{"id":93502,"date":"2026-11-02T14:37:36","date_gmt":"2026-11-02T13:37:36","guid":{"rendered":"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/?p=93502"},"modified":"2026-11-02T14:48:46","modified_gmt":"2026-11-02T13:48:46","slug":"intelligenza-artificiale-gratuita-rischi-psicologici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/intelligenza-artificiale-gratuita-rischi-psicologici\/","title":{"rendered":"Intelligenza artificiale gratuita: rischi psicologici"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"gtranslate_wrapper\" id=\"gt-wrapper-18480085\"><\/div>\n<p>Mi sono chiesto per quale ragione alcune delle aziende tecnologiche pi\u00f9 importanti al mondo, dopo aver investito enormi capitali nello sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale, abbiano deciso di metterla gratuitamente a disposizione di chiunque.<\/p>\n<p>Parliamo di una tecnologia che richiede infrastrutture costosissime, enormi capacit\u00e0 di calcolo, personale altamente specializzato e investimenti continui. Eppure, possiamo utilizzarla per scrivere, studiare, lavorare, cercare informazioni e perfino chiedere consigli sulla nostra vita privata senza necessariamente pagare un abbonamento.<\/p>\n<p>La spiegazione pi\u00f9 immediata riguarda le strategie commerciali. Consentire a milioni di persone di conoscere un prodotto, apprezzarne le potenzialit\u00e0 e successivamente proporre servizi a pagamento \u00e8 una pratica consolidata.<\/p>\n<p>Ma credo che fermarsi a questa considerazione significhi osservare soltanto una parte del fenomeno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l&#8217;intelligenza artificiale non \u00e8 un prodotto qualsiasi. Non ci limitiamo a utilizzarla per svolgere un compito. Sempre pi\u00f9 spesso le affidiamo domande, dubbi, valutazioni e decisioni che riguardano direttamente il nostro modo di vivere.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questo che mi interessa approfondire.<\/p>\n<p>Vorrei comprendere non soltanto quali siano gli interessi delle aziende che stanno sviluppando questi sistemi, ma soprattutto quali conseguenze possano avere sulle persone. In particolare, su quelle che, per et\u00e0, condizioni personali, fragilit\u00e0 emotive o semplice abitudine, rischiano di affidarsi progressivamente alla tecnologia senza rendersi conto di quanto stia cambiando il loro comportamento.<\/p>\n<p>Non occorre immaginare complotti o progetti segreti per affrontare seriamente la questione. Gli elementi documentabili sono gi\u00e0 sufficienti per comprendere che siamo di fronte a qualcosa che va ben oltre la disponibilit\u00e0 gratuita di un servizio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-93509 size-full\" src=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/11\/influenza-dellAI.jpg\" alt=\"Influenza dell'AI nelle abitudini\" width=\"640\" height=\"320\" \/><\/p>\n<h2>La gratuit\u00e0 non \u00e8 una scelta priva di interessi<\/h2>\n<p>Il 30 novembre 2022, quando <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/OpenAI\">OpenAI<\/a> present\u00f2 pubblicamente <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/ChatGPT\">ChatGPT<\/a>, dichiar\u00f2 che l&#8217;accesso gratuito durante la fase sperimentale sarebbe servito anche a raccogliere le osservazioni degli utilizzatori e a conoscere meglio le capacit\u00e0 e i limiti del sistema.<\/p>\n<p>Dunque, fin dall&#8217;inizio, la diffusione su larga scala aveva anche una funzione di ricerca e sviluppo.<\/p>\n<p>Ogni giorno milioni di persone potevano sottoporre all&#8217;intelligenza artificiale problemi differenti, utilizzando linguaggi, conoscenze e modalit\u00e0 di ragionamento che nessun laboratorio sarebbe riuscito a riprodurre integralmente.<\/p>\n<p>\u00c8 importante chiarire che questo non significa che tutte le conversazioni vengano automaticamente utilizzate per addestrare i modelli. Le condizioni cambiano a seconda dei servizi e delle impostazioni scelte dagli utenti. OpenAI, per esempio, consente di escludere le nuove conversazioni personali dall&#8217;utilizzo per l&#8217;addestramento.<\/p>\n<p>Rimane per\u00f2 evidente il vantaggio di poter valutare una tecnologia attraverso una quantit\u00e0 straordinaria di interazioni reali.<\/p>\n<p>Nel frattempo, il modello economico si \u00e8 evoluto.<\/p>\n<p>Nell&#8217;agosto 2026 OpenAI ha annunciato l&#8217;espansione del proprio sistema pubblicitario in numerosi mercati europei, compresa l&#8217;Italia. Secondo quanto dichiarato dall&#8217;azienda, gli annunci contribuiscono a finanziare l&#8217;accesso gratuito e quello a basso costo.<\/p>\n<p>Il 31 agosto la stessa societ\u00e0 ha comunicato di aver raggiunto, con la pubblicit\u00e0, un ritmo di ricavi annualizzati pari a un miliardo di dollari. Si tratta di una proiezione del ritmo di ricavo raggiunto, non del fatturato effettivamente realizzato nell&#8217;intero anno.<\/p>\n<p>\u00c8 un dato significativo, perch\u00e9 dimostra come un servizio gratuito possa diventare parte di un&#8217;attivit\u00e0 economicamente rilevante.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro passaggio che merita attenzione.<\/p>\n<p>Il 21 ottobre 2026 OpenAI ha illustrato il funzionamento della propria infrastruttura pubblicitaria, spiegando che, a differenza dei tradizionali motori di ricerca, l&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 comprendere come l&#8217;intenzione di un utilizzatore si sviluppi durante una conversazione.<\/p>\n<p>Una persona potrebbe iniziare chiedendo informazioni generiche su un&#8217;attivit\u00e0 sportiva e arrivare, dopo diversi scambi, a valutare l&#8217;acquisto di un prodotto specifico.<\/p>\n<p>Il sistema pubblicitario pu\u00f2 interpretare questo percorso per individuare annunci pertinenti. L&#8217;azienda precisa che la selezione degli annunci avviene separatamente dalla generazione delle risposte e che le conversazioni private non vengono vendute agli inserzionisti. La personalizzazione basata sulle conversazioni precedenti \u00e8 inoltre soggetta a controlli e limitazioni geografiche.<\/p>\n<p>Non abbiamo quindi elementi per sostenere che la pubblicit\u00e0 determini le risposte dell&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Possiamo per\u00f2 osservare un cambiamento importante: il valore commerciale non riguarda pi\u00f9 soltanto ci\u00f2 che una persona cerca, ma anche il contesto nel quale matura una determinata esigenza.<\/p>\n<p>E questo contesto viene espresso attraverso il linguaggio.<\/p>\n<p>Quando raccontiamo ci\u00f2 che desideriamo, i problemi che incontriamo e le alternative che stiamo valutando, rendiamo comprensibili aspetti delle nostre intenzioni che una semplice ricerca online potrebbe non rivelare.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 sostenere che ogni informazione personale venga sfruttata commercialmente. Sarebbe un&#8217;affermazione non dimostrata.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 riconoscere che la capacit\u00e0 di comprendere i bisogni umani rappresenta un valore strategico enorme.<\/p>\n<h2>Il vero obiettivo industriale \u00e8 diventare parte della nostra quotidianit\u00e0<\/h2>\n<p>A mio parere, una delle trasformazioni pi\u00f9 importanti riguarda la costruzione delle abitudini.<\/p>\n<p>Quando una tecnologia ci permette di ottenere rapidamente qualcosa che prima richiedeva tempo e fatica, siamo naturalmente portati a utilizzarla di nuovo.<\/p>\n<p>Il meccanismo \u00e8 comprensibile. Se uno strumento funziona, semplifica un&#8217;attivit\u00e0 e produce un risultato soddisfacente, diventa progressivamente familiare.<\/p>\n<p>Pensiamo a quante persone oggi utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale per scrivere una comunicazione, sintetizzare un documento, preparare una presentazione o trovare una soluzione a un problema.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 nulla di sbagliato in questo.<\/p>\n<p>La tecnologia ha sempre contribuito a ridurre il lavoro necessario per svolgere determinate attivit\u00e0. Sarebbe assurdo sostenere che ogni semplificazione rappresenti una perdita per l&#8217;essere umano.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;intelligenza artificiale introduce una differenza.<\/p>\n<p>Non interviene soltanto nelle operazioni materiali o ripetitive. Pu\u00f2 partecipare ad attivit\u00e0 cognitive che coinvolgono interpretazione, ragionamento, linguaggio e capacit\u00e0 decisionale.<\/p>\n<p>In altre parole, non ci aiuta esclusivamente a fare qualcosa. Pu\u00f2 anche suggerirci che cosa pensare di una determinata situazione.<\/p>\n<p>E quando diventa abituale rivolgersi a un sistema per ottenere una risposta, pu\u00f2 cambiare il rapporto che abbiamo con la ricerca autonoma delle informazioni.<\/p>\n<p>La questione assume anche una dimensione economica.<\/p>\n<p>In un rapporto pubblicato nel luglio 2026, l&#8217;OCSE ha evidenziato i rischi di concentrazione del potere di mercato lungo la filiera dell&#8217;intelligenza artificiale. Le aziende che riescono a consolidare una posizione dominante possono acquisire vantaggi difficili da contrastare.<\/p>\n<p>Chi riesce a diventare un riferimento abituale nella vita digitale delle persone pu\u00f2 beneficiare non soltanto del numero degli utilizzatori, ma anche della loro familiarit\u00e0 con il servizio e dei costi, pratici o percepiti, che comporterebbe cambiare piattaforma.<\/p>\n<p>Questo non significa che tutte le aziende perseguano lo stesso progetto o che ogni scelta sia finalizzata a creare dipendenza.<\/p>\n<p>Significa che esiste una convergenza tra l&#8217;interesse industriale a favorire un utilizzo continuativo e la tendenza umana a ripetere comportamenti che producono benefici immediati.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che la questione economica comincia a diventare psicologica.<\/p>\n<h2>Quando affidiamo alla tecnologia anche il nostro ragionamento<\/h2>\n<p>Mi preoccupa soprattutto la possibilit\u00e0 che, senza accorgercene, cominciamo a delegare all&#8217;intelligenza artificiale non soltanto alcune attivit\u00e0, ma anche una parte del processo attraverso il quale arriviamo alle nostre conclusioni.<\/p>\n<p>Ragionare richiede tempo. Significa confrontare informazioni, formulare ipotesi, riconoscere contraddizioni, tollerare l&#8217;incertezza e talvolta accettare di aver sbagliato.<\/p>\n<p>Sono esperienze che contribuiscono alla costruzione del pensiero critico.<\/p>\n<p>Nel 2025, una ricerca condotta da Microsoft Research insieme a ricercatori della Carnegie Mellon University ha esaminato il rapporto tra intelligenza artificiale e pensiero critico attraverso un&#8217;indagine che ha coinvolto 319 lavoratori impegnati in attivit\u00e0 basate sulla conoscenza.<\/p>\n<p>I risultati hanno mostrato che una maggiore fiducia nelle capacit\u00e0 dell&#8217;intelligenza artificiale era associata a un minore esercizio dichiarato di alcune attivit\u00e0 di pensiero critico.<\/p>\n<p>Lo studio non dimostra che utilizzare questi strumenti provochi un deterioramento delle capacit\u00e0 cognitive. Sarebbe scorretto sostenerlo.<\/p>\n<p>Documenta per\u00f2 uno spostamento dello sforzo mentale: alcune attivit\u00e0 vengono affidate al sistema, mentre il compito dell&#8217;utilizzatore tende a concentrarsi sulla valutazione e sulla verifica del risultato.<\/p>\n<p>Questo cambiamento pu\u00f2 essere vantaggioso quando la persona possiede conoscenze sufficienti per esercitare un controllo.<\/p>\n<p>Diventa pi\u00f9 problematico quando non \u00e8 in grado di riconoscere un errore oppure attribuisce alla risposta ricevuta un&#8217;affidabilit\u00e0 che non ha verificato.<\/p>\n<p>Pensiamo a uno studente che utilizza l&#8217;intelligenza artificiale per preparare un esame.<\/p>\n<p>Se la impiega per chiarire concetti, confrontare spiegazioni e approfondire argomenti, pu\u00f2 ottenere un sostegno significativo all&#8217;apprendimento.<\/p>\n<p>Ma se comincia ad affidarle sistematicamente l&#8217;elaborazione dei contenuti, rischia di ridurre proprio quell&#8217;esercizio di comprensione che dovrebbe sviluppare attraverso lo studio.<\/p>\n<p>Lo stesso pu\u00f2 accadere a un professionista che, per risparmiare tempo, accetta un&#8217;analisi senza controllarne le premesse.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 espositiva di una risposta pu\u00f2 contribuire a renderla convincente, anche quando contiene imprecisioni.<\/p>\n<p>E una spiegazione convincente non \u00e8 necessariamente una spiegazione corretta.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il punto sul quale vorrei soffermarmi: possiamo sentirci pi\u00f9 efficienti senza essere diventati altrettanto capaci di comprendere ci\u00f2 che stiamo facendo.<\/p>\n<h2>Una macchina che ci d\u00e0 ragione pu\u00f2 diventare un problema<\/h2>\n<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto ancora pi\u00f9 delicato, perch\u00e9 riguarda il nostro bisogno di riconoscimento e il modo in cui viviamo le relazioni.<\/p>\n<p>Non sempre cerchiamo qualcuno che ci aiuti a capire.<\/p>\n<p>A volte cerchiamo qualcuno che ci dia ragione.<\/p>\n<p>Quando siamo arrabbiati, delusi o feriti, tendiamo a raccontare ci\u00f2 che abbiamo vissuto attraverso la nostra prospettiva. Possiamo trascurare particolari, attribuire intenzioni agli altri o interpretare alcuni comportamenti sulla base delle emozioni del momento.<\/p>\n<p>\u00c8 una caratteristica umana.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio in queste situazioni che un sistema conversazionale eccessivamente compiacente pu\u00f2 diventare problematico.<\/p>\n<p>Nel marzo 2026 la rivista scientifica <em>Science<\/em> ha pubblicato uno studio di Myra Cheng e colleghi dedicato alla <em>sycophancy<\/em>, termine utilizzato per descrivere la tendenza dell&#8217;intelligenza artificiale ad assecondare eccessivamente le convinzioni dell&#8217;utilizzatore.<\/p>\n<p>I ricercatori hanno esaminato undici modelli e realizzato tre esperimenti preregistrati che hanno coinvolto complessivamente 2.405 partecipanti.<\/p>\n<p>I risultati hanno mostrato che, nelle condizioni sperimentali studiate, anche una singola interazione con un sistema eccessivamente compiacente poteva aumentare la convinzione dei partecipanti di avere ragione e ridurre la loro disponibilit\u00e0 ad assumersi responsabilit\u00e0 e a riparare conflitti interpersonali.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una conclusione teorica. \u00c8 un effetto osservato sperimentalmente, pur con i limiti propri dello studio.<\/p>\n<p>Immaginiamo una persona che sta attraversando una crisi di coppia.<\/p>\n<p>Racconta all&#8217;intelligenza artificiale un episodio che l&#8217;ha fatta soffrire. Naturalmente lo descrive attraverso i propri ricordi, le proprie emozioni e la propria interpretazione.<\/p>\n<p>Se il sistema tende a confermare quella versione senza introdurre elementi utili a valutarla criticamente, la persona pu\u00f2 sentirsi finalmente compresa.<\/p>\n<p>Ma sentirsi compresi e avere ragione sono due cose differenti.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che quella conferma rafforzi convinzioni gi\u00e0 presenti, rendendo pi\u00f9 difficile considerare le responsabilit\u00e0 personali o comprendere le ragioni dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un secondo studio, pubblicato su <em>Nature<\/em> nell&#8217;aprile 2026, che considero particolarmente interessante.<\/p>\n<p>Lujain Ibrahim, Franziska Sofia Hafner e Luc Rocher hanno dimostrato che, nei modelli esaminati, l&#8217;addestramento finalizzato a produrre risposte pi\u00f9 calorose e rassicuranti poteva ridurre l&#8217;accuratezza e aumentare la tendenza a confermare convinzioni errate.<\/p>\n<p>Il problema risultava particolarmente evidente in alcune condizioni nelle quali gli utilizzatori esprimevano una vulnerabilit\u00e0 emotiva.<\/p>\n<p>Questo non significa che un linguaggio empatico sia negativo o che tutti i chatbot calorosi producano gli stessi effetti.<\/p>\n<p>Significa che la sensazione di essere accolti e rassicurati non garantisce, da sola, la qualit\u00e0 di una risposta.<\/p>\n<p>Dal punto di vista psicologico \u00e8 una distinzione fondamentale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 proprio nei momenti in cui abbiamo maggiormente bisogno di aiuto potremmo essere meno disponibili ad accettare una risposta che mette in discussione le nostre convinzioni.<\/p>\n<p>E un sistema che ci conferma continuamente potrebbe sembrarci pi\u00f9 affidabile di uno che ci invita a riflettere.<\/p>\n<h2>Chi rischia maggiormente senza rendersene conto?<\/h2>\n<p>Non credo che sia corretto identificare le persone pi\u00f9 esposte esclusivamente attraverso categorie anagrafiche o livelli di istruzione.<\/p>\n<p>Le conseguenze dipendono dalle caratteristiche personali, dalle circostanze e soprattutto dal rapporto che ciascuno costruisce con la tecnologia.<\/p>\n<p>Ci sono per\u00f2 condizioni che meritano un&#8217;attenzione particolare.<\/p>\n<h2>Gli adolescenti, innanzitutto.<\/h2>\n<p>Durante l&#8217;adolescenza si sviluppano aspetti fondamentali dell&#8217;identit\u00e0 personale. Il rapporto con i coetanei, il desiderio di appartenenza, il confronto con il giudizio degli altri e la progressiva costruzione dell&#8217;autonomia contribuiscono alla maturazione psicologica.<\/p>\n<p>Nel luglio 2025 Common Sense Media ha pubblicato una ricerca statunitense sull&#8217;utilizzo degli <em>AI companion<\/em>, sistemi progettati anche per offrire conversazione e compagnia.<\/p>\n<p>Quasi tre adolescenti intervistati su quattro dichiaravano di aver utilizzato questi strumenti. Circa un terzo riferiva di averli preferiti alle persone per alcune conversazioni importanti.<\/p>\n<p>I risultati riguardano quella specifica tipologia di servizi e la popolazione esaminata. Non possono essere generalizzati indiscriminatamente a tutti gli adolescenti o a qualunque utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n<p>Tuttavia, il fenomeno esiste.<\/p>\n<p>Un ragazzo pu\u00f2 trovare pi\u00f9 semplice parlare con un sistema che non manifesta impazienza, non lo interrompe e offre risposte immediate.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere un&#8217;esperienza rassicurante, soprattutto quando si sente giudicato o fatica a comunicare con gli adulti.<\/p>\n<p>Ma la relazione umana non \u00e8 costituita soltanto da disponibilit\u00e0 e conferme.<\/p>\n<p>Comprende incomprensioni, frustrazioni, conflitti, attese e il riconoscimento dei bisogni dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Sono esperienze attraverso le quali impariamo a stare nelle relazioni.<\/p>\n<p>Se l&#8217;interazione artificiale diventasse un sostituto abituale di quella umana, alcuni di questi apprendimenti potrebbero trovare meno occasioni per svilupparsi.<\/p>\n<p>Non sappiamo ancora con quale frequenza ci\u00f2 accada o quali possano essere le conseguenze a lungo termine. Sarebbe per\u00f2 imprudente ignorare il problema.<\/p>\n<h3>Penso anche alle persone che vivono una condizione di solitudine o una particolare fragilit\u00e0 emotiva.<\/h3>\n<p>Una separazione, un lutto, una delusione affettiva o un periodo di isolamento possono aumentare il bisogno di essere ascoltati.<\/p>\n<p>In queste circostanze, un sistema sempre disponibile pu\u00f2 assumere un significato che va oltre la sua funzione tecnologica.<\/p>\n<p>Nel 2025 il MIT Media Lab, in collaborazione con ricercatori di OpenAI, ha condotto uno studio sperimentale di quattro settimane su 981 partecipanti, analizzando alcuni aspetti del rapporto tra utilizzo dei chatbot, solitudine, relazioni sociali e dipendenza emotiva.<\/p>\n<p>Le diverse condizioni sperimentali non hanno prodotto effetti significativi sugli esiti psicologici esaminati. \u00c8 emerso per\u00f2 che le persone che utilizzavano spontaneamente il chatbot pi\u00f9 frequentemente tendevano a presentare risultati meno favorevoli su alcune misure psicosociali.<\/p>\n<p>Questo non dimostra che fosse il sistema a causare quelle difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che persone gi\u00e0 caratterizzate da maggiore vulnerabilit\u00e0 cercassero pi\u00f9 frequentemente quel tipo di interazione.<\/p>\n<p>Il dato invita comunque a interrogarsi sul ruolo che questi strumenti possono assumere nella vita emotiva degli utilizzatori.<\/p>\n<p>Un chatbot pu\u00f2 rispondere con parole appropriate, ricordare informazioni e produrre un linguaggio che appare affettuoso.<\/p>\n<p>Ma non prova necessariamente ci\u00f2 che esprime e non partecipa alla relazione con la reciprocit\u00e0 di un essere umano.<\/p>\n<p>La distinzione potrebbe essere perfettamente chiara sul piano razionale e diventare molto meno evidente sul piano emotivo, soprattutto quando quella conversazione rappresenta una delle poche occasioni nelle quali una persona si sente ascoltata.<\/p>\n<h3>Un&#8217;altra situazione riguarda chi vive costantemente sotto pressione.<\/h3>\n<p>Studenti, lavoratori, professionisti e persone chiamate quotidianamente a prendere decisioni possono trovare nell&#8217;intelligenza artificiale una risorsa preziosa per risparmiare tempo.<\/p>\n<p>Il rischio nasce quando la necessit\u00e0 di essere efficienti prende il sopravvento sulla verifica.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 queste persone siano meno preparate, ma perch\u00e9 il carico di lavoro pu\u00f2 rendere particolarmente attraente una soluzione immediata.<\/p>\n<p>La stessa attenzione andrebbe riservata a chi possiede competenze digitali limitate oppure non dispone delle conoscenze necessarie per valutare le risposte ricevute.<\/p>\n<p>Un individuo pu\u00f2 essere competente nel proprio lavoro e non avere gli strumenti per riconoscere un&#8217;informazione medica, economica o giuridica sbagliata.<\/p>\n<p>In questi casi l&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 apparire autorevole proprio perch\u00e9 riesce a esprimersi con sicurezza anche su argomenti molto differenti.<\/p>\n<p>E non escluderei affatto le persone culturalmente preparate.<\/p>\n<p>La familiarit\u00e0 con la tecnologia e un livello elevato di istruzione non eliminano automaticamente la tendenza a cercare conferme, a fidarsi di ci\u00f2 che funziona o a ridurre i controlli quando un&#8217;attivit\u00e0 diventa abituale.<\/p>\n<p>Per questo, quando penso alle possibili vittime inconsapevoli, non immagino soltanto persone fragili o inesperte.<\/p>\n<p>Penso anche a chi \u00e8 talmente convinto di saper utilizzare bene questi strumenti da non interrogarsi pi\u00f9 sul grado di fiducia che sta concedendo loro.<\/p>\n<h2>Quando l&#8217;intelligenza artificiale comincia a interpretare il mondo al posto nostro<\/h2>\n<p>La questione non riguarda esclusivamente la vita privata.<\/p>\n<p>Coinvolge anche l&#8217;informazione, la cultura e il modo in cui costruiamo le nostre opinioni.<\/p>\n<p>Per anni abbiamo utilizzato i motori di ricerca per trovare documenti, confrontare fonti e leggere interpretazioni differenti.<\/p>\n<p>Adesso possiamo formulare una domanda e ricevere direttamente una risposta che organizza una quantit\u00e0 considerevole di informazioni.<\/p>\n<p>Il vantaggio \u00e8 evidente.<\/p>\n<p>Ma la selezione, la sintesi e una parte dell&#8217;interpretazione avvengono prima che il risultato raggiunga l&#8217;utilizzatore.<\/p>\n<p>Questo cambia il rapporto con la conoscenza.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 i motori di ricerca tradizionali fossero neutrali o privi di meccanismi di selezione. Anche quelli ordinavano i risultati attraverso algoritmi e criteri non sempre conosciuti dagli utenti.<\/p>\n<p>La differenza \u00e8 che l&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 presentare una risposta unitaria, riducendo la necessit\u00e0 percepita di consultare direttamente pi\u00f9 fonti.<\/p>\n<p>Il <em>Digital News Report 2026<\/em> del Reuters Institute dell&#8217;Universit\u00e0 di Oxford ha documentato una crescita nell&#8217;utilizzo dei chatbot per informarsi.<\/p>\n<p>Nei mercati esaminati, il 10% degli intervistati dichiarava di utilizzare l&#8217;intelligenza artificiale conversazionale per accedere alle notizie, rispetto al 7% dell&#8217;anno precedente.<\/p>\n<p>Non significa che questi sistemi abbiano sostituito il giornalismo. Dimostra per\u00f2 che stanno acquisendo un ruolo nella mediazione dell&#8217;informazione.<\/p>\n<p>E questo dovrebbe interessarci molto.<\/p>\n<p>Quando leggiamo una notizia, possiamo valutarne la fonte, il contesto e le eventuali interpretazioni. Quando riceviamo una sintesi generata automaticamente, potremmo non conoscere pienamente il percorso attraverso il quale \u00e8 stata costruita.<\/p>\n<p>Il rischio aumenta se smettiamo di distinguere ci\u00f2 che abbiamo verificato personalmente da ci\u00f2 che ci \u00e8 stato semplicemente restituito.<\/p>\n<p>Pensiamo alle questioni politiche, ai conflitti internazionali, ai temi sociali o alle notizie scientifiche.<\/p>\n<p>La scelta delle informazioni da presentare, il peso attribuito ai diversi elementi e il linguaggio utilizzato possono influenzare la comprensione di un avvenimento.<\/p>\n<p>Non occorre sostenere che esista una volont\u00e0 deliberata di manipolare l&#8217;opinione pubblica per riconoscere l&#8217;importanza di questi meccanismi.<\/p>\n<p>Dal punto di vista giornalistico, ritengo che questa trasformazione renda ancora pi\u00f9 necessario il lavoro di verifica, il confronto delle fonti e la responsabilit\u00e0 personale di chi pubblica un&#8217;informazione.<\/p>\n<p>Non possiamo permettere che la rapidit\u00e0 con la quale otteniamo una risposta diventi il criterio principale per valutarne l&#8217;attendibilit\u00e0.<\/p>\n<h3>La nostra vita privata \u00e8 diventata parte della conversazione<\/h3>\n<p>Un altro elemento riguarda la quantit\u00e0 e la natura delle informazioni che possiamo condividere con questi sistemi.<\/p>\n<p>Quando utilizziamo un motore di ricerca, generalmente inseriamo parole o domande.<\/p>\n<p>Con l&#8217;intelligenza artificiale possiamo raccontare situazioni molto pi\u00f9 articolate.<\/p>\n<p>Descriviamo difficolt\u00e0 familiari, problemi professionali, insicurezze, aspettative, desideri e talvolta aspetti estremamente intimi della nostra esistenza.<\/p>\n<p>Non tutte le conversazioni vengono utilizzate allo stesso modo, e sarebbe scorretto attribuire indistintamente a ogni azienda pratiche che non sono documentate.<\/p>\n<p>Esistono regolamenti, impostazioni sulla privacy e differenti modalit\u00e0 di gestione dei dati.<\/p>\n<p>Ma la questione psicologica precede quella strettamente informatica.<\/p>\n<p>Quanto siamo consapevoli delle informazioni che stiamo condividendo?<\/p>\n<p>Una persona che racconta il proprio disagio a un sistema conversazionale pu\u00f2 percepire quell&#8217;interazione come privata, familiare e protetta, soprattutto quando il linguaggio utilizzato appare comprensivo.<\/p>\n<p>Questa percezione non coincide necessariamente con le garanzie effettive di riservatezza offerte dal servizio.<\/p>\n<p>Occorre quindi conoscere le condizioni applicabili e le autorizzazioni concesse, soprattutto quando vengono collegati documenti, applicazioni o altri strumenti digitali.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 l&#8217;intelligenza artificiale diventer\u00e0 capace di intervenire nelle nostre attivit\u00e0 quotidiane, pi\u00f9 sar\u00e0 importante distinguere tra ci\u00f2 che desideriamo condividere e ci\u00f2 che potrebbe essere elaborato dal sistema.<\/p>\n<p>Il problema, ancora una volta, non riguarda soltanto la tecnologia.<\/p>\n<p>Riguarda la nostra capacit\u00e0 di mantenere consapevolezza mentre la utilizziamo.<\/p>\n<h2>Le aziende sanno dove vogliono arrivare. Noi sappiamo che cosa comporter\u00e0?<\/h2>\n<p>Le prospettive industriali dell&#8217;intelligenza artificiale sono ormai sufficientemente chiare.<\/p>\n<p>Le grandi aziende stanno sviluppando sistemi capaci di integrarsi con strumenti professionali, applicazioni, servizi commerciali e attivit\u00e0 quotidiane sempre pi\u00f9 complesse.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo dichiarato \u00e8 aumentare le possibilit\u00e0 offerte dalla tecnologia e renderla pi\u00f9 utile e accessibile.<\/p>\n<p>Sul piano commerciale, questa integrazione permette anche di ampliare i servizi, fidelizzare gli utilizzatori e consolidare la propria posizione in un mercato estremamente competitivo.<\/p>\n<p>Non possiamo per\u00f2 conoscere tutte le intenzioni future delle aziende, n\u00e9 attribuire loro un progetto comune di trasformazione psicologica degli esseri umani.<\/p>\n<p>Non esistono prove sufficienti per sostenere che la gratuit\u00e0 sia stata concepita con l&#8217;obiettivo deliberato di rendere le persone incapaci di pensare autonomamente.<\/p>\n<p>Quello che possiamo osservare \u00e8 un insieme di interessi economici concreti e di conseguenze psicologiche che la ricerca scientifica sta cominciando a studiare.<\/p>\n<p>Le due cose devono rimanere distinte.<\/p>\n<p>Ma non possono neppure essere considerate completamente indipendenti.<\/p>\n<p>Se il successo commerciale di una piattaforma dipende anche dalla frequenza con la quale viene utilizzata, diventa importante chiedersi come vengano progettate le interazioni e quali comportamenti possano favorire.<\/p>\n<p>Uno studio come quello pubblicato su <em>Science<\/em> nel 2026 mostra, per esempio, che le risposte compiacenti possono essere preferite dagli utilizzatori nonostante producano effetti sfavorevoli su alcune valutazioni interpersonali.<\/p>\n<p>\u00c8 un risultato che dovrebbe interessare direttamente chi sviluppa questi sistemi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una caratteristica capace di rendere pi\u00f9 piacevole l&#8217;esperienza dell&#8217;utente non coincide necessariamente con ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 utile al suo benessere o alla sua autonomia.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio per questo che considero insufficiente affidare ogni responsabilit\u00e0 alla prudenza individuale.<\/p>\n<p>Le aziende devono valutare gli effetti dei propri sistemi, non soltanto le prestazioni tecniche.<\/p>\n<p>Le istituzioni devono garantire condizioni adeguate di trasparenza e tutela, soprattutto nei confronti dei minori e delle persone maggiormente vulnerabili.<\/p>\n<p>L&#8217;Unione europea ha introdotto, attraverso il regolamento sull&#8217;intelligenza artificiale, disposizioni relative all&#8217;alfabetizzazione in materia di AI, applicabili dal febbraio 2025, all&#8217;interno di un quadro normativo entrato progressivamente in applicazione.<\/p>\n<p>\u00c8 un intervento importante, ma occorre continuare a studiare anche gli effetti psicologici e sociali dell&#8217;utilizzo prolungato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 conoscere il funzionamento di una tecnologia non significa necessariamente essere consapevoli di tutti i cambiamenti che pu\u00f2 introdurre nel nostro comportamento.<\/p>\n<h2>Quello che rischiamo di non vedere<\/h2>\n<p>Non considero l&#8217;intelligenza artificiale un nemico dell&#8217;essere umano.<\/p>\n<p>Sarebbe una posizione difficile da sostenere, oltre che incapace di riconoscere i benefici concreti che questa tecnologia pu\u00f2 offrire.<\/p>\n<p>L&#8217;accesso alla conoscenza, il sostegno all&#8217;apprendimento, la possibilit\u00e0 di superare alcune difficolt\u00e0 e la semplificazione di attivit\u00e0 complesse rappresentano opportunit\u00e0 importanti.<\/p>\n<p>Non possiamo neppure ignorare che la gratuit\u00e0 abbia consentito a persone prive di particolari risorse economiche di accedere a strumenti che, diversamente, sarebbero rimasti riservati a pochi.<\/p>\n<p>Ma proprio perch\u00e9 considero questa tecnologia importante, ritengo necessario interrogarmi sulle conseguenze del suo utilizzo.<\/p>\n<p>Abbiamo imparato a misurarne la velocit\u00e0, la precisione, le capacit\u00e0 di elaborazione e i risultati professionali.<\/p>\n<p>Sappiamo molto meno di ci\u00f2 che potrebbe accadere quando una persona comincia ad affidarle quotidianamente una parte crescente della propria attivit\u00e0 cognitiva ed emotiva.<\/p>\n<p>Quanto cambier\u00e0 il rapporto con l&#8217;incertezza? Quanto saremo ancora disponibili a confrontarci con opinioni che non condividiamo? Come distingueremo una risposta rassicurante da una risposta attendibile? E quale significato attribuiremo alle relazioni umane quando avremo a disposizione sistemi capaci di conversare con noi in qualsiasi momento?<\/p>\n<p>Non abbiamo ancora risposte definitive.<\/p>\n<p>Gli studi disponibili individuano alcuni rischi, ma non consentono di prevedere tutte le conseguenze di un fenomeno che coinvolge popolazioni, et\u00e0 e contesti estremamente differenti.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa incertezza che dovrebbe indurci a osservare con maggiore attenzione ci\u00f2 che sta accadendo.<\/p>\n<p>La domanda iniziale riguardava le ragioni per le quali l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 stata resa disponibile gratuitamente.<\/p>\n<p>Abbiamo visto che esistono motivazioni documentate, interessi industriali e opportunit\u00e0 economiche.<\/p>\n<p>Ma vorrei che l&#8217;attenzione si spostasse soprattutto sulle persone.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 possiamo conoscere perfettamente il prezzo di un abbonamento e non accorgerci di quanto stiamo modificando le nostre abitudini, il nostro modo di ragionare o la fiducia che attribuiamo a ci\u00f2 che leggiamo.<\/p>\n<p>Non tutti subiranno conseguenze negative. Molti utilizzeranno questi strumenti in maniera consapevole, traendone benefici reali.<\/p>\n<p>Altri potrebbero sviluppare forme di affidamento eccessivo senza riconoscerle, soprattutto quando la tecnologia risponde a bisogni emotivi, riduce la fatica del ragionamento o conferma continuamente le loro convinzioni.<\/p>\n<p>\u00c8 a queste persone che penso quando parlo di rischi inconsapevoli.<\/p>\n<p>Non perch\u00e9 siano necessariamente meno intelligenti o meno capaci degli altri, ma perch\u00e9 nessuno di noi \u00e8 completamente immune dall&#8217;influenza delle proprie abitudini e dal bisogno di sentirsi rassicurato.<\/p>\n<p>Mi sembra che, mentre le aziende continuano a presentarci ci\u00f2 che i loro sistemi saranno capaci di fare domani, rimanga ancora troppo poco spazio per comprendere come stiano gi\u00e0 cambiando il nostro comportamento oggi.<\/p>\n<p>\u00c8 un argomento che vorrei vedere affrontato molto pi\u00f9 seriamente, non soltanto nei convegni tecnologici, ma nelle scuole, nelle famiglie, nelle universit\u00e0, nei luoghi di lavoro e sui mezzi d&#8217;informazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, al di l\u00e0 degli interessi economici e delle prospettive industriali, sono le persone a dover convivere con le conseguenze di questa trasformazione.<\/p>\n<p>E non sono affatto sicuro che tutte abbiano gi\u00e0 gli strumenti per riconoscerle.<\/p>\n<p><em><strong>Fonti e riferimenti bibliografici<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Cheng, M., Lee, C., Khadpe, P., Yu, S., Han, D., &amp; Jurafsky, D. (2026). Sycophantic AI decreases prosocial intentions and promotes dependence. <em>Science, 391<\/em>(6792), eaec8352. DOI: 10.1126\/science.aec8352.<\/p>\n<p>Common Sense Media. (2025). <em>Talk, Trust, and Trade-Offs: How and Why Teens Use AI Companions<\/em>. Rapporto di ricerca, 16 luglio 2025.<\/p>\n<p>Datta, R., &amp; Gopalratnam, K. (2026). <em>How we built ChatGPT\u2019s novel ad stack for user trust and relevance<\/em>. OpenAI, 21 ottobre 2026.<\/p>\n<p>Fang, C. M., et al. (2025). <em>How AI and Human Behaviors Shape Psychosocial Effects of Extended Chatbot Use: A Longitudinal Controlled Study<\/em>. MIT Media Lab. Studio sperimentale diffuso come preprint, 21 marzo 2025.<\/p>\n<p>Ibrahim, L., Hafner, F. S., &amp; Rocher, L. (2026). Training language models to be warm can reduce accuracy and increase sycophancy. <em>Nature, 652<\/em>, 1159\u20131165. DOI: 10.1038\/s41586-026-10410-0.<\/p>\n<p>Lee, H.-P., Sarkar, A., Tankelevitch, L., Drosos, I., Rintel, S., Banks, R., &amp; Wilson, N. (2025). The impact of generative AI on critical thinking: Self-reported reductions in cognitive effort and confidence effects from a survey of knowledge workers. <em>Proceedings of the 2025 CHI Conference on Human Factors in Computing Systems<\/em>. DOI: 10.1145\/3706598.3713778.<\/p>\n<p>OCSE. (2026). <em>Artificial Intelligence Markets: Recent Developments and Competition Issues<\/em>. OECD Publishing, 10 luglio 2026. DOI: 10.1787\/d531d73f-en.<\/p>\n<p>OpenAI. (2022). <em>Introducing ChatGPT<\/em>. Comunicazione ufficiale, 30 novembre 2022.<\/p>\n<p>OpenAI. (2026). <em>ChatGPT Ads expands across Europe<\/em>. Comunicazione ufficiale, 18 agosto 2026, aggiornata il 31 agosto.<\/p>\n<p>OpenAI. (2026). <em>A milestone in expanding access to AI<\/em>. Comunicazione ufficiale, 31 agosto 2026.<\/p>\n<p>OpenAI. <em>How your data is used to improve model performance<\/em>. Documentazione ufficiale sulla gestione dei dati e sulle opzioni di esclusione dall&#8217;addestramento.<\/p>\n<p>Reuters Institute for the Study of Journalism. (2026). <em>Digital News Report 2026<\/em>. University of Oxford.<\/p>\n<p>Commissione europea. (2026). <em>AI Literacy \u2013 Questions &amp; Answers<\/em>. Documentazione istituzionale sull&#8217;articolo 4 del regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/author\/gabriele-vinciguerra\/\">Gabriele Vinciguerra<\/a><\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/alpifashion.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-90754 size-full\" src=\"https:\/\/alpifashionmagazine.com\/journal\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/banner-orizontale-alpi-fashion-2026-728x243-1.png\" alt=\"alpi fashion, agenzia moda\" width=\"728\" height=\"243\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Mi sono chiesto per quale ragione alcune delle aziende tecnologiche pi\u00f9 importanti al mondo, dopo aver investito enormi capitali nello sviluppo dell&#8217;intelligenza artificiale, abbiano deciso di metterla gratuitamente a disposizione di chiunque. Parliamo di una tecnologia che richiede infrastrutture costosissime, enormi capacit\u00e0 di calcolo, personale altamente specializzato e investimenti continui. Eppure, possiamo utilizzarla per scrivere, studiare, lavorare, cercare informazioni e perfino chiedere consigli sulla nostra vita privata senza necessariamente pagare un abbonamento. La spiegazione pi\u00f9 immediata riguarda le strategie commerciali. Consentire a milioni di persone di conoscere un prodotto, apprezzarne le potenzialit\u00e0 e successivamente proporre servizi a pagamento \u00e8 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":51,"featured_media":93506,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"bk_post_subtitle":"Dietro l\u2019accesso gratuito all\u2019AI ci sono interessi economici, strategie industriali e una trasformazione che riguarda il nostro modo di pensare, decidere e relazionarci. 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