Ho avuto come l’impressione che questa edizione del festival di Sanremo sia di “carezze e graffi”. Il dolce e l’amaro. Il salato e l’insipido. Il retrogusto dell’arte è espresso nelle canzoni, nelle parole, ma soprattutto negli sguardi. Commoventi e al tempo stesso intensi, come i bellissimi giochi di luci e ombre della compagnia teatrale Pilobolus, che hanno saputo coccolarci a inizio della seconda serata.
Ho percepito come un senso di rinascita sensoriale, e la storia si è amalgamata al modo d’oggi di vedere le cose. È come se tutti fossimo impegnati nella realizzazione di un dolce. Seguiti dai nostri stessi sentimenti, e dalla conduzione di un Carlo Conti che sta avendo la capacità di raccontare tutti, per tutti. Un festival sempre più Popolare che sussurra parole e sorrisi.
Il sorriso, capace di parlare da sé, è sempre più il mezzo per avere coraggio di essere, senza troppo perdersi in inutilità disarmanti e spesso contraddittorie.
Ricorda la felicità cosa è. Nina Zilli me lo ha fatto ripensare. Dimostrandosi una Donna decisa, forte, che sa il fatto suo. Una Nefertiti moderna in una mise divina. Sotto un cielo di Blues.
C’è spazio per il racconto di una coppia “malata” perché votata alla monotonia del loro rapporto, nella canzone di Masini, ma soprattutto il loro desiderio di ricontrarsi come l’ultima volta, prendendo coscienza del presente e in esso ritrovarsi.
Presente che si va vivo sempre, in ogni occasione, ma soprattutto adesso. Qui. La donna descritta da Anna Tatangelo è Libera, abbandonata ai sensi, agli abbracci. Non più una Muchacha troppo sexy, piuttosto una donna matura, che “brucia dentro il sole, Libera come una nuvola”.
Il ritorno di Raf al Festival dopo 24 anni mi ha fatto ripensare che c’è una necessità dolce di ritrovarsi in qualcuno che ci sostenga, e con esso vivere insieme una favola d’incanti e meraviglie. Lo specchio della personalità dell’altro. Un viaggio dal quale difficilmente ci si vuole distogliere, ma non deve essere visto come il pretesto per annullarsi.
Perché “Non è il coraggio che costruisce la libertà, non è l’odore che passa dal naso”, come ha canto Biagio Antonacci, superospite della seconda serata.
In questo momento l’essenziale diviene scrivere per la gente, traducendone le emozioni, vivendole. C’è bisogno di speranza. Perché come consuetudine non è l’ultima a morire, ma la prima a nascere. Non ne deve mancare mai, e se ne dovrebbe parlare di più. Speranza.
Come quella vissuta dall’ingresso di una premio Oscar Charlize Theron, che si definisce Donna, attrice, complicata e al tempo stesso leale, legata da un unico filo conduttore che la sostiene, l’amore. Un amore misurato, diversamente dall’essere pacchiano che si valuta prima che su se stessi, sugli altri.
Senza paura. Senza scappare. Con il coraggio alle spalle e tanto ottimismo. Avendo la capacità di “non scappare dagli sguardi, perché tanto gli sguardi non possono inseguirti”, come canta un Lorenzo Fragola al suo debutto a Sanremo dopo la clamorosa vittoria a XFactor8.
“Sanremo non si guarda da soli”. È un’occasione per ritrovarsi insieme. Perché anche se si è da soli, non lo si é. Si è in compagnia con la Poesia che si fa concreta nella musica. E nelle risate dolci e struggenti del comico Angelo Pintus.
Certe volte dovremmo non crescere mai per evitare certi errori da adulti. Siamo abituati a dire che quando eravamo bambini tutto era più semplice. Ebbene no. Anche noi avremo avuto i nostri problemi. È solo una questione di proporzioni. In quella semplicità vi era tutto un mondo di sensazioni che sapevano andare oltre pregiudizi e odi infiniti. Si deve sempre avere la capacità di andare avanti, credendo in se stessi. Dobbiamo avere la capacità di essere degli eroi, come ci ricorda Conchita Wurst, attesissimo ospite internazionale, vincitrice dell’ultimo Eurovision song contest. Essere eroi senza importarsene niente. Perché tanto quello che conta è la propria personalità, il proprio stile. Tutti hanno la capacità di essere belli, meravigliosi quanto un fiore, dimostrando la propria eleganza. La propria compattezza emotiva. Dimostrata da una Bianca Atzei magnifica, che ha fatto il suo ingresso indossando una creazione dal fascino desueto di Antonio Marras. Una piccola Janas all’interno del suo mondo fatato, ricco di ninfee e poesia.
“When the Beat drops out” sul finale. Mi ha colto prontissimo ad accogliere il Beat che è salito e si è impadronito della mia anima. È sorprendente ma questa edizione del festival mi avvolge e vorrei che questo divano non finisse mai, per il calore che emana.
Stefano Fiori













