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Fontana Milano 1915

Michele e Paolo Massa raccontano Fontana Milano 1915

Michele e Paolo Massa non seguono le regole del sistema ma le loro idee e intuizioni e con questo che mettono in atto il brand Fontana Milano 1915.

I fratelli, Michele 60 enne e Paolo 59 enne, due forti personalità alla guida da oltre 30 anni del brand Fontana Milano 1915: un prodotto di pregio e non un accessorio comune a tutti; è questo il loro motto.

Il più recente è “Bag is Over!”, ma c’è stato anche il femminista “Né puttane né Madonne” con fior di denunce, tribunali e lieto fine assolutorio. Slogan forti per un’azienda che fa borse – non chiamatele accessori perché i fratelli Massa, Michele (60 anni) e Paolo (59), due paste d’uomo, da trent’anni alla guida di Fontana Milano 1915, di quei milanesi con il cuore in mano, cambiano subito umore: «Accessori di cosa? Se fai un prodotto di pregio non sei accessorio di nessuno. Qui c’è il lavoro di ben quattro generazioni». Non è un caso che lo slogan di un’altra campagna sempre ideata da loro fosse “I’m Not an Accessory”.

Un modo di comunicare anomalo il vostro.

Michele Massa: In fondo, differenti lo siamo sempre stati, è di famiglia, lo era il nonno materno Guido Pieracci, pellettiere, ma anche vulcanico artista e giornalista che nel ’45 decide di lasciare Firenze e sposta tutto, operai compresi, a Milano, perché aveva intuito che la storia si fa qui; lo è stato nostro padre Carlo che ha portato Fontana in tutto il mondo, fino in Giappone. Non abbiamo mai tentato di fare moda, né tendenza, non siamo in gara con le multinazionali, la finanza, non siamo adatti. Le cose belle hanno bisogno di tempo. La stagionalità è scandita al più da palette di colori, da pellami, ma i modelli sono i nostri classici, ogni tanto ne facciamo uno nuovo, ma solo quando siamo convinti; possiamo metterci anni, non importa. Ci siamo ritagliati uno spazio in cui ci ricordiamo ogni giorno le cose che facciamo.
Con la nostra comunicazione rimarchiamo ciò in cui crediamo da sempre: l’esistenza di un confine tra oggetti di pregio e mistificazione.

Paolo Massa: Tutta l’operazione è all’insegna delle cose vere, dall’avere creato qui in via Trebbia un negozio, all’interno di una fabbrica, dando al cliente la possibilità di verificare subito dove e come è fatto il prodotto. Non creiamo immagini, ma oggetti.

Va bene, ma “Bag is Over!”?

M.M.: Ci siamo chiesti: cosa è finito davvero? La borsa o quella perentorietà oggi endemica nel linguaggio della pubblicità e della moda, la mania di hashtaggare tutto? La nostra provocazione vuole fare pensare, la risposta non sarà mai una sola. Quest’anno con la scusa del ’68 le collezioni viste erano una somma di stilemi che scimmiottavano quelli di quegli anni.

P.M.: Il nostro ’68? Uno slogan, “Bag is Over!”, come il “War is Over!” lanciato da Lennon e Yoko Ono nel ’69: per noi non c’è bisogno d’altro, è un gioco che facciamo per celebrare la creatività, dove nasce la scintilla dell’immaginazione, la nostra visione.

Non è rischiosa una strategia di comunicazione così?

M.M.: Abbiamo realizzato una decina di campagne, e tutte qui internamente, per uscire dalla classica narrazione pubblicitaria per cui ti raccontano con stereotipi: gli strambi, le generazioni, le famiglie… Noi ci concediamo il lusso di mantenere un controllo su tutto, decidiamo i nostri codici, estranei ai grandi brand. Vogliamo parlare con pochi e bene, non ci interessa parlare a tanti.

P.M.: Ci eravamo addirittura nascosti qui dietro Porta Romana per essere trovati, e alla fine siamo riusciti a comunicare questo messaggio a quel 25 per cento del mercato che è poco ma conta moltissimo: sono quelli che non vogliono essere omologati che hanno gusto, vogliono scoprire gli oggetti. Noi ci rivolgiamo a quella gente lì e ci stanno trovando, dopo anni di grande comunicazione ed eventi ai quali abbiamo invitato persone lontane dai classici ambiti modaioli.

Un po’ alla moda avete però ceduto, per “One Off” avete usato una supermodella…

P.M.: Georgina Greenville, top sudafricana degli anni 90. Massimo Vitali fotografandola nei luoghi storici di Milano – piazza Duomo invasa dai turisti, tra i viaggiatori alla Stazione Centrale – l’ha resa una donna elegante e la borsa che ha con sé è il simbolo di una scelta culturale, l’adesione ai valori del saper fare bene che è la storia nostra e di questa città. Alla fine c’è sempre Milano nelle vostre narrazioni.

M.M.: Questa città non è solo industria, manager, informatici, quadrilateri, ma è anche progetto e manualità; per noi è la città dove il nonno aprì la prima fabbrica, in quella periferia che ora non esiste più; la città del boom di nostro padre; quella degli artisti come Giò Pomodoro che frequentavano casa; quella difficile, effervescente degli anni 70 in cui siamo cresciuti noi. Poi Milano ha una tradizione pellettiera straordinaria e antica: pochi lo sanno ed è una sorpresa per chi la scopre venendo da noi. Nel nostro essere made in Milano, siamo più vicini al design che alla moda.

fonte: https://www.vogue.it/news/vogue-arte/2018/10/19/intervista-a-michele-e-paolo-massa/

Laura Savini

About Laura Savini

Laura Savini, nasce a Roma il 10 aprile 1984. Studia lingue dalle scuole superiori, e sceglie di laurearsi in lingue e culture moderne nel 2012. Da sempre attratta dal mondo dello spettacolo e moda, segue un master in comunicazione e moda presso l’accademia romana di costume e moda e raggiunge l’obiettivo prefissato: product manager per eventi. Dal 2013 infatti, collabora per il fashion system attraverso una start up romana, che le permette di conoscere una realtà da sempre sognata. Dai piccoli designer ai pilastri della moda italiana, seguendo passo a passo le produzioni di un grande evento. Viaggia per lavoro dividendosi tra Milano, Firenze, Roma, Cannes, Ginevra…… Casting, fitting, coordinamento backstage e regia sono le attività che svolge quotidianamente. Stella Jean, Au jour le Jour, G. Colangelo, San Andrès, A.Bratis, C. Pellizzari, i giovani; John Richmond, Chopard ed il re del fashion system italiano Giorgio Armani, i grandi con i quali ha collaborato fino ad oggi. “ Credere per riuscire”, il motto che l’accompagna da quando ha iniziato la sua carriera nel mondo della moda. Ma Laura, non è solo event manager; dopo otto anni di collaborazione in una gioielleria romana, inizia per hobby a realizzare una piccola capsule collection di articoli handmade creati con materiali eco, riciclati e pietre dure. Da Hobby a lavoro, i suoi articoli vengono apprezzati e acquistati tramite un e-commerce dedicato . Inizia una piccola distribuzione sul territorio romano, con un obiettivo preciso: vendita ad ampio raggio…..La speranza e la voglia di creare non finisce mai, basta crederci! Per finire, la passione per la scrittura. Fin da piccola, si cimentava nella scrittura di storie, racconti, favole ed oggi scrive articoli per web magazine. La prima collaborazione arriva con la testata "d-moda" e "gp magazine"…..e non intende fermarsi!

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