Venerdì sera mi chiedevo cosa avrei potuto fare sabato, al di là di studiare e riordinare casa, sentivo l’impellente voglia di scoprire qualcosa di nuovo. Così esploro su Google Maps i dintorni di Padova, ed eccolo, il Castello di San Pelagio, che mai avevo sentito nominare, ma decido comunque di voler scoprire. Sabato pomeriggio, con ancora i trentacinque gradi di luglio mi avvio a Due Carrare, comune in provincia di Padova. 

Il Castello è visibile dalla strada grazie all’imponente torre merlata, impossibile perdersi. Il complesso venne costruito nel Trecento su volere dei Da Carrara, signori di Padova, per difendersi dagli Scaligeri di Verona. In seguito, dal 1544, la famiglia Sant’Uliana acquisisce il castello che passa poi, nel 1752, ai Conti Zaborra.

Nell’estate del 1917, il Castello di San Pelagio diventa un punto strategico nel contesto della Grande Guerra. La famiglia Zaborra sottoscrive un contratto d’affitto con l’esercito italiano per la realizzazione di un campo di volo e così gli appartamenti al primo piano diventano dimora del maggiore Gabriele d’Annunzio. Le Stanze sono oggi aperte ai visitatori e parte integrante del Museo del Volo.

Da San Pelagio, il 9 agosto 1918, la squadriglia aerea di Gabriele d’Annunzio decolla per il folle “Volo su Vienna”, su cui lancia migliaia di volantini invitanti alla resa. Il racconto di quegli eventi è centrale nell’idea di trasformare la Villa in museo, inaugurato nel 1980 alla presenza di Maria Fede Caproni – figlia di Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione del primo Novecento. Il Museo si sviluppa attraverso sezioni tematiche, ripercorrendo le principali tappe dell’evoluzione dei mezzi che hanno portato l’uomo alla scoperta del cielo e dello spazio dagli albori, con Leonardo da Vinci, alle più recenti conquiste, con modelli di aeroplani dal 1903 agli anni 2000. Si ricorda Maria Concetta Micheli, prima donna italiana a conseguire il brevetto da elicotterista nel 1971 ed i primi tentativi di volo spaziale ad opera dell’Unione Sovietica – che mandò in orbita il primo cosmonauta Juri Gagarin’ – e il successo della missione statunitense dell’Apollo 11 che portò Neil Armstrong a posare per primo i piedi sulla Luna.

Il Castello di San Pelagio riposa nell’abbraccio di un meraviglioso parco di tre ettari, inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani. La meraviglia dei mille rosai nel Giardino di Rappresentanza, il Giardino Segreto, il Brolo, la Ghiacciaia, i Labirinti ed infine il lungo viale di carpini secolari con il romantico laghetto ripieno di ninfee come nei quadri di Monet. Il Giardino di Rappresentanza era il giardino principale della Villa con le quattro aiuole dove fioriscono le rose più profumate e al centro la vasca delle ninfee. Mentre il Giardino Segreto era quello famigliare, dove ricevere gli amici più intimi e dove coltivare anche le erbe aromatiche per uso culinario quali salvia e rosmarino.

Se si entra nella villa da destra del Giardino di Rappresentanza ci si immerge nel meraviglioso salottino ottocentesco, ambiente di raccordo tra il salone da ballo e i due giardini storici, pavimentato con una preziosa palladiana e decorato con scene campestri e castelli. Un luogo magico, immerso nel silenzio e nei suoni della natura.

Come accennato, nel meraviglioso parco ci sono due labirinti: del Minotauro – che si ispira all’episodio mitologico di Cnosso legato al mito di Icaro – e del “Forse che sì forse che no”, dedicato a Gabriele d’Annunzio, al centro un gioco di specchi allude al concetto di “doppio” e crea un senso di straniamento. “Forse che sì, forse che no” è un misterioso motto che Francesco II Gonzaga aveva fatto iscrivere in un labirinto dipinto sul soffitto del suo palazzo.

Il castello inoltre ospita eventi privati, come matrimoni ed eventi aziendali con diversi pacchetti tra cui poter scegliere per poter realizzare un sogno in un giorno indimenticabile.

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