Intervista di: Gabriele Vinciguerra
Speaker radiofonico, esperto di musica con un passato da cantante. Giudice dell’ultima edizione di All Together Now e critico per il Festival di San Remo su Rtl 102.5
Chi è Luigi Di Dieco? Cerchiamo di conoscerlo meglio.
Il 25 dicembre scorso si è conclusa l’ultima edizione di All Together Now nella quale eri in veste di Giudice. Qual è stato il momento più toccante che hai vissuto in questa esperienza?
Difficile poter indicare un momento in particolare… Se ripercorro nella memoria la cronistoria degli eventi di questa meravigliosa esperienza, lasciami dire che è stata piena di momenti intensi…
Dall’aver vissuto tanto tempo insieme ai colleghi del muro, all’aver sentito la voce del regista Roberto Cenci dare il countdown e dirigere una squadra enorme e bellissima come una vera orchestra, alle emozioni e gli scambi di opinione con la radiosa Michelle ed i giudici tutti, la meravigliosa Signora Pavone, lo zio Ale, Anna e Francesco…
Certo posso farti una confidenza, nelle fasi finali è stato impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’emozione di quelle voci formidabili e poi davvero magico l’aver vissuto l’atmosfera natalizia con quei bambini carichi di sogni ed entusiasmo!
Pensi possa essere stata un’occasione per distinguerti? Se sì, in che modo?
Credo fortemente che ogni giorno di vita sia un’occasione buona per potersi distinguere; certo avere la fortuna di poterlo fare in prima serata su Canale 5 può essere davvero una grande occasione e mi reputo soddisfatto di come sia andata.
Quando sono arrivato alla corte di Re Roberto ero sicuramente frastornato da quel timore reverenziale che si può avere nei confronti delle persone che stimi, ma dopo qualche giorno ho ricordato a me stesso che un’occasione, in quanto tale, non merita di essere sprecata e dunque mi sono imposto una sola regola: presentarmi per ciò che sono e dare per quanto possibile, tutto me stesso cercando di trasmettere pezzetti di anima.
Se questo mio desiderio originale, di riscoprire veridicità nei rapporti umani può identificarsi come segno distintivo, beh ci sarebbe da chiederlo a chi ha seguito in TV questo percorso Tu, ad esempio, cosa ne pensi??
Quanto il coinvolgimento emotivo è riuscito ad essere controllato nei tuoi giudizi. Lucido ed impassibile?
E’ stato uno dei compiti più duri… Vedi Gabriele, tra le varie passioni che mi accompagnano da sempre, c’è la filosofia ed il sempreverde interesse di vivere la vita e le opportunità che offre con il ragionevole dubbio dello spirito critico (inteso certo, con l’accezione più positiva possibile che mira a costruire e non a distruggere).
Reminiscenze classiche mi portano dunque a ricordare un pensiero di Lucio Anneo Seneca :“Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa.”
Ecco, pur consapevole del fatto che sia impossibile non lasciarsi influenzare dalle emozioni, ho cercato di mantenere, nel rispetto dei concorrenti e della gara, la doverosa attenzione nei riguardi di tutti anche quando le esibizioni non sono state molto performanti.
Credo che un muro di 100 di professionisti del settore insieme con 4 grandi Artisti non potessero fare di meglio.
Esiste un elemento comune tra i concorrenti che hai percepito al di là della performance?
Certamente immagino che il collante per tutti sia la grande passione per la musica; il reale minimo comun denominatore che unisce e divide per gusti e colori, ma unico vero linguaggio universale capace di essere compreso con la facilità di un sorso d’acqua.
Siamo ai nastri di partenza della 72°a edizione del Festival di Sanremo. Che valore ha oggi il festival della canzone italiana e chi secondo te ne uscirà vincitore?
Mio caro Gabriele, non vedo l’ora!
Il Festival di Sanremo è un incredibile patrimonio artistico della nostra amata Italia! Nella settimana del festival gli occhi ed i riflettori di tutto il mondo sono puntati su di noi e sul meglio che l’industria musicale proporrà. Ho avuto la fortuna di seguire varie edizioni da inviato e credimi,le emozioni,le tensioni e l’entusiasmo che si respirano in tutti gli angoli della città sono pazzeschi! Ho dato una rilettura romantica di questa edizione:
E se il Festival di Sanremo 2022 fosse l’occasione per Gianni Morandi di pareggiare i conti con il rivale di sempre…Massimo Ranieri?
Facciamo un salto nel passato per ricordare cosa accadde 50 anni fa:
Canzonissima 1972, vince Massimo Ranieri con “Erba di casa mia”,al secondo posto Gianni Morandi con “Il mondo cambierà”, terza posizione per Iva Zanicchi con “Mi ha stregato il tuo viso” ! 50 anni dopo…Vedremo sul palco dell’Ariston ancora questi giganti della canzone italiana, mettersi in gioco e contendersi il titolo…
Certo il mondo è cambiato, i gusti del pubblico lo sono, la musica stessa lo è, in bene o in male non sarò io a poterlo dire,per quanto abbia la mia chiara idea sulla faccenda!
Ripensare però a quanta emozione possano ancora rivivere questi enormi Artisti,beh mi regala allegria e gioia, perché diciamoci la verità di Gianni, Massimo o Iva, non ne avremo più…!
Lo scorso anno,al di là della gara,dissi:《Attenzione ad Orietta Berti… Poco dopo il Festival uscì il singolo pluripremiato “Mille”》Questa volta,a pochi giorni dalla 72°edizione del Festival della canzone italiana,dico attenti a quei tre!
Il cast degli artisti in gara è davvero spettacolare e più che mai trasversale, penso al ritorno di Elisa, a quello di Fabrizio Moro, ed alle potenziali sorprese che potrebbero venire fuori da Giovanni Truppi, Sangiovanni, fino ai super quotatissimi Mahamood e Blanco ed all’istrionico Achille Lauro!
Insomma ce n’è per tutti i gusti e non vedo l’ora di seguire questo Festival che sono certo, ci regalerà ancora tantissime sorprese!
Com’è iniziata la tua carriera radiofonica di speaker?
Per puro caso. È nata realmente per una pura, quanto meravigliosa casualità. Ero da poco tornato in Calabria dopo qualche anno vissuto a Milano… Tornai a vivere nella mia terra in seguito ad una serie di vicissitudini che mi provarono nel profondo… Come nelle più belle favole, nel bel mezzo di quel periodo buio, ricevetti la telefonata di un amico che non smetterò mai di ringraziare…
Lui aveva assunto da poco la direzione artistica di un’emittente radiofonica interregionale e mi invitò a raggiungere gli studi di Cosenza per “provare” a registrare qualcosa… Da lì iniziò questa incantevole storia che spero di continuare a raccontare il più a lungo possibile.
Come ci si sente nell’essere in una stanza con un microfono, e parlare ad un pubblico che non interagisce in tempo reale?
Ecco, è stato proprio questo il primo enorme ostacolo, bizzarro più che altro, che ho incontrato agli esordi… Passai 15 giorni in una stanza a parlare davanti ad un microfono e nulla più, registrando demo, promo, contenuti vari…
Per me sembrava tutto davvero così assurdo! Insomma, io venivo dal palco, dai locali, dalle piazze, dai teatri… Se cantavo bene o cantavo male avevo un feadback immediato dal pubblico!
Poteva essere un sorriso o una lacrima di commozione fino ad uno scrosciante applauso, avevo contezza in tempo reale se ciò che stavo facendo piacesse o meno al pubblico… In radio, no! Non in quel momento almeno.
Così dopo quei famosi 15 giorni, il direttore mi disse:<<OK, sei pronto!Da lunedì andrai in onda in diretta dalle 14:00- alle 17:00, ah e trova un nome per il tuo nuovo programma !!>>…
Scelsi il nome del programma e lo intitolai Sound-Times nel rispetto della linea editoriale e dell’emittente che mi diede così tanta fiducia.
Il programma andò benissimo e visse momenti davvero divertenti con la complicità di un pubblico di ascoltatori che, seppur dall’altra parte della radio, si avvicinò sempre di più alla diretta interagendo con i canali social!
Se potessi scegliere, quale sarebbe la tua dimensione ideale all’interno della radio?
Se potessi dare vita ad un sogno, lo farei scrivendo e conducendo un vero e proprio varietà radiofonico, con largo spazio dedicato all’interazione con gli ascoltatori, dove certamente la musica manterrebbe il ruolo di protagonista, ma i contenuti dell’intrattenimento la farebbero da padrone, con l’unico e fondamentale intento di intrattenere e far sorridere quante più persone possibile.
Luigi di Dieco con Luca Ward
Speaker radiofonico dalla voce cinematografica. Un incontro con la Leggenda Luca Ward alimenta un chiacchiericcio definendoti il suo erede naturale. Ti ci vedi in questo ruolo?
Fammi conoscere chi ha detto una cosa simile, perché come minimo devo spedire una bottiglia di buon vino per ringraziare! Da quando sono arrivato a Roma ho imparato qualche detto e probabilmente in questo caso ci starebbe bene un: “Ma magari ce casca !”
Scherzi a parte, l’incontro con Luca e Monica Ward assieme a Massimo Lopez è stata un’esperienza meravigliosamente bella e formativa che auguro a chiunque di fare… Professionisti unici dal cuore nobile che mettono a disposizione la propria arte a chi, come me, non fa che alimentare sempre nuove curiosità.
Il doppiaggio è qualcosa di davvero articolato, dare anima in voce a dei personaggi richiede davvero molta tecnica e dimestichezza con il teatro e la recitazione, salvo casi rari di talento unico, ma d’altronde citando parte della conversazione con Luca in quel video:<<Devi aspirà ‘ar coppone, se aspiri alla coppetta, ma n’do vai?>>.
Non credo di meritare assolutamente questo paragone, che certo mi lusinga, con l’immenso Luca Ward; sperò però di non tradire la loro stessa fiducia ed i loro insegnamenti per arrivare un giorno cor coppone e brindare ad un nuovo traguardo insieme!
Nel mondo dello spettacolo esiste spazio per il vero talento, o i social alterano scelte artistiche a favore della politica del consenso?
La vera domanda è: esiste qualcosa che i social non alterino?? Dubbio Marzulliano a parte, io credo che lo spettacolo non morirà mai e anche quando lo spazio sembrerà non esserci, lo spettacolo lo invaderà, perché senza non sarebbe vita.
Puoi dare spettacolo ovunque, per strada, ai semafori, in un portone adibito a teatro…Prima di arrivare a calcare palcoscenici di una certa rilevanza ci dicevano che la gavetta sarebbe stata la giusta palestra e così è, ti accorgi subito se chi hai difronte ha un reale trascorso nel mondo della scena, da come parla, da come si muove e tanti altri particolari…
Oggi i social sono una vetrina “fenomenale” e permettono a chiunque di poter mostrare qualcosa. Certo la politica del consenso è un argomento molto delicato sul quale potremmo soffermarci a parlare per ore, ma preferisco essere ottimista e vedere cosa c’è di positivo: abbiamo uno strumento capace di arrivare a chiunque in men che non si dica, utilizziamolo esclusivamente per condividere momenti di gioia e spensieratezza.
Un vero talento farà parlare di sé con o senza social, ben altra fine abbiamo visto fare ai “fenomeni” poco meritevoli, ma c’è spazio per chiunque perciò “venghino siori venghino!”
L’Italia è sempre stata rappresenta nel mondo della musica da artisti che ancora oggi emozionano come allora. Oggi quanto è cambiato questo mondo? Parliamo di impoverimento musicale o è solo la conseguenza del cambiamento del nostro tempo?
Spesso suole dirsi che la politica come la musica non sono altro che proiezioni speculari della società. Mi spiego meglio…
Nel cambio generazionale quante volte ci siamo chiesti come potesse piacere qualche artista ai nostri genitori o nonni e via discorrendo, bene, crescendo ci siamo resi conto, pur mantenendo lo sfottò familiare che esistono Artisti immortali che a distanza di secoli continueremo ad amare e senza i quali non riusciremmo a vivere momenti di gioia o consolatori.
Rifacendomi alla risposta di prima penso semplicemente che un vero Artista non morirà mai attraverso il lascito delle proprie opere che riecheggerà in eterno.
Un fenomeno mediatico potrà godere della luce passeggera, ma per lasciare il segno bisogna avere davvero qualcosa da dire. Qualcuno un giorno disse:<<Il problema non è di chi recita, ma di chi applaude>>.
Probabilmente stiamo vivendo un impoverimento umano, di valori, mi piace definirla una sbandata temporanea, basti pensare alle tante canzonette che stagionalmente esplodono, ma poi alla fine fai fatica a distinguere o ricordare, ma bene che esistano anche quelle per il divertimento fugace.
Sarebbe molto bello altrettanto, se si riuscisse a dedicare più spazio ai nuovi formidabili cantautori nazionali, reali conservatori del patrimonio della musica più bella al mondo da sempre, la canzone italiana!
intervista di: Gabriele Vinciguerra














