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Il carillon dei sogni

“Lavora come se non avessi bisogno di soldi. Ama come se non avessi mai sofferto. Danza come se nessuno ti guardasse”.

 Satchel Paige

48213_10201133627442958_703327874_oI sogni sono l’essenza della vita ci siamo ripetuti più volte, nella maggior parte dei casi per convincerci di quanto siamo disposti a fare per amplificare il valore che forma il nostro carattere.

Ciò che più deve far convincere che noi valiamo e portarci a combattere per raggiungere un determinato obiettivo sono i desideri, quelle determinate sostanze dell’effimero che hanno la particolarità di trasformare in gioie i sacrifici, anch’essi essenziali col fine di rendere concreto il talento.

Passione e sacrificio giocano un ruolo da padrone, ma ciò che più rende stabile il saper  fare qualcosa è innato, per quanto proveniente da un sentimento primordiale.

Andare a Teatro per assistere ad un balletto è una gioia che sconvolge i sensi, ma non lo è del tutto fin quando non siamo pienamente coscienti di vivere realmente le stesse emozioni di chi in quel preciso momento ne è attore. È difficile entrare indirettamente in un contatto emotivo con chi in quel momento deve necessariamente placare questo nostro bisogno di bellezza e nello stesso momento accentuarlo.

È un estasi senza paragoni che solo i più grandi artisti riescono a trasmettere, ma facendo gli anticonformisti, posso arrivare ad affermare che non conta l’esperienza nel talento, ma il desiderio che chiunque possiede di trasmettere emozioni, ma non fine a se stesse, intese come qualcosa di indescrivibile, di ineguagliabile.

Non importa l’età, e la tecnica pur essendo importante non è fondamentale quando dal punto di vista sensoriale si è in grado di suscitare infinite sensazioni positive.

Il potere dell’effimero sta nei sentimenti, ma quello che si è in grado di fare, e di creare attraverso di essi  ha il potere di perdurare nel tempo e di formare il nostro carattere, di placare, come un bellissimo gioiello prezioso, ciò che siamo, e di ricordare quando abbiamo desiderato di esserlo.

La vita è un valzer lento, ma nello stesso tempo veloce, e dobbiamo fare in modo che nessuno sia l’antagonista delle nostre scelte, che per quanto tali sono invalicabili, invalicabili perché proprio derivano da un nostro desiderio di rinascita sensoriale.

Di queste cose parlai con Alessandro Trazzera, classe 1995, ballerino di Randazzo, una piccola realtà della provincia di Catania. Mi colpì soprattutto il grido di speranza che ha fatto ai tanti giovani come lui, ai quali gli è stata negata anche quel diritto, quella gioia di sognare, sognare che con le proprie forze il destino può essere svincolato, e far comprendere che non si  tratta di un patto siglato col sangue, ma solo una convinzione balorda che ci portiamo dietro da anni.

1045170_10200212020843369_1948154111_nIl destino è la conseguenza delle nostre scelte, niente di più e niente di meno. Siamo noi, con il nostro talento, con le nostre passioni a dare valore al mondo che ci circonda, non viceversa.

Non dobbiamo assolutamente avere paura di credere nei nostri sogni e non ci dobbiamo sentire stupidi se crediamo che una passione possa diventare qualcosa di gratificante per noi stessi, ma soprattutto per gli altri, perché lo è sempre stato, fin da quanto abbiamo mosso i primi passi, fin da quando un ballerino ha indossato le sue prime scarpette, e ha sentito il tenero brusio di una dolce melodia che gli ha dato movimento, gli ha dato vita.

“La danza è la più sublime, la più commovente, la più bella di tutte le arti, perché non è una mera traduzione o astrazione dalla vita, è la vita stessa”.

Henry Havelock Ellis

Ph: Alessandro Trazzera Photos

About Stefano Fiori

Stefano Fiori. Questo è il nome. Di solito non mi piace scrivere di me, la trovo pura esibizione di se stessi, ma è anche un modo per farmi conoscere ai lettori di ALPI FASHION MAGAZINE. Non mi reputo un ragazzo come tanti, e fin da piccolo ho coltivato l’idea che trascorrere del tempo con se stessi, con la propria individualità fosse un fatto affascinante, e da cui ne sto traendo qualche frutto. Scopri cose di te stesso, che probabilmente mai nessuno saprà mai. Impari che persino il silenzio ti entusiasma, ma non quanto il rumore, che insieme hanno la particolarità di avvolgere la sensibilità che ti sei creato nel tempo. I libri sono sempre stati il mio nutrimento, la mia più grande ispirazione. Mondi nel quale rifugiarsi e vivere quando non sopporti più l’idea di vivere in silenzi immensi. I libri sono colore, uno per ogni stato d’animo. Il sorriso la mia caratteristica. Non c’è una fotografia, un vecchio filmato nel quale io non sorrida. Sono sempre stato un bambino sereno, nel senso che la mia eleganza consisteva, fin da piccolo nel procedere a passi felpati, per paura di disturbare, persino a casa mia, quello che poi sarebbe diventato il più grande regno degli amori, più che di semplici affetti. Col tempo scrivere è diventato quel modo di colmare quei vuoti, nei quali dominava l’inconsistenza più assurda. Un modo per emozionarmi, e talvolta emozionare. Scrivere mi aiuta ad amplificare il dislivello tra l’essere e l’apparire. Ciò che mi definisce, almeno fino a questo punto è una sensibilità maturata col tempo, ed un amore per la bellezza, per l’arte, per i sorrisi. Mi piace pensare che queste tre cose siano collegate e possano in qualche modo rendere più autentiche in quanto più consapevoli le persone, che muovono il mondo e gli danno dinamicità e pregio, gli danno vita. www.newstilepublications.com

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