{"id":93614,"date":"2026-11-06T13:34:27","date_gmt":"2026-11-06T12:34:27","guid":{"rendered":"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/?p=93614"},"modified":"2026-11-06T13:34:27","modified_gmt":"2026-11-06T12:34:27","slug":"vittorio-graziani-non-volevo-entrare-in-quella-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/vittorio-graziani-non-volevo-entrare-in-quella-vita\/","title":{"rendered":"Vittorio Graziani: Non volevo entrare in quella vita"},"content":{"rendered":"<div class=\"gtranslate_wrapper\" id=\"gt-wrapper-10366687\"><\/div>\n<p>Ci sono momenti in cui, entrando in una libreria, mi sorprendo a rallentare il passo. Mi fermo davanti agli scaffali, osservo i titoli, sfioro qualche copertina e penso a quanta umanit\u00e0 sia raccolta in quello spazio. Ci sono vite intere affidate alla scrittura, pensieri che hanno attraversato secoli, inquietudini che qualcuno ha cercato di comprendere prima di noi. Mi emoziona sapere che, tra quelle pagine, potrei incontrare le parole di una persona vissuta in un&#8217;altra epoca, capace di raccontare esattamente ci\u00f2 che io stesso, forse, non sono mai riuscito a esprimere.<\/p>\n<p>\u00c8 una sensazione alla quale sono profondamente legato. In una libreria avverto qualcosa che va oltre il piacere della lettura. Sento la presenza dell&#8217;esperienza umana, con tutte le sue contraddizioni, la sua bellezza e le sue fragilit\u00e0. E ogni volta mi rendo conto di quanto sia straordinaria la possibilit\u00e0 di entrare in relazione con qualcuno attraverso il suo pensiero, anche quando quel qualcuno non potremo mai incontrarlo.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 anche per questo che amo perdermi tra gli scaffali senza cercare necessariamente qualcosa. Mi piace lasciare spazio alla curiosit\u00e0, concedermi il piacere di non sapere dove finir\u00f2, scoprire un autore del quale ignoravo persino l&#8217;esistenza. In quei momenti sento quanto sia importante continuare a conoscere, ma soprattutto quanto sia bello poter cambiare idea, riconoscere i propri limiti e accogliere prospettive differenti dalle nostre.<\/p>\n<p>Poi ci sono le persone. Quelle che entrano con un libro in mente, quelle che cercano un consiglio, quelle che desiderano semplicemente guardarsi intorno. E c&#8217;\u00e8 il libraio, con la sua capacit\u00e0 di trasformare un luogo pieno di volumi in uno spazio di relazione. Perch\u00e9 dietro il suggerimento di una lettura pu\u00f2 esserci un ascolto autentico, la sensibilit\u00e0 di intuire ci\u00f2 che interessa a qualcuno, il desiderio di condividere una scoperta.<\/p>\n<p>\u00c8 questa dimensione che considero insostituibile. Una libreria appartiene anche alla vita della comunit\u00e0 che la frequenta. \u00c8 un luogo nel quale il pensiero pu\u00f2 circolare liberamente, dove le differenze trovano spazio e dove la cultura conserva una dimensione profondamente umana. Quando una libreria chiude, non scompare soltanto un&#8217;attivit\u00e0 commerciale. Viene meno una parte di quella ricchezza collettiva che spesso impariamo a riconoscere soltanto quando non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p>Con questi sentimenti sono entrato nella Libreria Centofiori di Milano per incontrare Vittorio Graziani.<\/p>\n<p>Non conoscevo personalmente Vittorio, ma avevo avuto modo di avvicinarmi alla sua storia e al suo lavoro. Quello che desideravo comprendere, per\u00f2, era soprattutto chi fosse l&#8217;uomo che aveva costruito quel percorso.<\/p>\n<p>Durante la nostra conversazione ho incontrato una persona di notevole spessore umano e intellettuale. Vittorio possiede la sicurezza di chi conosce il proprio valore, ma anche la profondit\u00e0 di chi ha imparato a guardarsi dentro senza sottrarsi alle domande pi\u00f9 difficili. Non nasconde i risultati raggiunti, non cerca di sminuirli per apparire modesto e, allo stesso tempo, sa riconoscere con grande naturalezza le proprie fragilit\u00e0 e ci\u00f2 che avrebbe potuto fare diversamente.<\/p>\n<p>\u00c8 un atteggiamento che apprezzo molto, forse perch\u00e9 credo che una delle espressioni pi\u00f9 autentiche della maturit\u00e0 sia proprio questa: riuscire a riconoscere il proprio valore senza trasformarlo in superiorit\u00e0 e accettare le proprie imperfezioni senza sentirsi per questo diminuiti.<\/p>\n<p>Ascoltandolo, ho percepito una libert\u00e0 interiore che mi ha colpito. La libert\u00e0 di raccontare la propria storia senza doverla rendere impeccabile, di avere convinzioni precise senza rinunciare a interrogarsi, di essere orgoglioso delle proprie scelte senza dimenticare il percorso umano che le ha accompagnate.<\/p>\n<p>Non cercavo risposte perfette e non ne ho ricevute di costruite per esserlo. Ho trovato qualcosa che, personalmente, considero molto pi\u00f9 prezioso: la disponibilit\u00e0 a raccontarsi con sincerit\u00e0.<\/p>\n<p>La nostra conversazione \u00e8 andata ben oltre il mestiere di libraio. E mentre lo ascoltavo ho ritrovato, anche attraverso le sue parole, una delle ragioni per cui continuo a considerare questi luoghi cos\u00ec preziosi: la cultura acquista un significato ancora pi\u00f9 profondo quando diventa occasione di incontro tra esseri umani.<\/p>\n<p>Alla <a href=\"https:\/\/www.libreriacentofiori.com\/\">Centofiori<\/a> ero entrato per intervistare un libraio. Ne sono uscito con il piacere di aver conosciuto <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/libreriacentofiori\/\">Vittorio<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-93619\" src=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/941b6c_b4bd4f73020d4af9a0eeeddb6a59d6eamv2-copia.avif\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/941b6c_b4bd4f73020d4af9a0eeeddb6a59d6eamv2-copia.avif 640w, https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/941b6c_b4bd4f73020d4af9a0eeeddb6a59d6eamv2-copia-300x121.avif 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/p>\n<p><strong>Ha lasciato una carriera gi\u00e0 tracciata per seguire una passione. \u00c8 stata una scelta di coraggio o il timore di vivere una vita che non sentiva sua?<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente la seconda. Quando si racconta la mia storia si parla spesso di coraggio, soprattutto pensando a ci\u00f2 a cui ho rinunciato. Provenivo da una famiglia nella quale la professione di avvocato si tramandava da generazioni. C&#8217;erano mio padre, mio nonno, il mio bisnonno. Uno studio gi\u00e0 avviato, una clientela consolidata, un futuro professionale che, almeno apparentemente, non presentava particolari incognite.<\/p>\n<p>Molte persone, conoscendo questa storia, mi dicono che sono stato coraggioso. Io non riesco a leggerla esattamente in questo modo. Certamente una parte di coraggio sar\u00e0 stata necessaria, ma quello che mi ha spinto \u00e8 stato soprattutto il rifiuto di una vita nella quale non riuscivo a immaginarmi.<\/p>\n<p>Osservavo persone che percorrevano strade gi\u00e0 stabilite, magari perch\u00e9 erano quelle indicate dalla famiglia, e mi domandavo come facessero ad accettarle. Io sentivo che non avrei potuto vivere cos\u00ec. Non era soltanto il desiderio di fare qualcosa che mi appassionasse, ma la necessit\u00e0 di allontanarmi da qualcosa che non mi apparteneva.<\/p>\n<p>Il mondo dei libri mi interessava profondamente, naturalmente, ma non vorrei che si pensasse a una scelta compiuta esclusivamente sull&#8217;onda di una passione irresistibile. Era soprattutto il bisogno di trovare una dimensione professionale nella quale potessi riconoscermi.<\/p>\n<p>I miei genitori accolsero quella decisione con una certa indifferenza. Un&#8217;indifferenza che, secondo me, apparteneva anche al modo di essere genitori della loro generazione e che, nel mio caso, ha finito per favorirmi. Non mi hanno ostacolato, mi hanno lasciato decidere.<\/p>\n<p>E c&#8217;\u00e8 una cosa della quale oggi sono particolarmente soddisfatto: aver costruito il mio percorso senza approfittare delle opportunit\u00e0 professionali che avevo gi\u00e0 a disposizione. Non considero sbagliato ricevere l&#8217;aiuto della propria famiglia, sia chiaro. Ma aver trovato autonomamente la mia strada \u00e8 qualcosa che riconosco con orgoglio.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 stato un momento in cui ha pensato di aver sbagliato tutto? Che cosa l&#8217;ha convinta a continuare?<\/strong><\/p>\n<p>No. Non c&#8217;\u00e8 mai stato un momento in cui abbia pensato di aver sbagliato quella scelta.<\/p>\n<p>Nel corso della mia vita professionale ho affrontato cambiamenti, preso decisioni e naturalmente commesso anche degli errori. Mi sono interrogato pi\u00f9 volte su alcune scelte compiute all&#8217;interno del mondo dell&#8217;editoria, ma non ho mai rimesso in discussione la decisione di lasciare la strada che mi era stata preparata.<\/p>\n<p>Per tornare indietro sarebbe dovuto accadere qualcosa di veramente grave, un evento impossibile da gestire.<\/p>\n<p>Credo che quella scelta abbia rappresentato un passaggio fondamentale della mia crescita. Una sorta di linea d&#8217;ombra professionale, il momento in cui ti separi dal contesto familiare e cominci ad assumerti la responsabilit\u00e0 della tua vita.<\/p>\n<p>Da quel momento sono cambiate molte cose, anche il mio modo di lavorare e di interpretare questa professione. Ma non ho mai desiderato tornare alla vita che avevo rifiutato. Su questo non ho avuto dubbi.<\/p>\n<p><strong>Ogni giorno incontra persone e ascolta le loro storie. Che cosa ha imparato sugli esseri umani che nessun libro avrebbe potuto insegnarle?<\/strong><\/p>\n<p>Ho imparato, prima di tutto, che esistono tantissime persone che ne sanno molto pi\u00f9 di te. E questo vale per qualsiasi argomento.<\/p>\n<p>Una libreria \u00e8 un osservatorio straordinario da questo punto di vista. Incontri persone che possiedono conoscenze, esperienze e sensibilit\u00e0 incredibili. A volte ti trovi davanti a qualcuno che, nel giro di pochi minuti, ti fa comprendere quanto sia ancora limitato quello che sai. \u00c8 un&#8217;esperienza che ti costringe a ridimensionarti, nel senso migliore del termine.<\/p>\n<p>Io credo che nella vita bisognerebbe avere sempre presente questa possibilit\u00e0: incontrare qualcuno che ne sa pi\u00f9 di noi. \u00c8 una forma di umilt\u00e0 che il mio lavoro mi permette di sperimentare quotidianamente.<\/p>\n<p>Naturalmente ho conosciuto anche aspetti meno piacevoli del comportamento umano. Mi colpisce soprattutto la mancanza di consapevolezza di certe persone rispetto ai propri atteggiamenti. Persone che si comportano in modo scortese, maleducato, egocentrico, senza rendersi minimamente conto dell&#8217;effetto che producono sugli altri. Parlano, occupano spazio, ignorano completamente il contesto nel quale si trovano.<\/p>\n<p>Ma sarebbe profondamente ingiusto fermarsi a questo.<\/p>\n<p>Ho incontrato persone di una bellezza umana straordinaria, persone capaci di una profondit\u00e0 e di una vicinanza al senso della vita che mi hanno veramente impressionato.<\/p>\n<p>\u00c8 una delle grandi ricchezze di questo mestiere. Il contatto quotidiano con gli altri ti mette davanti a quanto possa essere diversa l&#8217;umanit\u00e0, nel bene e nel male. E quando hai la fortuna di incontrare certe persone, torni inevitabilmente a interrogarti anche su te stesso.<\/p>\n<p>Per me \u00e8 davvero un bagno di umilt\u00e0 quotidiano.<\/p>\n<p><strong>Un libraio sceglie anche quali idee proporre ai lettori. Dove finisce il consiglio culturale e comincia il condizionamento?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che una delle qualit\u00e0 fondamentali di un libraio sia la capacit\u00e0 di mantenere un equilibrio.<\/p>\n<p>Quando apri una libreria metti a disposizione un&#8217;offerta molto ampia, fatta di libri, autori e prospettive differenti. Ma non puoi pensare che tutto debba ruotare intorno ai tuoi gusti personali, cos\u00ec come non puoi limitarti a proporre soltanto ci\u00f2 che il pubblico gi\u00e0 conosce o desidera acquistare.<\/p>\n<p>Il punto fondamentale \u00e8 trovare un incontro tra quello che tu ritieni importante consigliare e quello che il lettore sta cercando.<\/p>\n<p>Questo significa anche saper comprendere la persona che hai davanti. Devi intuire il percorso di lettura che sta compiendo, riconoscere i suoi interessi, capire che cosa potrebbe desiderare in quel particolare momento. E devi farlo tenendo conto anche di ci\u00f2 che il mondo editoriale propone.<\/p>\n<p>Se il libraio diventa troppo presente, se pretende di indirizzare continuamente le scelte, finisce per sbagliare. Ma sbaglia anche quando rinuncia completamente alla propria funzione culturale e si limita ad assecondare passivamente il gusto pi\u00f9 diffuso.<\/p>\n<p>Per spiegarmi utilizzo spesso una proporzione molto semplice: se nelle relazioni con i lettori riesci a mantenere un equilibrio tra ci\u00f2 che proponi tu e ci\u00f2 che desiderano loro, stai lavorando bene.<\/p>\n<p>\u00c8 un equilibrio che riguarda il consiglio personale, ma anche il modo in cui organizzi ed esponi i libri.<\/p>\n<p>Per me la qualit\u00e0 di una libreria si riconosce proprio da questa capacit\u00e0. Non devi imporre la tua visione, ma nemmeno rinunciare ad averne una.<\/p>\n<p><strong>Oggi abbiamo accesso a pi\u00f9 informazioni che mai. Secondo lei stiamo diventando pi\u00f9 consapevoli o semplicemente pi\u00f9 informati?<\/strong><\/p>\n<p>Secondo me non stiamo diventando n\u00e9 pi\u00f9 consapevoli n\u00e9 realmente pi\u00f9 informati.<\/p>\n<p>Abbiamo sicuramente molte pi\u00f9 possibilit\u00e0 di accedere alle informazioni. Le fonti si sono moltiplicate, i contenuti sono disponibili ovunque e in qualsiasi momento. Ma il problema non \u00e8 la quantit\u00e0 di informazioni che riceviamo. \u00c8 la qualit\u00e0 dell&#8217;approfondimento che siamo disposti a compiere.<\/p>\n<p>E io continuo a credere che questa profondit\u00e0 si raggiunga soprattutto attraverso la lettura. Parlo dei libri, naturalmente, ma anche delle riviste specializzate, di tutto ci\u00f2 che richiede attenzione, continuit\u00e0 e la volont\u00e0 di soffermarsi realmente su un argomento.<\/p>\n<p>Non ritengo che un film, una serie televisiva, un documentario o un contenuto online possano sostituire il tipo di approfondimento che offre la lettura. Possono certamente rappresentare occasioni di conoscenza, ma per me non hanno la stessa capacit\u00e0 di portarci dentro una materia.<\/p>\n<p>Il problema italiano, poi, \u00e8 particolarmente serio. Leggiamo poco, e in alcune aree del Paese la situazione \u00e8 ancora pi\u00f9 preoccupante. Questo, secondo me, ha conseguenze inevitabili sul livello di approfondimento e sulla consapevolezza culturale.<\/p>\n<p>Non vorrei sembrare eccessivamente negativo, ma \u00e8 quello che penso.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 di informazioni non coincide con la conoscenza. Possiamo ricevere continuamente notizie e contenuti senza sviluppare una reale capacit\u00e0 di comprenderli. Ed \u00e8 proprio questo il rischio che vedo oggi.<\/p>\n<p><strong>Utilizza i social per avvicinare le persone alla lettura. Non trova contraddittorio promuovere la profondit\u00e0 attraverso strumenti che premiano la superficialit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 una bellissima domanda, perch\u00e9 credo che tocchi un aspetto importante del nostro lavoro.<\/p>\n<p>Io penso che esistano modi molto diversi di utilizzare i social. Noi cerchiamo, in tutto quello che realizziamo, di inserire almeno una piccola dose di profondit\u00e0. Anche quando il contenuto \u00e8 breve, anche quando il linguaggio deve necessariamente adattarsi allo strumento.<\/p>\n<p>Il nostro obiettivo non \u00e8 ottenere immediatamente una vendita. Quando pubblichiamo un consiglio di lettura lo mettiamo a disposizione di un pubblico molto ampio, che spesso non ha neppure la possibilit\u00e0 di venire fisicamente alla Centofiori. Quel lavoro richiede comunque studio, preparazione e una vera attivit\u00e0 di costruzione del contenuto, senza che questo si traduca necessariamente in un beneficio commerciale diretto.<\/p>\n<p>Certamente ci piacerebbe che le persone, conoscendoci attraverso i social, decidessero di venire in libreria. Ma c&#8217;\u00e8 anche un altro obiettivo: proporre letture libere, non scontate, capaci di suscitare il desiderio di approfondire.<\/p>\n<p>Capisco perfettamente la contraddizione che mi sottoponi. \u00c8 vero che i social tendono a favorire una comunicazione rapida e spesso superficiale. Ma non credo che questo significhi che ogni contenuto debba necessariamente essere superficiale.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un elemento che considero fondamentale: la relazione.<\/p>\n<p>Un reel di venti secondi pu\u00f2 raggiungere una persona che, in quel momento, \u00e8 particolarmente ricettiva. Pu\u00f2 suscitare una curiosit\u00e0, far nascere una domanda, indurla a cercare qualcosa che prima non conosceva. Anche un contenuto molto breve pu\u00f2 diventare l&#8217;inizio di un&#8217;esperienza pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Per questo non demonizzerei lo strumento in s\u00e9. Bisogna considerare anche quello che pu\u00f2 accadere tra chi comunica e chi riceve quel messaggio.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 un aspetto che spesso non viene percepito. Quando realizziamo un video dedicato a uno scrittore, dietro quel minuto o minuto e mezzo possono esserci settimane di studio, oppure mesi trascorsi a leggerne le opere.<\/p>\n<p>Quello che appare semplice e immediato \u00e8 il risultato di un lavoro molto pi\u00f9 articolato.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa preparazione che, secondo me, permette di utilizzare anche uno strumento rapido senza rinunciare alla qualit\u00e0 di ci\u00f2 che si vuole trasmettere.<\/p>\n<p><strong>Si dice spesso che i giovani leggano poco. Quanto \u00e8 una loro responsabilit\u00e0 e quanto dipende dai modelli culturali e familiari che abbiamo costruito?<\/strong><\/p>\n<p>Credo che una responsabilit\u00e0 enorme appartenga alla scuola.<\/p>\n<p>Il problema principale, secondo me, \u00e8 il modo in cui troppo spesso viene costruito il rapporto tra i ragazzi e la lettura. Leggere diventa un obbligo, e questo obbligo viene frequentemente associato a libri che non sono quelli giusti per quel particolare momento della loro crescita.<\/p>\n<p>Penso che sarebbe necessaria una revisione profonda dei criteri con i quali gli insegnanti scelgono le letture da proporre agli studenti. E parlo di un percorso che dovrebbe cominciare fin dall&#8217;infanzia e proseguire fino all&#8217;universit\u00e0.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una questione marginale. \u00c8 uno dei problemi pi\u00f9 importanti che, come operatori del settore, dovremmo affrontare.<\/p>\n<p>Quando un ragazzo sviluppa un rapporto negativo con la lettura, le conseguenze possono accompagnarlo per molti anni. Quel ragazzo diventa un adulto di venticinque, trenta o quarant&#8217;anni che continua a vivere il libro come qualcosa di estraneo, oppure come un&#8217;esperienza associata a un obbligo.<\/p>\n<p>Naturalmente anche la famiglia ha una responsabilit\u00e0, ma farei una distinzione.<\/p>\n<p>Non sono convinto che crescere in una casa senza libri significhi necessariamente diventare una persona che non legge. Un ragazzo pu\u00f2 trovare stimoli altrove, oppure sviluppare autonomamente una curiosit\u00e0 che non appartiene al suo ambiente familiare. Pu\u00f2 accadere anche il contrario: vivere circondati dai libri e non avere alcun interesse per la lettura.<\/p>\n<p>Credo che la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 importante dei genitori sia quella di stimolare la curiosit\u00e0 dei figli.<\/p>\n<p>Questo non significa obbligarli a leggere. Significa accompagnarli nella scoperta del mondo, farli viaggiare, proporre esperienze differenti, mostrare loro realt\u00e0 che non conoscono, evitare che tutto si riduca sempre alle stesse abitudini.<\/p>\n<p>Bisogna aiutarli ad aprire la mente.<\/p>\n<p>Quando riesci a suscitare curiosit\u00e0, hai gi\u00e0 creato una condizione importante perch\u00e9 possa nascere anche il desiderio di leggere.<\/p>\n<p>Ma continuo a pensare che il nodo fondamentale sia il rapporto tra scuola e lettura. \u00c8 l\u00ec che dovremmo intervenire con maggiore attenzione.<\/p>\n<p><strong>Le \u00e8 mai capitato di dover scegliere tra ci\u00f2 in cui credeva e ci\u00f2 che conveniva economicamente alla libreria? Come ha vissuto quella scelta?<\/strong><\/p>\n<p>Mi \u00e8 capitato di fare scelte che rispondevano anche a una convenienza economica, naturalmente. Ma non le ho mai vissute come un problema morale o come un tradimento di ci\u00f2 in cui credo.<\/p>\n<p>Torno ancora una volta al concetto di equilibrio.<\/p>\n<p>Non penso che la qualit\u00e0 culturale di una libreria e la sua sostenibilit\u00e0 economica debbano necessariamente essere in contrasto. Anzi, credo che le due cose possano e debbano sostenersi reciprocamente.<\/p>\n<p>Se una libreria funziona economicamente, ha anche maggiori possibilit\u00e0 di costruire e mantenere un&#8217;offerta culturale di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo non considero sbagliato prendere decisioni che siano economicamente vantaggiose. Bisogna comprendere quale funzione abbiano quelle scelte all&#8217;interno del progetto complessivo.<\/p>\n<p>La convenienza economica pu\u00f2 essere funzionale proprio alla qualit\u00e0 della libreria.<\/p>\n<p>Non ho mai sentito di dover scegliere tra due mondi inconciliabili. Per me fanno parte dello stesso lavoro, e la capacit\u00e0 di gestirli insieme \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Il suo impegno per la Hoepli va oltre la gestione di una libreria. Che cosa perde una societ\u00e0 quando lascia morire uno dei suoi luoghi di cultura?<\/strong><\/p>\n<p>Perde qualcosa di gravissimo. E lo perde sotto molti aspetti.<\/p>\n<p>Potremmo parlare per ore di ci\u00f2 che rappresenta la chiusura della Hoepli, ma vorrei soffermarmi soprattutto su una questione che per me \u00e8 determinante: l&#8217;indipendenza.<\/p>\n<p>Considero la Hoepli la libreria indipendente pi\u00f9 importante d&#8217;Italia. E trovo inaccettabile che Milano possa perdere un luogo con una storia e un significato culturale di questa portata.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio per questo che non mi sono arreso alla sua chiusura.<\/p>\n<p>Oggi sono orgoglioso di essere alla guida di una cordata che sta cercando di riaprirla. Continuiamo a lavorare per raggiungere questo obiettivo e non abbiamo intenzione di rinunciare.<\/p>\n<p>Ma non si tratta semplicemente di riaprire un&#8217;attivit\u00e0 commerciale. Il punto fondamentale \u00e8 restituire alla citt\u00e0 uno spazio culturale indipendente.<\/p>\n<p>Milano \u00e8 una citt\u00e0 che considero particolarmente importante nel panorama culturale italiano. E proprio per questo non pu\u00f2 permettersi di perdere uno dei suoi principali punti di riferimento indipendenti.<\/p>\n<p>Quello che mi preoccupa \u00e8 il processo di industrializzazione della cultura. \u00c8 un fenomeno che considero gravissimo, perch\u00e9 rischia di ridurre progressivamente gli spazi nei quali pu\u00f2 esistere una proposta culturale autonoma.<\/p>\n<p>La chiusura della Hoepli rappresenta, a mio giudizio, una sconfitta per l&#8217;intero ecosistema culturale italiano, e per quello milanese in particolare.<\/p>\n<p>Io sono un libraio indipendente, quindi sento questa questione in maniera particolarmente forte.<\/p>\n<p>Il nostro impegno nasce da qui. Dalla convinzione che Milano debba poter conservare un luogo nel quale l&#8217;indipendenza culturale continui ad avere uno spazio e un significato concreti.<\/p>\n<p><strong>Se potesse incontrare il Vittorio di vent&#8217;anni fa, che cosa gli direbbe di s\u00e9 che allora non sarebbe stato pronto a comprendere?<\/strong><\/p>\n<p>Gli direi innanzitutto di non avere paura. Di non avere paura di nessuno, di lanciarsi di pi\u00f9, di lasciarsi andare.<\/p>\n<p>Ma gli direi soprattutto di studiare.<\/p>\n<p>Quando ero giovane avevo una buona capacit\u00e0 di relazione, credo anche un certo talento nei rapporti umani, ma ero molto ignorante. Avevo studiato poco, soprattutto durante gli anni del liceo, e oggi riconosco che \u00e8 stata una mancanza importante.<\/p>\n<p>Non ho difficolt\u00e0 ad ammetterlo. Anzi, \u00e8 una delle cose delle quali mi sono pentito.<\/p>\n<p>Con il tempo ho compreso quanto sia fondamentale lo studio, qualunque sia il lavoro che scegli di fare. Non basta avere una predisposizione, non basta saper comunicare o riuscire a entrare facilmente in relazione con le persone. Devi prepararti, approfondire, acquisire conoscenze.<\/p>\n<p>Oggi questo principio accompagna ogni aspetto del mio lavoro. Anche quando realizziamo un contenuto molto breve per i social, dietro c&#8217;\u00e8 uno studio che il pubblico spesso non immagina.<\/p>\n<p>Quindi direi a quel ragazzo di studiare molto di pi\u00f9, ma anche di avere meno paura di affrontare la vita.<\/p>\n<p>All&#8217;epoca ero frenato da insicurezze, da paure personali, da fragilit\u00e0 che hanno accompagnato una parte del mio percorso. Sono aspetti profondi, che non \u00e8 semplice ricostruire in poche parole.<\/p>\n<p>Credo per\u00f2 che siano legati anche al processo attraverso il quale ho cercato di costruire una mia autonomia rispetto alla famiglia e al contesto nel quale ero cresciuto.<\/p>\n<p>La decisione di non seguire la professione forense \u00e8 stata certamente una prima tappa, ma non ha rappresentato la conclusione di quel percorso.<\/p>\n<p>Ci sono stati diversi momenti, diversi passaggi. Oggi, guardandomi indietro, credo che il distacco pi\u00f9 importante si sia compiuto proprio quando ho aperto questa libreria.<\/p>\n<p>\u00c8 stato allora che quel processo ha trovato una sua realizzazione.<\/p>\n<p>Quanto ai miei genitori, non ho mai interpretato negativamente la loro indifferenza nei confronti delle mie scelte. Appartengono a una generazione nella quale spesso si diventava genitori molto giovani, senza essere necessariamente preparati a comprenderne tutte le responsabilit\u00e0 e le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Non credo che abbiano nemmeno una conoscenza precisa di tutto quello che faccio oggi. Sanno alcune cose, magari perch\u00e9 le leggono sui giornali o perch\u00e9 qualcuno racconta loro dei riconoscimenti che ho ricevuto. Ma non penso che abbiano davvero un&#8217;idea completa del mio lavoro.<\/p>\n<p>E non ho mai vissuto questo aspetto con il risentimento che qualcuno potrebbe immaginare.<\/p>\n<p>Quando ripenso al ragazzo che ero, riconosco le sue capacit\u00e0, ma anche tutto quello che ancora non sapeva e le paure che lo trattenevano.<\/p>\n<p>Per questo, se potessi parlargli oggi, gli direi semplicemente di prepararsi meglio, di studiare, di avere pi\u00f9 fiducia nelle proprie possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>E soprattutto di lasciarsi andare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/author\/gabriele-vinciguerra\/\">Gabriele Vinciguerra<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/alpifashion.com\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-90754\" src=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/banner-orizontale-alpi-fashion-2026-728x243-1.png\" alt=\"alpi fashion, agenzia moda\" width=\"728\" height=\"243\" srcset=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/banner-orizontale-alpi-fashion-2026-728x243-1.png 728w, https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/banner-orizontale-alpi-fashion-2026-728x243-1-300x100.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono momenti in cui, entrando in una libreria, mi sorprendo a rallentare il passo. Mi fermo davanti agli scaffali, osservo i titoli, sfioro qualche copertina e penso a quanta umanit\u00e0 sia raccolta in quello spazio. Ci sono vite intere affidate alla scrittura, pensieri che hanno attraversato secoli, inquietudini che qualcuno ha cercato di comprendere prima di noi. Mi emoziona sapere che, tra quelle pagine, potrei incontrare le parole di una persona vissuta in un&#8217;altra epoca, capace di raccontare esattamente ci\u00f2 che io stesso, forse, non sono mai riuscito a esprimere. \u00c8 una sensazione alla quale sono profondamente legato. 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