultura, moda e psicologia non si sovrappongono, ma dialogano. Un luogo che non rassicura, ma accompagna. Un invito a guardare meglio, e forse anche a guardarsi. Non per tutti. Ma per chi è disposto a restare.

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