Te ne sei andato Il giorno del tuo compleanno, te ne sei andato con un tempismo perfetto, da grande attore, come avevi in mente di diventare quando, ancora giovane e già famoso ma non ancora mattatore, ti tormentavi perché non ti soddisfaceva il tuo livello.

Shakespeare capisci? L’Amleto! Un vero attore è quello drammatico non quello che fa ride’ ”.

I flash incalzano e si sovrappongono.

Allo Stabile di Genova, diretto dall’indimenticabile Ivo Chiesa, si provava “il Bugiardo”. Regia di Ugo Ggregoretti. “Nun posso esse io. Meglio Ugo“ che in effetti lasciò il suo indelebile segno di intellettuale nel capolavoro goldoniano che ti vedeva protagonista. Giocavate “in casa” voi due romani. Avevamo appena inaugurato al Politeama la mostra di Sergio Graziani, la mitica voce di Peter O’Toole, ma anche un grande  attore che mi sorprese con le sue splendide chine. Già allora l’attrazione fatale per gli artisti dell’ecletticità, una caratteristica preziosa che accomuna chi è goloso della vita. Non ci manca certo il Mentore, ebbene sì parlo di  lui, del sommo Leonardo. E a ben vedere leggendo il CV del sommo artista, alla fine era solo un tipo  estremamente curioso.

La sala buia, zitta e buona  assistevo alle prove. Sulle ginocchia mio figlio con i suoi tre anni di stupore, affascinato e incuriosito, gli occhi  sgranati. Accanto  un’altra bambina, sulle ginocchia di una mamma molto bionda, e insieme guardavamo la magia che si sprigionava immancabile  dalle tavole del palcoscenico. Sagitta áncora sicura, madre ed eterna fidanzata, forse in questo il segreto della loro unione coronata da due figlie, naturalmente catturate per nascita da questo mondo straordinario.

Stop ! Si riprende domani”. Stanchi ed affamati ci riversavamo a casa di un’amica tra  un piatto di spaghetti, considerazioni filosoficogastronomiche e aneddoti di vita vissuta agli esordi, quasi barzellette dato il tuo spirito sempre pronto a trovare il lato umoristico, buffo delle vicende umane per tragiche che siano. Cinecittà! comparsa, felice di esserlo, ma va bene tutto all’inizio, si gira un kolossal protagonista Roma Imperiale. I centurioni vanno a ruba e tu tra elmo corazza e daga resisti impavido sotto il solleone. Se la prima donna ti nota, allora è fatta. “A dire il vero per notare mi notò, ma an vedi questo! E sfuriata fu perché io si resistevo impavido, ma il cerone no, sciogliendosi aveva travolto tutto il meticoloso trucco”. A casa non paghi di prove, rivedendo ciascuno la propria parte, procedendo a piccoli passi lungo il copione, tra un bicchiere di vino e un boccone, il tormentone … “un attore vero si nun fa piagne nun è n’attore“. O Shakespeare o nulla .. e li mentre più o meno tutti tenevamo gli aperti di volontà, si affacciava un tormentatissimo Amleto. Ma “Giggi” è molto più difficile far ridere che far piangere.

Grande grandissimo istrione che sulla scena sapeva portare il proprio Sè, e contemporaneamente il punto di vista dello spettatore, suo complice, creando il corto circuito per la battuta irresistibile. Il tempismo è il padre dell’umorismo.

Erano i miei primi passi nel mondo dell’arte, sghindando ogni tanto dalla retta via della mia professione di architetto per allestire una mostra all’interno di spazi diversi, non deputati. Già era appena iniziata allora l’avventura di Renata, che coinvolse prima mia sorella, l’indimenticabile Maria Fulvia e poi la sottoscritta e la storia va avanti. É noto che non ti piacciono i musi lunghi Gigi, e ora che hai una platea infinita, sarai proprio nel tuo. Grazie per la tua inesauribile carica di simpatia, per i tanti splendidi momenti che ci hai regalato, perché un sorriso o una risata de core sono il sale  della vita. E sulle note dello splendido duo con Ornella Vanoni, tutto in controcanto, “Se dovessi cantarti” ti faccio i miei auguri per questo tuo compleanno che ha un tocco d’eleganza, probabilmente vissuto come la tua più importante interpretazione.

Ciao Gigi Proietti!

Tiziana Leopizzi

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