
Forse alcuni spot pubblicitari giocano proprio sulla nostra distrazione per rifilarci scenette e slogan senza alcun senso cercando di darci a bere quello che dicono. Se però ci fermassimo ad ascoltarli e ad osservarli, comprenderemmo quante corbellerie sono in grado di dirci per portare avanti delle strategie di marketing che fanno leva sulla nostra pigrizia cerebrale.
È così che una marca come la Mellin fa credere alle mamme d’Italia che il latte materno è assolutamente necessario per i primi 1000 giorni di vita del piccolo.
Facciamo un rapido calcolo: se ogni anno è composto da 365 giorni, vuol dire che 1000 giorni corrispondono a 2,7 anni. Questo significa che la Mellin ci sta dicendo che i bimbi hanno bisogno di essere allattati per quasi tre anni! Nonostante ci siano molte mamme – probabilmente affette dalla sindrome di Lisa Tully Arryn de “Il trono di spade” – che ritengono sia giusto tenere al seno i figli quasi fino al momento in cui saranno in grado di scrivere un trattato di filosofia, non significa che il bimbo abbia bisogno del latte materno per così tanto tempo.
Pubblicità del genere fanno leva su quell’enorme componente di mamme che si affezionano in modo esagerato al contatto col figlio e non vogliono rinunciarvi autoconvincendosi che sia il piccolo ad avere bisogno del loro latte per un tempo ingiustificato (quando in realtà si tratta più di un “capriccio” della mamma che di un vero bisogno del piccolo).
Perché proprio “1000 giorni”? Perché non arrotondare a tre anni e quindi a 1095 giorni?
Semplice, Claudio Baglioni docet: “1000 giorni” è più musicale.

Forse qualcuno ricorderà che, un po’ di tempo fa, si sentiva parlare di “Bifidus Essensis”. Che fine ha fatto l’amico del nostro intestino? Ha cambiato identità: adesso si chiama “Bifidus Actiregularis”.
A qualcuno interesserà sapere che, non solo nessuno di questi bifidi esiste, ma soprattutto che si tratta in realtà del poco musicale Bifidus Animalis DN-173010 a cui l’Activia ha deciso di cambiare nome a seconda del paese in cui viene venduto lo yogurt miracoloso; infatti, così come in Italia, il bifido viene chiamato “Bifidus Actiregularis” anche in Cile, Olanda, Spagna, Russia, Argentina, Germania, Bulgaria, Romania e Austria ma negli Stati Uniti perde “Acti” e diventa semplicemente “Bifidus Regularis” e in Inghilterra addirittura “Bifidus Digestivium”!
Povero Bifidus! Non bastava l’irregolarità intestinale, adesso ci si mettono anche le crisi d’identità!
C’è poi la triste categoria delle pubblicità non-sense, quelle che ti rincitrulliscono e alla fine ti lasciano con una sola domanda in testa: “Era necessario tutto questo?”

Una bellissima donna in abito elegante giunge ad una festa e, persa tra i suoi pensieri, immagina quanto sarebbe bello liberarsi dal fastidio di indossare i tacchi alti che vengono ripetutamente inquadrati dalla videocamera. Ecco che tutte le donne d’Italia si aspettano di veder pubblicizzato un plantare miracoloso o delle solette anti-callo, ma la bellissima donna improvvisamente distrugge il sogno femminile distogliendo l’attenzione dai tacchi alti per informarci che, nel frattempo, ha trovato una soluzione per rimediare al fastidio procuratole dall’indossare l’assorbente. E i tacchi alti cosa c’entravano?!?

Le vincitrici in fatto di squallore restano però le pubblicità dei mascara. Tutto sommato non possiamo biasimarne gli ideatori: come fare ad inventarsi qualcosa di nuovo per vendere sempre il solito prodotto solo con un nome diverso? È così che nascono pubblicità come quelle del mascara per ciglia “effetto farfalla”, oppure mascara per ciglia dalla “lunghezza illegale” ( perché “lunghezza estrema” era già stato già utilizzato. Il prossimo forse sarà “lunghezza da ergastolo”).
Ma l’ultima trovata stramba in fatto di mascara è quella della L’Oréal per il mascara “Miss Manga”. Lo spot vede come protagonista la povera Barbara Palvin costretta a strabuzzare gli occhi e a contendersi la scena con un inquietante orsacchiotto che di manga non ha proprio niente, tanto più che i manga sono sicuramente noti per i loro begli occhioni, ma non di certo per il “mega volume sotto, mega volume sopra” delle loro ciglia.
Per questo se sentiamo il bisogno di vedere qualcosa di demenziale in tv ma siamo a corto di reality show, basta osservare con più attenzione alcune pubblicità: è lì il vero spettacolo.















