L’acqua è un patrimonio naturale inestimabile, ma uno studio IPSOS dimostra che su un campione di 24 paesi, solo il 34% della popolazione globale, ritiene che vi sia una gestione efficace dei reflui, ossia dei liquidi di scarto industriale setacciati dagli impianti di depurazione, e che tale lavorazione non influisca minimamente sulla fornitura di acqua pulita. Il 66% invece non ha garanzie di sicurezza in merito. Secondo i dati IPSOS, da qui a 10 anni quasi un cittadino su 2 (il 48% del campione intervistato) mette in relazione la crescita industriale e quella demografica con l’approvvigionamento di acqua potabile.

Si può dedurre che un seria preoccupazione attanaglia la popolazione mondiale, ossia che la necessità che provvedere al fabbisogno energetico ed alimentare in vertiginoso aumento e la conseguente sovrapproduzione in tutti i settori (agroalimentare, tessile, siderurgico etc.) possa in qualche modo mettere a rischio le forniture di acqua.

Sulla scia di questi dati, la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituzionalizzata dall’ONU nel 1993 per ricordare quanto sia fondamentale conservare l’integrità della risorsa idrica contro ogni spreco e contaminazione, assume oggi una importanza ancora maggiore. Il tema portante del #WORLDWATERDAY di quest’anno è Waste Water, letteralmente “l’acqua di scarico” delle fabbriche.

Tra gli obiettivi che l’ONU dovrà conseguire entro il 2030 vi è quello di ridurre la quantità di liquidi che, assieme ai materiali inorganici, conferiscono nelle discariche di rifiuti pericolosiabbassare il livello di inquinamento di fiumi, canali e bacini idrici, dove spesso questi reflui vanno a confluire; dimezzare i processi di trattamento degli scarichi urbani ed industriali; promuovere a livello mondiale campagne di sensibilizzazione verso pratiche di riciclo e riutilizzo dei rifiuti solidi urbani. Al momento, i paesi che sono più fiduciosi verso un futuro ambientale all’insegna della produzione di “energia idrica” pulita sono Ungheria (67%), Germania (60%), Gran Bretagna (52%) e Svezia (51%).

Tra i paesi meno fiduciosi sulla buona gestione delle acque reflue vi è, secondo l’IPSOS,  al  primo posto proprio l’Italia (24%), seguita da Russia e Turchia (22%), Corea del Sud (21%), Argentina (20%), Messico (19%), Brasile e Colombia (17%). Eppure “il Bloomberg Global Health Index indica l’Italia come il paese più sano su 163 analizzati anche grazie alla disponibilità di acqua pulita, gli italiani sono comunque sensibili alla necessità di preservare la quantità e qualità le risorse idriche. Infatti solamente il 24% dei nostri connazionali è convinto che l’attuale trattamento delle acque di scarico sia gestita in maniera efficace e non costituisca una minaccia alla tutela di quelle pulite” rassicura in una nota Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos.

Marianna Gianna Ferrenti

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